Malcom Pagani, il Fatto Quotidiano 12-13/10/2011, 13 ottobre 2011
INTERCETTAZIONI (2 PUNTATE) - QUELLI DELLA P4 SENZA BAVAGLIO
Parlava con tutti, Luigi Bisignani. Ministri, giornalisti, direttori generali della tv, banchieri, affaristi, diplomatici. Mentre a Napoli l’inchiesta sulla P4 procede, può essere utile, per una filologia del potere, ripercorrere il sentiero ricostruito dai pm Woodcock e Curcio. Le telefonate che il Fatto pubblica oggi e pubblicherà nei prossimi giorni in opposizione a qualunque diktat da Repubblica di Bananas sono documenti essenziali per comprendere un sistema di relazioni incline al reciproco favore, atto a condizionare, quando non a eterodirigere, la vita del Paese. Alcune sono già apparse in forma di riassunto. Altre sono inedite. Nelle conversazioni compaiono tutti. In fila per tre da Bisi, per una parola, un consiglio, un favore. Ci sono i parlamentari di Futuro e Libertà (Ronchi), i politici di governo (La Russa, Micciché, Prestigiacomo, Frattini), le eminenze grigie evocate a più non posso (Letta), i militari e i prefetti (Pecoraro). È un mondo precario, messo di fronte allo sgretolamento berlusconiano, che cerca appigli e prospettive per quando il Sultano, per consunzione, mollerà. Le telefonate, anche se abbreviate, sono riportate con le storpiature lessicali dei protagonisti e gli errori di chi le ha trascritte, fedelmente. Accompagna il lavoro il tratto di Emanule Fucecchi. La sua storia parallela della P4 è il naturale compendio delle conversazioni che seguono.
“Mondo Rai”
CON LE PARETI d’amianto e le fantozzianepoltroneinpelleumana,laRai,dasempre, è l’acronimo di raccomandazioni a iosa. Democristiani, comunisti, socialisti, repubblicani, socialdemocratici e i loro eredi, nella variante berlusconiana, pronti a sventolare bandiere e protetti all’ombra dei Cda. Così, da più di mezzo secolo. Naturale quindi, per il Paese che mai fu normale, la coazione a ripetere di un potere che impallina gli oppositori. Michele Santoro e il suo Annozero vanno oltre. Proteggono l’informazione. E un popolo informato, danneggia il quieto orizzonte degli eventi. Nella direzione generale Rai di Mauro Masi, Annozero è un capitolo che rifiuta di svelare l’ultima pagina. Masi tenta di forzare il finale. Santoro deve andare via. È un’ossessione. Allo scopo di avere lo scalpo del suo nemico, compiacere l’editore di riferimento, assolvere a una personale interpretazione del proprio mandato, il Dg si rivolge spesso a Bisignani. Ottenuta la sospensiva di due settimane dalla messa in onda di programma e conduttore (sanzionata per la prima puntata, quella del 23 settembre) Masi esulta. Dal “Vaffan… bicchiere” sono trascorsi 21 giorni. La telefonata tra Masi e Bisignani è del 14 ottobre 2010. È un giovedì. Sono le 22:02. Ad Anno-zero Santoro ha dialogato con gli spettatori rincuorandoli sul diritto a non farsi ridurre il pensiero “a un’unica marmellata televisiva”. Fa sapere in diretta che ricorrerà all’arbitrato televisivo. Propone ai suoi telespettatori di scrivere al Presidente: “Io sono un abbonato Rai e non voglio essere punito al posto di Santoro”. A Masi e Bisignani, la denuncia del conduttore fa l’effetto che segue.
LE PIPPE DI SANTORO
(…) Masi: “No, ma che, sta in fuga. I miei brindano. Cioè... questo non va dal giudice, va all’arbitrato. Abbiamo vinto G. è morto”.
Bisignani: “L’arbitrato... come (inc.)”.
Masi:“Malì...matuscherzi.Pertuttalavita vuol’andà dal giudice. Dal giudice. L’arbitrato. Perché significa che gli hanno detto che dal giudice prende le botte. Santoro è in fuga. Il mio avvocato Roberto Pesce sta brindando”.
Bisignani:“Poistacosadellaraccoltadifirme?”.
