???, la Repubblica 13/10/2011, 13 ottobre 2011
Robert Harris, da Fatherland a Il ghostwriter i suoi thriller indagano ai confini tra politica e fantapolitica: perché ha scelto il mondo dell´alta finanza per l´ultimo, L´indice della paura, appena uscito (in Italia lo pubblica Mondadori)? «Perché la finanza è il vero impero multinazionale del nostro tempo, un impero "del male" non meno spaventoso dell´Urss totalitaria, visti i disastri che ha combinato negli ultimi quattro anni, dal crack dei mutui troppo facili ai fallimenti della banche salvate dallo Stato, fino all´attuale terremoto che rischia di mettere in ginocchio la Grecia e spaccare l´eurozona»
Robert Harris, da Fatherland a Il ghostwriter i suoi thriller indagano ai confini tra politica e fantapolitica: perché ha scelto il mondo dell´alta finanza per l´ultimo, L´indice della paura, appena uscito (in Italia lo pubblica Mondadori)? «Perché la finanza è il vero impero multinazionale del nostro tempo, un impero "del male" non meno spaventoso dell´Urss totalitaria, visti i disastri che ha combinato negli ultimi quattro anni, dal crack dei mutui troppo facili ai fallimenti della banche salvate dallo Stato, fino all´attuale terremoto che rischia di mettere in ginocchio la Grecia e spaccare l´eurozona». La sua opinione su banche di investimenti, banchieri e broker è cambiata, facendo ricerche per questo nuovo romanzo? «Non ne sapevo molto di più della persona media, prima di scrivere questo libro, il che purtroppo significa che ne sapevo poco, e questo è il problema, non solo per me ma per tutta la nostra società. Ho scoperto che la gran parte delle operazioni di Borsa, degli investimenti, delle speculazioni, sono determinate da computer sulla base di algoritmi matematici. Ho saputo che gli hedge fund, i fondi speculativi, assumono più scienziati puri finiti nel top 15 per cento della loro classe che manager ed economisti. Ho capito che la finanza d´oggi è un pianeta meccanico, in cui l´uomo conta sempre meno». L´avidità è un veccho vizio umano, però. «Sì, ma oggi si è creata una super-élite internazionale di speculatori che può dare sfogo a questo vizio con una frenesia un tempo impossibile. È gente che può permettersi di non pagare legalmente le tasse o di pagarne meno della propria segretaria, gente che sfrutta metodi speculativi tali da poterci guadagnare non solo se il mercato sale ma pure se scende, perfino se crolla. In confronto il Gordon Gekko di Wall Street, il vecchio film di Oliver Stone, sembra un bonario dilettante». Sono colpevoli anche gli Stati, che si sono indebitati al punto da rischiare ora il fallimento, come succede alla Grecia? «Non ho chiamato per caso il mio libro L´indice della paura. Esiste davvero un indice del genere nel mondo finanziario, nulla ha più effetto del panico sugli andamenti dei mercati. Il problema degli Stati è lo stesso degli individui: abbiamo tutti vissuto, per troppo tempo, al di sopra dei nostri mezzi, indebitandoci sempre di più per mantenere un tenore che non avremmo potuto permetterci. Ora ci hanno presentato il conto». E come finirà? «La Grecia andrà in bancarotta, mi pare inevitabile. Le banche riavranno un po´ dei soldi che ci avevano investito, ma non tutti. L´euro sopravviverà perché la Germania pagherebbe un prezzo troppo alto a lasciarlo fallire. E tutti noi, compresi noi inglesi che stiamo fuori dall´euro-zona ma ne paghiamo lo stesso le conseguenze, dovremo abituarci a un lungo periodo di impoverimento, a vivere con meno di prima». Un caro prezzo per una crisi di cui molti non comprendono le ragioni. «È questo l´allarme che vorrei dare con il mio romanzo: anche persone istruite e intelligenti non hanno idea delle forze che oggi trasformano il mondo, le forze dell´alta finanza. E invece abbiamo diritto di sapere, perché questo significa la democrazia: essere informati, capire, per poi decidere come votare e cosa fare». Certo non poteva ricevere una migliore pubblicità per il suo libro. «Il rischio è che, con una crisi del genere, la gente non abbia più i soldi per comprarlo».