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 2011  ottobre 13 Giovedì calendario

«Il romanista» Fotia, ultrà anche in politica - «Semo romani, ma romani­sti de più», cantava Lando Fiorini anni fa in un inno strombettante

«Il romanista» Fotia, ultrà anche in politica - «Semo romani, ma romani­sti de più», cantava Lando Fiorini anni fa in un inno strombettante. Ma di Carmine Fotia, direttore del Romanista , il «quotidiano dei tifo­si più tifosi del mondo», questo si può dire a metà. Per la parte ana­grafica va detto che è nato 56 anni fa a Reggio Calabria. E non vi è chi tra i suoi avversari rinunci a farlo notare quando egli si erge a patro­no della romanità. Va detto: non è facile dirigere un quotidiano «di curva» a Roma, dove la passione calcistica si nu­tre di polemiche più che di presen­ze nell’Olimpico spesso mezzo vuoto. Ogni parola può trasfo­r­marti nel nemico pubblico nume­ro uno, come sa bene l’autore di questo pezzo che, per aver qual­che giorno fa rimarcato che il Ro­manista benefici legalmente di un contributo statale di quasi un milione, come quotidiano coope­­rativo, è finito- da romano e roma­nista «de più» - nel tritacarne degli insulti via carta, radio e web. Non è facile dirigere un quoti­diano giallorosso, dicevamo, ma qualcuno deve pur farlo. Ed ecco Fotia.Strana parabola,la sua:gior­nalista «de sinistra»(fu anche con­si­gliere comunale del Pds in Cam­pidoglio) dapprima firma autore­vole del Manifesto , poi direttore di Italia Radio,l’emittente da lui sdo­ganata dal Pds, poi per 14 anni vi­cedirettore del tg di Tmc ( videofir­mò l’ultima intervista a Bettino Craxi a Hammamet) e di La7 e infi­ne direttore- tifoso. Ruolo che svol­ge assai bene, a giudicare dalle vendite e dal fatto che il Romani­sta - anche grazie a una redazione giovane e appassionata e ai soldi pubblici - è nel suo genere un bel prodotto; magari con qualche ca­duta di stile, come quando nel cor­so delle-Olimpiadi 2008 invitò i let­tori a tifare per la nazionale di cal­cio solo dopo che Rocchi, laziale, si infortunò e tornò a casa. Ma al­l’epoca il direttore non era Fotia, giornalista impegnato che un tem­po vinceva premi scrivendo di lot­t­a alla mafia ora orchestra campa­gne contro i soprusi arbitrali subi­ti dalla Roma («Ce l’hanno ruba­ta », titolò il 26 aprile 2010 dopo la sconfitta con la Sampdoria che consegnò lo scudetto all’Inter) e scrive fondi sull’arte di «gufare», come accadde per Inter-Bayern, finale di Champions 2010. «Sia­mo assetati di vendetta- scrisse al­lora- e vogliamo preparare per be­ne quella che consumeremo nel prossimo scontro con l’Inter in Su­percoppa ». Visto come finirono entrambe le partite, Fotia faccia il tagliando ai suoi amuleti. Che volete: l’uomo è viscerale. Di lui si ricorda una rissa con l’ala destra della Fnsi a un’assemblea sindacale, quando lui e qualcun altro presero un po’ troppo alla let­tera il nome della località in cui si era:Pugnochiuso.Passano gli an­ni e l’ardore non si spegne: oggi Fo­tia ogni tanto litiga in trasmissioni tv da paladino in servizio perma­nente effettivo contro i poteri cal­cistici forti del Nord. L’altra sua anima, quella letteraria, si esibi­sce in romanzi fantapolitici. In Ita­lianera e La rovina romana indu­gia assai sui movimenti di estre­ma destra. E a qualcuno, malizio­so, è sorto il dubbio che nel suo cuore mezzo giallo e mezzo rosso, la seconda parte sia un po’ stinta.