Lauretta Colonnelli, Corriere della Sera 14/10/2011, 14 ottobre 2011
ICONE RUSSE. A CASTEL SANT’ANGELO I QUADRI-PREGHIERA
Per circa una settantina d’ anni, dalla Rivoluzione del 1917 alla caduta del muro di Berlino, collezionare icone era considerata in Russia un’ attività sostanzialmente illecita. Alcuni piccoli musei domestici di icone sono sempre esistiti, ma i loro proprietari si guardavano bene dal far sapere in giro che possedevano queste opere. «Siamo a conoscenza di diversi episodi di folle vandalismo. Molte icone furono impiegate per fare pavimenti o gradini, o addirittura usate come mangiatoie per gli animali», racconta Viktor Petrakov, che dirige l’ ufficio per la tutela dei beni culturali russi e ha lavorato spesso con i carabinieri italiani, i quali gli hanno restituito di recente 250 icone tra quelle che avevano sequestrato sul mercato clandestino. La maggior parte delle tavole a soggetto religioso, dipinte dai monaci con un processo codificato che equivale a una forma di preghiera, furono infatti svendute all’ estero per pochi rubli. Oppure rubate. Proibite come oggetti di culto, considerate senza alcun valore artistico o culturale, presero la via dei mercati antiquari internazionali dove venivano invece scambiate a peso d’ oro. Soltanto verso la fine degli anni Novanta i russi hanno cominciato a cercare queste testimonianze perdute della loro identità. E dopo che il governo ha abolito, nel 2004, le tasse di importazione su oggetti di interesse culturale, gli imprenditori più illuminati hanno iniziato ad acquistare all’ estero le icone e a riportarle in patria. Tra questi, il più appassionato, è un certo Michail Abramov. Cinquant’ anni, una fortuna accumulata con società di assicurazioni e uffici turistici, Abramov ha raccolto in pochi anni oltre quattromila pezzi e pochi mesi fa ha inaugurato nel centro di Mosca il suo Museo dell’ Icona Russa. Da qui provengono le quaranta opere esposte nella mostra a Castel Sant’ Angelo, aperta fino al 12 febbraio. Datate in un periodo compreso tra il XV e il XX secolo, le tavole vengono presentate per la prima volta in una esposizione fuori dalla Russia e documentano l’ evoluzione di questa singolare produzione pittorica, caratterizzata da diverse scuole e arricchita da celebri maestri come Andrej Rublev, Daniil Cernyj, Dionisij. Si tratta di opere straordinarie che coprono un territorio vastissimo: da Mosca a Rostov, dal bacino del Volga a Novgorod, da Pskov alle più remote regioni settentrionali della Russia. Anche se il loro profondo significato spirituale, che consiste nel contemplare attraverso di esse l’ ordine e l’ armonia divini, è arduo da comprendere per lo spettatore occidentale, queste icone affascinano tuttavia con i loro fondi in oro zecchino, le figure di santi e taumaturghi dipinte con lacche preziose, i profili di città e santuari cesellati in argento. A Roma, una notevole collezione di icone è conservata nei Musei Vaticani. Altre se ne possono trovare nelle chiese: da Santa Maria del Popolo a Sant’ Agostino, dalla Chiesa del Gesù al Convento di Santa Maria sopra Minerva.
Lauretta Colonnelli