Masi: “Ah... è l’ennesima che ha fatto. (…) Sono nà pippa. Le pippe di Santoro. È na’ stronzata (...) La verità è che è in fuga. San-toro è in fuga. Come lo sborrone, voleva rompe il culo a tutti, và all’arbitrato. A parte il fatto che posso decidere io domattina, andà io dal giudice e gli sospendo l’arbitrato. Tanto pe esse chiari”. (…)
“NON PUÒ NON FARLA”
Passano pochi giorni e Santoro non molla. Il 5 novembre 2010 alle ore 20:29 Bisignani e Masi dialogano parlando della puntata di Annozero prevista per le ore 21. A un tratto , i due passano a parlare della presunta riforma proposta da Masi al fine di tagliare i costi dell’azienda Rai. Il progetto ha bisogno di un rilancio sulla stampa. Il giornale scelto allo scopo è il Corriere della Sera. (…)Masi:“(...)Guardachequestacosadei tagli è importante, eh”. Bisignani: “E certo che è importante, è un’azienda impo...” Masi: “Eh”. Bisignani: “In un’azienda normale sarebbe la notizia, purtroppo in un’azienda come quella...”. Masi: “Si parlano di ‘bella ciao’, hai capito, è una cazzata”. Bisignani: “Sì” (...). A questo punto Masi vanta una presunta telefonataintercorsaconDeBortoliechiede a Bisignani di fare la stessa chiamata. Bisignani: “Ah, lo chiamo subito”. Masi:“L’hochiamatoio,glihoge...gliel’ho detto,peròfaglielapureunatelefonata,anche perché loro quel... avevano fatto un articolo critico, adesso questo è un taglio di (inc), non ha mai fatto nessuno, oh, ma gli ho tolto il trenta per cento di spese di rappresentanza, il trenta per cento, Gigi”. Bisignani: “Cazzo”. Masi: “Ho tolto”. Bisignani: “Lo chiamo subito”. Masi: “Ho tolto il venti per cento dei telefonini subito, dalla sera alla mattina, il venti per cento delle consulenze, i famosi appalti esterni, oh cioè in un’azienda on line sarebbe la rivoluzione (…) ma se ne stanno accorgendo ora... di. Questi, insomma, però diglielo che il Corriere non può non farla eh, questa cosa”. (...)
IL CORRIERE LA FA
L’articolo critico di cui parla Mauro Masi esce il 7 dicembre ed è un durissimo commento di Aldo Grasso al richiamo Rai nei confronti di Fabio Fazio per Vieni via con me. La trasmissione è un successo, ma poco più di due minuti di sforamento costano al programma una lettera della direzione del palinsesto. Grasso parla di “azienda allo sbando” e Masi prende la penna. Il Corriere ospitalasuareplica.IlDgRaieBisignanine parlano a tardo pomeriggio. Si congratulano a vicenda. Nella missiva al giornale diretto da De Bortoli, Masi discetta di pluralismo: “È una Rai che tenta inoltre, ed è questo il tema più delicato e per molti urticante, di essere davvero pluralista cercando di far rispettare a tutti le stesse regole” e si loda: “E nel fare questo io stesso non mi nascondo dietro a soluzioni «furbi-ne» care a molti ma ci metto direttamente la faccia e la reputazione”. È mercoledì 8 dicembre 2010, sono le 17:09.
Bisignani: “Bellissima la lettera”.
Masi: “Ti è piaciuta? Lo sai che ha avuto un successo clamoroso, ah”.
Bisignani: “Fantastica quella lettera”.
Masi: “La frase finale è piaciuta a tutti. A numero uno, due e tre. Mi ha chiamato chiunque”.
Bisignani: “Fantastica, fantastica e lui non sapeva veramente che cazzo rispondere eh”.
Masi: “Eh infatti”.
Bisignani: “Proprio bella, bella, bella”. (...).
Qui Masi sostiene (ma non c’è la controprova)cheilDirettoredelCorriereabbiaapprezzato la lettera a tal punto da averle trovato in pagina una diversa, migliore, collocazione.
MASI NON FA AUDIENCE
In un’altra conversazione con Bisignani del 13 agosto 2010, il giornalista Enrico Cisnetto racconta delle difficoltà incontrate nel creare un evento ritagliato sulla figura diMauroMasiaCortinaIncontra.Masinon faaudience.Cisnettosenelamentaecerca una soluzione. Sono le 19:20
Cisnetto: “Senti un po’, stamattina mi ha chiamato Mauro Masi per dirmi: io verrei volentieri gli ultimi giorni, siccome ho un buco nel 29 che io ho tenuto per quella cosa là è andata a buca che è l’ultimo giorno il pomeriggio alle 18 e io (…) lui però dice, io verrei io, mi intervisti tu eccetera, ora mediaticamente la cosa è anche buona perché alla vigilia della ripresa del palinsestoautunnaleluivieneefaunacosaeporta un po’ di giornalisti dietro che fa un po’ di battute e gli faccio un po’ di domande a Annozero piuttosto che le altre cose calde, eccetera, secondo me...”.
