MARCO ZATTERIN, La Stampa 14/10/2011, 14 ottobre 2011
Per i titoli della Grecia sforbiciata fino al 50% - L’Europa tira un sospiro di sollievo. Al secondo tentativo, il parlamento slovacco ha detto sì al pacchetto anticrisi dai leader dell’Eurogruppo il 21 luglio, dunque al rafforzamento del fondo salvastati (Efsf) e al piano di salvataggio bis da 110 miliardi per la Grecia
Per i titoli della Grecia sforbiciata fino al 50% - L’Europa tira un sospiro di sollievo. Al secondo tentativo, il parlamento slovacco ha detto sì al pacchetto anticrisi dai leader dell’Eurogruppo il 21 luglio, dunque al rafforzamento del fondo salvastati (Efsf) e al piano di salvataggio bis da 110 miliardi per la Grecia. Era l’ultimo voto su diciassette che mancava, adesso si può procedere con la seconda parte della strategia che l’Ue sta costruendo in vista del decisivo vertice del 23 ottobre. Lo strumento anticrac temporaneo entrerà in funzione nel giro di pochi giorni, mentre i leader dell’Unione potrebbero decidere di anticipare a metà 2012 il varo del permanente, l’Esm. Comunque sia, tolto l’ostacolo di Bratislava, si va avanti. Gli incontri preparatori si susseguono. Ieri sono passati da Bruxelles il premier greco George Papandreou e il numero uno dell’Eurogruppo JeanClaude Juncker, il povero e il ricco dell’Eurozona, entrambi ricevuto al Consiglio in vista del summit imminente. «Siamo pronti a tutte le riforme necessarie, indipendentemente da quanto dolorose siano», ha assicurato il capo del governo di Atene. Non sarà il solo a svenarsi. Le banche che hanno in tasca titoli del debito ellenico saranno costrette a un netto «haircut», un taglio del proprio portafoglio al momento del rinnovo dell’esposizione greca. L’ipotesi che verrà discussa oggi e domani al G20 finanziario in programma a Parigi è una sforbiciata sino al 50%. In luglio si era parlato di circa un quinto. Il conto per le banche europee potrebbe essere di una quarantina di miliardi, un terzo dei quali destinati a pesare sugli istituti francesi e tedeschi. Papandreou sa che salvare la Grecia vuol dire salvare le banche, perché un default genererebbe uno sconquasso generalizzato dai costi onerosissimi. Per questo il greco mette volentieri la testa sul ceppo del rigore e si augura che l’Europa faccia il resto. Ovvero rafforzi il coordinamento delle politiche economico fiscali (e i controlli sulla loro applicazione), stringa sull’Efsf e sulla ricapitalizzazione «urgente» delle banche più deboli (col coefficiente di base Tier-1 portato subito al 9%). Quest’ultima «in sei mesi», immaginano a Bruxelles. Juncker assicura di essere ottimista. Van Rompuy ha twittato ieri sera che l’approvazione slovacca agli accordi di luglio «ci offre uno strumento più forte e flessibile per difendere la stabilità dell’Eurozona». «Il consiglio dell’Efsf finalizzerà rapidamente le procedure necessarie per consentire l’utilizzo di questo nuovo strumento in un tempo vicino», ha commentato il diretto del fondo, Klaus Regling. Di qui al 23 si parlerà anche dell’ipotesi di moltiplicare la sua dote di sei o sette volte. Fonti governative francesi hanno dichiarati che l’opzione dei 2500 miliardi di capacità di intervento attraverso garanzie parziali li trova favorevoli. Sarà uno degli argomenti del G20 che si apre a Bercy, con la Francia presidente di turno che chiede «risposte rapide e coordinate» su stimolo alla crescita, stabilità finanziaria e fornitura di liquidità al settore bancario. La Reuters scrive che il Brasile e gli altri Bric sono pronti a mettere soldi nel Fmi per aiutare la Grecia. Buon segnale. Il che contribuisce a far dimenticare la Slovacchia tornata nei ranghi europei. Nonostante la crisi politica e le elezioni anticipate provocate a Bratislava dal dibattito sull’Europa.