Pierluigi Magnaschi, ItaliaOggi 13/10/2011, 13 ottobre 2011
È IL MANIFESTO PER L’OCCUPAZIONE
La Confindustria, dopo lunghe doglie e ripetuti annunci, ha partorito il topolino della proposta per il rilancio del Paese la cui insignificanza è dimostrata dal fatto che, una settimana dopo, non ne parla più nessuno.
Il governo, con altrettanta reticenza ed evidenti conflitti, sta elaborando, a sua volta, una sua proposta per l’accelerazione della crescita economica dell’Italia, di cui si sa poco ma che, attraverso ciò che Italia Oggi ha già scoperto e che puntualmente fornisce, ogni giorno, ai suoi lettori, rischia di essere, a sua volta, un collage riverniciato di iniziative che si erano, nel frattempo, già arenate.
«Il Manifesto per lo sviluppo dell’occupazione» soprattutto giovanile e in ogni parte d’Italia (anche, e soprattutto, dove non ci sono le grande imprese) che lancia Italia Oggi è stato elaborato da Giuseppe Parenti, un imprenditore di grande esperienza e successo, che ha svolto ruoli importanti in Confindustria e che oggi è presidente della Camera di Commercio di Piacenza.
Parenti è un ingegnere che conosce le imprese e gli imprenditori, soprattutto quelli piccoli, che sono stati tarpati, nel loro sviluppo, dal vincolo del massimo di 15 dipendenti, oltre i quali scattano normative che andrebbero bene per le grandi imprese e, in particolare, l’impossibilità di licenziare.
Il vincolo, intendiamoci bene è più psicologico che fattuale ma esso finisce anche per limitare la capacità di crescita e quindi anche il connesso sviluppo dell’occupazione.
Il piccolo imprenditore infatti non licenzia facilmente e non mette in cassa integrazione con disinvoltura come fa la grande impresa. E questo perché, per lui, l’impresa è una sorta famiglia allargata. Spesso, l’attività produttiva della sua azienda si svolge in un solo capannone in cui, lui e i suoi dipendenti, lavorano gomito a gomito. E quando si lavora assieme non ci si separa facilmente anche perché non conviene.
In un momento in cui gli enti pubblici incentivano le start-up che spesso si concludono in un fallimento perché sono affidate a giovani privi della necessaria esperienza, le piccole imprese fino a 15 dipendenti (che hanno già dimostrato di saper stare in piedi per conto loro) sono delle start-up consolidate e senza rischio che, se le si toglie dallo scafandro dei 15 dipendenti, possono crescere senza angosce in un processo che giova a tutti: alle imprese, agli occupati, al Paese.
E allora, perché non si approva questo Manifesto fatto di un solo articolo e senza costi per lo Stato? Perché chi ci dirige è paralizzato dalle conseguenze della rottura di un tabù che si teme di infrangere anche se chi (sindacalista, economista o politico) conosce, e non per sentito dire, le piccole imprese, può facilmente concludere che questo è un vincolo che non serve a nessuno ma che penalizza tutti. Io stesso, dagli amici di centro sinistra ai quali ho sottoposto questo Manifesto redatto da Giuseppe Parenti per Italia Oggi, ho ricevuto il riconoscimento che si tratta di un’idea geniale, anche perché è una sorta di uovo di Colombo, alla quale nessuno aveva pensato (o osato pensare?) prima d’ora ma che svolgerebbe un salutare effetto di volano per la crescita del pil. Ma, gli stessi amici di centro sinistra mi dicono: «Non possiamo dirlo in pubblico perché il sindacato si rabbuia, l’ultrasinistra ci attacca e i colleghi ci possono attaccare. Sai, siamo in periodo preelettorale, in cui nessuno osa smarcarsi dai percorsi conosciuti, dalle idee vecchie ma anche sicure, dalle giaculatorie che il nostro elettorato vuole sentire».
E intanto però i giovani (nelle percentuali che Parenti ha chiarito e che sono ben più alte di quelle ufficiali) restano a casa e vengono privati del loro futuro con conseguenze, queste sì, devastanti.
Ecco perché il Manifesto per l’occupazione Italia Oggi lo lancia ai «liberi e ai forti», agli italiani cioè che, per il bene comune, sanno esporsi perché vedono le cose per come stanno e vogliono dare una spinta all’occupazione e alla crescita di questo paese.