Bisignani: “Voci sovrapposte-quella cosa sulla Governance della Rai”.
Cisnetto: “E la Rai c’è... però quel problema è che l’ultimo la domenica... l’ultima domenica di agosto c’è meno gente... bisogna che... lui non attrae, bisogna rafforzarlo, allora secondo me bisogna che lui si portasse dietro qualcuno, io ho provato a buttar giù un po’ di nomi che farebbero, diciamo, attrazione”. (…)
MINOLI È UNO STRONZO
A Cortina, poi, Masi effettivamente ci va. Il 29 agosto 2010. Dietro il pomposo titolo “Mauro Masi si racconta per la prima volta”, il Dg si sposta all’ombra delle Dolomiti per definire Augusto Minzolini “un giornalista di punta” e “un innovatore” e dare il benvenuto a Michele Santoro: “La sentenza dice che deve fare un programma, non quale programma”. Nella cornice di Cortina Incontra, per il decennale della manifestazione, sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica, di sei ministeri, una Regione e un Comune, Mauro Masi provaarecitaredasovrano.L’intervistaperò la conduce Giovanni Minoli che di Masi, forse, sogna di essere il successore. Tra Mi-noli e Masi, in una conversazione non sdraiata, sono frizioni. Una volta archiviati icomplimenti,isodaliMasieBisignanimostranodinongradirel’eccessivaintraprendenza del giornalista torinese. Il Dg si lamenta “È una cosa vera, eh, non è che l’ha fatta...” e Bisignani chiosa: “Eh, bello stronzo lui infatti”. La telefonata prosegue e i due ritornano sull’argomento.
(…) Bisignani: “Si è visto dalle domande del cazzo, da come ha cominciato, scusa, l’avrei preso a schiaffi”.
Masi: “Eh, vaffanculo”. (…)
NON TOCCHERÀ PALLA
L’affaire Montecarlo, Giancarlo Tulliani, il fratello di Elisabetta, la moglie di GianfrancoFini.LanascitadiFuturoeLibertà,laclamorosa ribellione in diretta tv dell’ex leader di An e una frase “Che fai, mi cacci?” chedivental’occasioneperun’ineditalesa maestàepropagaunconflittopoliticosenza quartiere. Fuoco amico. L’estate 2010 è teatro di guerra. Tra Fini e Berlusconi, le loro galassie, i loro figli non sempre fedeli. Una guerra sporca, sudamericanamente “sùcia” con Valter Lavitola dietro le quinte, i giornali vicini al premier scatenati e una compravenditadiparlamentarichesubentra al tramontato, ma non meno tradizionale, calciomercato di agosto. Mauro Masi è a Venezia, Bisignani a Roma. Discutono di questo e di molto altro. Il quadro generale li preoccupa. Auspicano una tregua e intanto, mantengono la posizione. È il 5 settembre,sonole21:42.LaRainonèzona franca. Si spara anche a Viale Mazzini e il paventato vuoto di potere è pretesto per regolare antiche diatribe. A farne le spese un ex cronista del Secolo d’Italia paracadutatoalTg2(einseguitoaRai1),MauroMazza, finiano di stretta osservanza.
(…) Bisignani: “(…) Senti, Mazza è in seconda fila”.
Masi: “Beh ho fatto bene no? (…) un motivo in più per estrometterlo, non gli facciamo toccare palla, l’abbiamo tolto da tutto” (…) Se sento la parola cultura metto mano alla pistola”.
Pochi minuti dopo, i due si riparlano. Masi è raggiante. Tra un’organizzazione del futuro Festival di Sanremo con Manuela Arcuri, un incontro con Bruno Vespa e la vanagloria per un’intervista concessa a Panorama e firmata da Maurizio Costanzo, dalla conversazione tra i due trapela un indubitabile trasporto per la cultura.
(…) Bisignani: “Venezia come è andata, bene?”.
Masi: “Venezia io sono stato due ore (…) perché sono andato a Manto e a Rigoletto”.
