Elisa Calessi, Libero 14/10/2011, 14 ottobre 2011
I RADICALI ASCOLTANO SILVIO. E IL PD LI CACCIA
I soliti guastafeste dei Radicali. Il gran colpaccio del mini-Aventino, disertare l’Aula durante le comunicazioni del presidente del Consiglio, per la gioia di Silvio Berlusconi che per la prima volta è stato accolto dagli applausi dell’intero emiciclo, senza il minimo dissenso, l’atto di protesta messo in scena non solo da Pd e Idv, ma anche da Udc, Api e Fli, insomma dal Grande Fronte d’Emergenza «unito nel silenzio», come notava sarcastico Mario Barbi, deputato del Pd, è stato rovinato da loro. I cinque deputati Radicali. I quali, unici dell’opposizione e in contrasto con il gruppo del Pd di cui fanno parte, hanno deciso, ieri mattina, di essere presenti nell’Aula di Montecitorio. «Per rispetto del ruolo istituzionale del presidente del Consiglio», hanno scritto in una nota, «ritenendo che chi si candida a governare dovrebbe fare altrettanto soprattutto in un Paese dove da sessant’anni si violano costantemente i principi dello stato di diritto». Una storia, questa di uscire dall’Aula, che ricorda, continuano i Radicali, quando negli anni ’70 il «fascio partitocratico» abbandonava l’emiciclo «appena prendeva la parola Almirante». Ad eccezione, anche allora, dei Radicali. Salvo poi votare «tutti assieme le leggi alimentatrici del debito pubblico». Così, ieri, nello spicchietto in alto a sinistra dell’emiciclo, in beata solitudine, la voce dell’opposizione l’hanno fatta solo loro. Per Luca Volontè, Udc, «è la dimostrazione che sono tornati alla casa del padre abbandonata nel ’94». Ma la reazione più dura è arrivata dal Partito democratico, tanto più dopo lo scontro che c’era stato sulla mozione di sfiducia nei confronti di Saverio Romano, quando le truppe pannelliane avevano deciso di sfilare sotto la presidenza gridando “Amnistia!”. «I Radicali si sono autosospesi. Seguiranno la loro strada», è stata la sentenza emessa da Pier Luigi Bersani. Il che ha fatto gioire Beppe Fioroni che, in Transatlantico, traduceva così: «Pier Luigi è stato chiarissimo: ognuno per la sua strada. Del resto io l’ho sempre detto: meglio i Radicali liberi, sono ricchi di enzimi». Off the records, i commenti dei Democratici erano anche più feroci: «È evidente che cercano il pretesto per farsi cacciare. Non dimentichiamoci che c’è il rinnovo della convenzione per Radio Radicale... ». E sempre dal Pd si fa notare l’assenza di Elisabetta Zamparutti, una dei sei della pattuglia radicale, al momento in Rwanda: «Franceschini più volte le ha chiesto di tornare...».
Dunque, è divorzio tra Pd e Radicali? A sentir i presunti cacciati, non c’è notizia: «A Bersani dev’essere sfuggito che ci siamo autosospesi da oltre un anno e questo perché da oltre un anno chiediamo un rapporto politico con il Pd e ci viene negato», spiega Marco Beltrandi, uno dei sei. «La scelta dell’Aventino», continua, «è assurda. Quando c’è una crisi economica come questa, bisogna essere nelle aule parlamentari e ascoltare cosa dice il premier». Senza contare, osserva Rita Bernardini, altra parlamentare radicale, che si fa persino fatica a star dietro alle decisioni disciplinari del Pd: «Ho appreso da Franceschini che ci hanno congelati, dopo aver minacciato l’espulsione e è poi essersela rimangiata. La verità è che hanno deciso di ignorarci». Le strade di Democratici e Radicali si dividono? «La nostra strada», risponde Bernardini, «è quella delle riforme. Piuttosto, mi chiedo quale sia quella del Pd. Noi siamo per l’uninominale all’americana. Loro? Noi abbiamo una certa idea per riformare la giustizia. Loro? Noi vogliamo un vero Partito democratico. Non so loro». Non si stupisce Mario Staderini, segretario dei Radicali italiani: «È la solita storia: nel Pd lanciamo anatemi contro i Radicali indisciplinati per esorcizzare i contenuti di cui siamo portatori e di cui non vogliono discutere. È paradossale che Franceschini dica di non sapere se voteremo o no la fiducia, quando sa benissimo che voteremo contro». E rilancia: avete voluto l’Aventino? Bene, ma fatelo sul serio: «Per coerenza gli “aventiniani” dovrebbero dimettersi tutti e chiedere a Napolitano di sciogliere le Camere. Perché non lo fanno?». Bella domanda.
Elisa Calessi