MAURIZIO CROSETTI , la Repubblica 13/10/2011, 13 ottobre 2011
CASSANO E IL CONTAGIO DI IBRA LA NAUSEA DEI CAMPIONI FRAGILI
Forse è solo un capriccio, forse invece è un piccolo invisibile dolore. Avere quasi tutto, e dover essere così tanto da patirlo come troppo. Dire basta, pensare di smettere col calcio per stress, deciderlo prima di avere compiuto trent´anni: Cassano, e prima di lui Ibrahimovic. È mai possibile? È l´estrema conseguenza di uno sport esasperato, un frullatore di cervelli e non solo di muscoli? Oppure è quello che l´avvocato Agnelli chiamava il vizio dei ricchi? Esserlo a tal punto da non voler fare più niente.
«I soldi cambiano la percezione del mondo e di se stessi», ammette Alberto Cei, psicologo dello sport. «Tolgono la fame, le motivazioni. Però la nausea di cui parlano questi calciatori esiste, loro la sentono davvero. Anche se sì, forse è soprattutto un capriccio. Un tennista non parla così, un campione della NBA neppure. Nell´immaginario popolare, l´eroe dello sport non s´arrende mai, invece questi atleti dicono basta assai prima della data naturale di scadenza». Il disagio è certamente interiore, così lo spiega Damiano Tommasi, oggi sindacalista dei giocatori: «Dimentichiamo che si tratta di ragazzi costretti a portare la maschera, giudicati come personaggi e non come persone».
Dunque non è puro logorio atletico, non si tratta di Van Basten costretto a suo tempo alla resa delle cartilagini, non dell´anima. La fragilità è più profonda, forse persino più estrema. «Ho detto a Cassano di vivere il momento, accettando alti e bassi, tra 3 anni chissà che giocatore sarà», racconta Cesare Prandelli. Ed è curiosa, questa catena di Sant´Antonio (non Cassano) dello stress dentro il Milan. La società non è mica contenta, anche se Galliani prova a smussare di angoli: «Non faccio lo psicologo, però sono sereno».
Forse lo sono un po´ meno i campioni alle prese col mal di calcio, sindrome assai più rara in passato: se Rivera avesse parlato di stress a Rocco, sarebbe stato preso a calci nel sedere per un intero pomeriggio. «Ma quando il momento di smettere arriva, devi accettarlo», dice Dino Zoff che vinse il mondiale a 40 anni e resistette fino a 41. «Mi chiamavano vecchio, sentivo quelle voci dei tifosi allo stadio e non potevo accettarlo. Ma non avevo accettato neppure che mi dessero per finito nel ‘78, quattro anni prima del mundial spagnolo. Certo, noi portieri duriamo di più». Sarà per questo che Buffon non dà tanta retta a Cassano: «È stato solo uno sfogo, e poi lui ha un debito di riconoscenza nei confronti della gente, ha il dovere di divertirla finché potrà». Più o meno lo stesso concetto espresso da De Rossi: «Macché stress, magari nel 2014 Cassano avrà più voglia di me. Il mio futuro? Se non rinnovo la società risparmia bei soldi. Il rinnovo non deve essere un assillo».
Anche se non è obbligatorio imitare Lamberto Boranga, ancora in porta a 69 anni in seconda categoria umbra, ci sono leoni come Totti, 35 anni («Continuo per tre stagioni almeno») o il suo coetaneo Inzaghi, il quale ha preso malissimo l´esclusione dalla lista di Champions League: lontanissimi dall´idea della resa. Per non parlare del trentasettenne Del Piero: «Capirò quando verrà il momento di smettere, e non è ancora arrivato».
Ogni atleta ha una risposta diversa, anche se questo strano contagio di fragilità non era mai apparso così diffuso. E poi è piuttosto comodo annunciare il ritiro con svariate stagioni di anticipo. Ben diversamente fece Michel Platini: quando disse basta, fu basta. «Smisi a 32 anni perché non avevo più voglia di soffrire e di sudare, sapevo che non sarei più migliorato».
E se un presidente come Zamparini taglia corto su motivazioni e disagi («Ibrahimovic e Cassano vogliono solo più soldi»), c´è chi realizzò il suo addio in contropiede, altro che stress. «Smisi senza indugi», ricorda Boniperti, «consegnando le scarpette al magazziniere che non ci credeva. Lo sapevano solo mia moglie e mio fratello: 444 partite in A potevano bastare. Dopo, mai più giocato neanche con gli amici, o per scherzo. Perché quando si finisce non ci sono ritorni». Si svanisce, si passa dall´altra parte come in una piccola morte. Stressante.