Bisignani: “Ah, pensa che balle”.
Masi: “Due balle micidiali (…)”. 12/10/2011 • P4 STRAGE THYSSEN? CHE SARÀ MAI
di Malcom Pagani
Icontatti di Luigi Bisignani abbracciano un arco trasversale. Al mondo imprenditoriale si sovrappone in un gioco di specchi riflessi, rimandi e reciproche convenienze anche la politica. Dall’ufficio romano di piazza Mignanelli “Bisi” controlla la situazione. Tra i suoi interlocutori fidati spicca Franco Frattini, ministro degli Esteri del governo Berlusconi. I due parlano spesso, con frequenza direttamente proporzionale ai guai della compagine. Nei giorni in cui il destino del governo Berlusconi appare appeso a un filo, comunicare è essenziale. È il 5 agosto 2010. Alle ore 18:33, Bisignani viene raggiunto da una chiamata dal ministero degli Esteri. Dall’altro capo del filo c’è il ministro Frattini. Le angustie del capo e i consigli di Gianni (Letta?) sono il fulcro della conversazione.
LA COMPRAVENDITA
(…) Frattini: “Però voglio dire, oggi ho fatto... ancora una volta sono andato a questo gruppo qui, a questo mi... questo minivertice, dove oggi il nostro era sul dialogante cioè...”.
Bisignani: “Ah, meno male”.
Frattini: “Dice: ma insomma non possiamo sempre sparare questa cosa delle elezioni, il governo deve andare avanti, ha incoraggiato anche me (...). Sai, dice: tu che hai questa immagine devi dirle queste cose, non possiamo fare che sfasciamo tutto hai capito?”.
GAUCCI SU “PANORAMA”
I due passano a discutere del numero di Panorama in edicola, dove in sette pagine sull’affaire Montecarlo, trova spazio anche un’ampia, durissima intervista a Luciano Gaucci.
(…) Frattini: “Oggi era nella... perché evidentemente, sai, anche Gianni gli ha detto: beh, insomma, non possiamo minacciare ogni giorno perché la paura fa novanta. Sai ci vuole niente sull’onda della paura quei due, tre senatori che ti passano di qua e ti fanno il governo tecnico perché alla Camera i numeri ci sarebbero in teoria”.
Bisignani: “Certo, al Senato...”.
Frattini: “Al senato no, però se si prendono e si comprano quattro o cinque senatori, sei senatori proponendogli posti di sottosegretario e di ministro questi si spostano...”.
Bisignani: “E certo”.
Frattini: “Piuttosto che andare a casa fanno il ministro, no, eh”. (…)
L’amico libico
Il gran giorno è arrivato. Tra hostess, amazzoni e tende piantate nel verde delle pubbliche ville di Roma, il dittatore libico Muammar Gheddafi calcherà il suolo patrio. Il governo Berlusconi si stringe al Colonnello come un sol uomo. Bisignani rimane nell’angolo. Il suo ruolo, all’apparenza minore, è regalare un sorriso al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, preoccupata di rimaner fuori dal giro che conta. Allo scopo chiama, a più riprese, Alessandra Maleci, coinvolta nel cerimonialeperlavisitadelleaderdell’exAfrica italiana. La prima volta alle 15:03 del 30 agosto 2010.
(…) Maleci: “Cioè lui mi ha detto che ci sono quasi tutti i ministri più importanti, appunto, da Brunetta, Prestigiacomo, Maroni, Frattini (…). Ho chiamato il mio tecnico che sta là di chiamarmi appena arriva ilcerimonialeperfartisapere(…),perfarti dire tutti i nomi dei ministri (...), ma ti servono tutti?”.
Bisignani: “No, non, no mi serviva sapere dove avevano messo perché... in che tavolo avevano messo la Prestigiacomo (…) pare che sia un tavolo scamuffo, dovevo vedere di fare un accordo lì sull’ambiente, allora volevo capire...”.
“UN TAVOLO DEL CAZZO…”
Pochi minuti dopo, Bisignani ottiene la risposta che cercava. Sono le 15:14 del 30 agosto.
(…) Maleci: “Ecco, allora, dunque, scusa, dal mio omino che sta lì mi dice che lei sta al tavolo con la Letizia Moratti”.
Bisignani: “Sì, sì quello lo so. Ma come è, un tavolo buono?”.
