Federico Fubini, Corriere della Sera 14/10/2011, 14 ottobre 2011
AIUTARE L’ITALIA? LA CINA ALL’FMI PRESENTA IL CONTO
Era forse immaginabile che si arrivasse a questo punto, ma ora si sta passando dalle ipotesi di scuola alla realtà: l’Europa dovrà pagare un conto per farsi aiutare dalla comunità internazionale. Deve farlo, perché la Cina sta presentando le sue condizioni per contribuire a stendere un cordone di sicurezza attorno all’Italia e alla Spagna.
Per Pechino non è questo il momento di fare sconti. Non dopo che le sue richieste di pesare di più nel Fondo monetario internazionale sono state frustrate per anni dagli europei.
Quando si riuniranno oggi e domani a Parigi, i ministri finanziari del G20 avranno sul tavolo un argomento più importante degli altri: l’aumento delle risorse a disposizione del Fondo monetario internazionale per contenere la crisi dell’euro. L’operazione dovrebbe svolgersi nella cornice di quelli che i tecnici chiamano i «Nab» (New Arrangements to Borrow»). Si tratta di recenti accordi fra 26 Paesi — i principali europei, gli emergenti più ricchi, la Svizzera e gli Stati Uniti — che permettono ai singoli governi di aumentare volontariamente le risorse dell’Fmi. L’obiettivo è consegnare al Fondo quello che il premier di Londra, David Cameron, chiama «un grande bazooka»: un’arma per intimidire e sedare i mercati in caso di panico o di attacchi speculativi.
Adesso ci siamo, in nome della difesa della Spagna e soprattutto dell’Italia. Le nuove risorse a disposizione del Fondo dovrebbero servire, con ogni probabilità, a estendere ai Paesi più vulnerabili nell’area euro (ma non già sotto programma come Grecia, Irlanda e Portogallo) prestiti con scadenza a tre o a sei mesi: un’arma preziosa, in una fase in cui l’accesso alla liquidità non è scontato.
Da oggi al G20 di Parigi i governi delle principali economie discuteranno di come Cina, Brasile e possibilmente anche India, Russia e Arabia Saudita potranno mettere a disposizione dell’Fmi più risorse. Si tratta di decisioni volontarie di ciascuno dei governi coinvolti e il Brasile sembra aver già accettato. Il passaggio più rilevante riguarda però Pechino: il governo cinese non ha rifiutato in linea di principio di finanziare i «Nab», ma sta indicando alcune contropartite.
Fra le misure richieste c’è il riconoscimento da parte di Europa e Stati Uniti della Repubblica popolare come economia di mercato. Il fatto che questo riconoscimento oggi manchi, rende più facile per Washington o per Bruxelles imporre dazi antidumping contro i prodotti cinesi senza violare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Se invece Pechino strappasse lo status di economia di mercato — i Paesi ricchi glielo negano da anni —, sarebbe più arduo alzare barriere commerciali su scarpe o prodotti tessili come in passato. A questo punto però l’Europa potrebbe non potersi più concedere il lusso di temporeggiare. Un supporto dell’Fmi alla forza di fuoco del Fondo salvataggi europeo può essere decisivo per aiutare la Spagna, ma soprattutto l’Italia, a attraversare i prossimi mesi. Solo nel 2012 il Tesoro di Roma deve finanziarsi per 440 miliardi di euro, tra nuove emissioni, titoli da rinnovare e finanziamento del deficit.
Pechino lo sa e non ha fretta di risvegliarsi in un mondo in cui esista solo il dollaro. Ma non contribuirà senza prima ottenere la sua parte.
Federico Fubini