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 2011  ottobre 13 Giovedì calendario

Stamattina alle 11 Berlusconi parla a una Camera semivuota, dato che le opposizioni hanno deciso di non partecipare

Stamattina alle 11 Berlusconi parla a una Camera semivuota, dato che le opposizioni hanno deciso di non partecipare. Esporrà un programma di governo e chiederà la fiducia, che l’aula voterà venerdì mattina, le opposizioni stavolta essendo presenti. Quanto sia sottile il filo su cui sta in equilibrio il premier dopo la bocciatura, martedì, del Rendiconto generale dello Stato lo dicono le parole di Giorgio Napolitano, autore ieri di due comunicati, il primo dei quali, diffuso in mattinata, dice: «La questione che si pone è se la maggioranza di governo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del Paese». Il capo dello Stato osserva anche che «l’innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione con le conseguenti incertezze nell’adozione di decisioni dovute o annunciate suscitano interrogativi e preoccupazioni». Quest’ultima parte si riferisce alla nomina del nuovo governatore della Banca d’Italia, potere che è del presidente del Consiglio e che il presidente del Consiglio non si decide a esercitare. Come si ricorderà, Draghi ha indicato per quell’incarico Fabrizio Saccomanni, che Tremonti avversa con la candidatura di Vittorio Grilli. La lista dei guai di Berlusconi è a questo punto davvero lunga. Cinque processi, la Corte dei conti che ha bocciato la legge fiscale, Draghi che senza nominarlo lo attacca, Scajola che vuole la formazione - al limite - di un Berlusconi bis purché gli si ridia un ministero, Bossi che non tiene più la Lega, i Responsabili in dissoluzione, e adesso il guaio più grosso di tutti, cioè il Rendiconto bocciato dalla Camera, un groviglio che può trasformarsi in nodo scorsoio, come ha scritto Verderami.

La prima domanda è: come ne esce?
Stamattina si riunisce il consiglio dei ministri. Varerà un nuovo Rendiconto generale dello Stato che dovrà ricominciare il suo iter daccapo. Questo Rendiconto dovrà necessariamente essere diverso dal primo, perché per ripresentare la stessa legge il regolamento della Camera pretende un intervallo di sei mesi. Sarà interessante studiarne i cambiamenti, dato che i numeri non potranno essere toccati (sarebbe come confessare che nella prima legge, approvata oltre tutto dal Senato, c’erano degli errori) e dunque si tratterà – immagino - di sostituzioni di parole, di una ricerca meticolosa di sinonimi che non cambino il senso di quello si deve in ogni caso dire.

• Problemi risolti, allora?
La strada del recupero appare comunque in salita. Ieri mattina la Giunta per il Regolamento – in cui l’opposizione è maggioranza – ha sancito che con la bocciatura dell’articolo 1 è caduta tutta la legge e ha chiesto a Fini di riferire a Napolitano. Fini – accusato dal centrodestra di non essere super partes – è salito al Quirinale alle quattro del pomeriggio e alla fine dell’incontro il presidente della Repubblica ha diffuso un secondo comunicato in cui tra l’altro sta scritt «È ai soggetti che ne sono costituzionalmente responsabili, presidente del Consiglio e Parlamento, che spetta una risposta credibile». Ancora una volta il capo dello Stato ha chiarito, a chi lo tira per la giacca, che non può intervenire in alcun modo in una dinamica che istituzionalmente non lo riguarda.

È vero che Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi?
Andreotti nel 1973 e Goria nel 1988 si dimisero immediatamente. Senza bilancio lo Stato è paralizzato. Non so nemmeno come farà Berlusconi, il 23, a partecipare al consiglio europeo dove si discuterà di economia e, si suppone, gli altri leader europei si aspetteranno di capir qualcosa relativamente al decreto sullo sviluppo. Al momento il decreto sullo sviluppo è in mare altissimo, così come la legge sulle intercettazioni.

Le borse però - Milano compresa - salgono.
Lo spread però resta a 356, che è molt prima dell’estate stava ampiamente sotto i duecento. Ieri Draghi, ancora nelle vesti di governatore della Banca d’Italia, ha richiamato l’attenzione di tutti su questo punto. Ha dett gli aumenti dei tassi degli ultimi mesi, se protratti nel tempo, «avrebbero l’effetto di vanificare in non piccola parte le misure approvate con i decreti legge convertiti in settembre» con «un ulteriore possibile effetto negativo sul costo del debito in una spirale che potrebbe risultare ingovernabile». Ha continuato così: «La politica ha il compito insostituibile di trovare il modo di rompere il circolo vizioso di privilegi, coalizioni di interessi e veti prima che questo renda impossibili le misure necessarie per la crescita».

Un discorso chiaro, no?
Intanto a Bologna un gruppetto di 500 persone, tumultuando davanti alla sede locale della Banca d’Italia, contestava il sistema e il nome di Draghi, prescelto per rappresentarne le brutture. Manifestazioni simili ce ne sono state anche altrove. La confusione regna sovrana ovunque

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 13 ottobre 2011]