Maleci: “Il vicesindaco di Roma Cutrufo (…) e un certo Gasparri lui dice che...”. (…)Bisignani:“Bisognavacapireseèun tavolo giusto o no, perché se è un tavolo del cazzo come lei pensa sia, allora facciamo...”.
VEDI IL LEADER E POI CONTI
Che Bisignani abbia avuto soddisfazione (plauso e tavolo “giusto” per l’amica Stefania) si evince dalla telefonata con una persona informata dei fatti. Hafed Gaddour, ambasciatore libico a Roma. Fedelissimo di Gheddafi (poi passato con i ribelli anti-regime durante la rivolta) e grande amico di Luigi Bisignani. Tutto è andato come doveva. La fine della storia (primavera araba, guerra, caduta del raìs) non era ancora nota. La conversazione tra i due è del 31 agosto 2010, di prima mattina, alle ore 9:28.
(…) Bisignani: “Che bello vederti ieri sera lì, con la tua tunica, ero così contento per te,guarda,amemifregavasolodite,ilresto non me ne fregava niente”.
Gaddour: “Grazie (…) ti ha chiamato la Prestigiacomo?”.
Bisignani: “Mi ha mandato un messaggio stanotte, perché che le hai detto?”.
Gaddour: “Sì, tutto, le ho fatto vedere il leader, hanno parlato, hanno fatto la fotografia (…) l’ho invitata a Tripoli, le ho detto che si fa il protocollo, tutto quello che vuole (…) poi lei è stata veramente contenta, poi con la Gelmini, tutti li ho fatti parlare, uno a uno, poi tutti i ministri con lui hanno voluto fare la foto (...)”.
Morti a Torino
FlavioeGigi.GigieFlavio.Grandeamico di Luigi Bisignani è Flavio Briatore. I due dormono poco, si svegliano presto e si telefonano instancabilmente, fin dalle prime ore del giorno. Lo dimostra una conversazione del 3 settembre 2010 alle ore 7,33. Bisi&Briatore affrontano argomenti distanti tra loro, ma uniti da un unico comun denominatore. Gli affari. Prima discutono di processo breve. Bisignani biasima gli attacchi a Fini perché, sostiene, sarebbe stato più saggio aspettare il via parlamentare al processo breve. Aver iniziato la demolizione dell’antico alleato prima di aver ottenuto il salvacondotto, è rischioso e poco lungimirante. (…) Briatore: “Perché il processo a breve… qual è il problema del processo a breve?”. Bisignani:“ÈchesequellidiFininonlo… non lo votano, non ci stanno i numeri e non passa”. Briatore: “E allora?”. Bisignani: “E allora lui fa il processo normale con le regole che ci stanno e nel processo lui si piglia cinque anni e l’interdizione dai pubblici uffici, capito?”.
Esaurito l’argomento Fini, il duo riflette dolente sullo stato delle cose. La condanna dei vertici ThyssenKrupp, ad esempio, li nausea.Isetteoperaimortinellastragedell’acciaieria a Torino certo colpiscono, ma l’importante è investire in Italia e con magistrati come Raffaele Guariniello, il sistema si blocca. (…) Briatore: “Comunque il Paese è allo sbando, sì, il Paese è allo sbando guarda”. Bisignani: “Non si può far niente, non viene a investire nessuno eh”. Briatore: “No, ma la gente scappa, la gente ha paura”. Bisignani: “Ma per forza la gente ha paura, l’Agenzia delle Entrate che rompe il cazzo a chiunque”. Briatore: “No ma poi c’è un clima di, di... la Finanza che è diventata di un’aggressività bestiale (…) e poi non sai il problema qual è, in un Paese così non ci sono regole (…): è peggio dell’Africa perché dipende sempre da uno, poi c’è un magistrato domani…saiparlavano,questiquidellaThyssen, no? (…) Gli hanno inquisito il presidente (…), mi sembra che la Thyssen la prossima volta che fa un investimento, l’ultimo Paese che lo va a fare è l’Italia”. Bisignani: “Sì, sì, sì”. Briatore: “Ha inquisito tutti quanti, capisci? Cioè mandato di... avviso di garanzia al presidente, al vicepresidente della Thyssen”. Bisignani: “Pazzesco”. Briatore: “Per questa roba qui, va bene, è successo l’incidente – inc. – però tu non puoi fare tutti questi mandati di garanzia a tutti quanti, li ha fatto a diciotto persone della Thyssen (…) e tu pensa a questo qui, al presidente della Thyssen, domanimattinagliparlano di un investimento in Italia”. Bisignani: “Manda a ‘fanculo tutti’, ma che gli frega, ma certo”.
“LA SCEMA COL CULO MIO”
Parlano spesso tra loro anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gian-franco Micciché e Luigi Bisignani. Di particolare interesse è la conversazione del 22 novembre 2010 a mezzogiorno. I due discutono di correnti nel Pdl, di voti in commissione e poi di una protetta del faccendiere, presumibilmente il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Lei si era lamentata con Bisi. Lui la difende mentre Micciché, conterraneo di Prestigiacomo, verga un inelegante giudizio che molto deve a Stefano Ricucci.
(…) Bisignani: “Ah, poi ho capito dove è nato il malinteso con l’altra nostra eh”.
Micciché: “Cioè”.
Bisignani: “È sul fatto che lì in commissione,apropositodiemendamenti,ledevono aver fatto delle ricostruzioni sbagliate, o comunque delle ricostruzioni che… sulle quali poi lei è rimasta male (…).
I due continuano a discutere, Micciché spiega di non aver avuto alternativa perchéseavessemessoinvotazionelaproposta spinta dalla Prestigiacomo il partito sarebbe andato in minoranza. Bisignani insiste sulla volontà di recuperarla e Micciché si esprime con termini duri.
(…) Micciché: “Di questo non me ne fotte, lei è scema, e pensa di fare la scema col mio culo, si sbaglia, quella è una cosa che abbiamo presentato
noi…”.
Il primo novembre 2010 ne parla al telefono con Alessandra Alecce in Carraro. Qualche giorno prima Gianni Barbacetto suilFattoQuotidianoavevarivelatol’esistenzadiun’inchiestacondottadaIldaBoccassini e adombrava la presenza, poi conclamata, di una ragazza minorenne, marocchina di nascita, la ormai nota Ruby Rubacuori. Alecce: “Uhm... senti, ma che succede?”. Bisignani: “Eh, un ‘casino’ pazzesco... cioè, il problema è capire se l’indagano per sfruttamento della prostituzione o una roba del genere, come gira nell’aria, beh, è orribile. Se l’indagano per abuso d’ufficio insomma un po’ meno”. Alecce: “No, va bene, per la prostituzione escludo, dai adesso...”. Bisignani: “Eh, ma vogliono partire da, da, dalla brasiliana che ha chiamato, cioè questo sono dei pazzi, eh”. Alecce: “No, perchè io trovo grave la telefonata fatta ma poi che questo...”. Bisignani: “Ma che bisogno c’è... di mettersi lui al telefono, cioè non ci... veramente non... guarda, se Vanzina presentava... un film con una sceneggiatura così, gli avrebbero detto: ma dai, non esagerare ora... cioè non ci si può credere”.
(2. - Continua...) 13/10/2011 • BOX MONTEZEMOLO QUANTO PIACE A BISIGNANI MR FERRARI - Asera inoltrata, il 2 dicembre 2010, Luigi Bisignani parla con il presidente della Lega di serie A e responsabile della comunicazione del gruppo Unicredit, Maurizio Beretta. I due discutono di Luca Cordero di Montezemolo. L’aspirante politico targato Ferrari è stato da Fabio Fazio a Che tempo che fa: il suo affondo al governo ha prodotto titoli di giornale a nove colonne: “Il Governo? Cinepanettone verso la fine”.
(…) Bisignani: “Senti un po’, ho visto Luca prima della trasmissione, le cose insomma, mi pare che abbiamo fatto bene”.
Beretta: “(…) Lui l’ha fatta meglio di come hanno messo i giornali, perché quella storia lì del “cinepanettone” , poi nel sito gli hanno messo governo, invece lui era proprio su un ciclo politico”. Bisignani: “Sì, sì, lui me l’ha detto, però io l’ho avvertito prima, insomma era tutto… tutto in linea”. Beretta: “Bene, bene, anzi poi speriamo di guadagnare questi due anni, diciamo che è utile questo no?”. La conversazione prosegue e Bisignani, informatissimo, fa sapere a Beretta che l’As Roma dovrebbe essere rilevata da un magnate estero. (…) Bisignani: “Per la Roma non ci sono problemi, eh. Adesso dovrebbe scrivere con uno che prende… prende, prende l’Italpetroli”. Beretta: “Ah, addirittura, quindi uno straniero diciamo”. 13/10/2011