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 2011  ottobre 14 Venerdì calendario

I CAPPELLI DELLA REGINA DIVENTANO «ITALIANI» — I

cappelli della regina e di Winston Churchill, i Christys’ Hats, sono diventati italiani. È l’unico brand più famoso di Borsalino nel mondo. Marco Capello, chief executive officer di BlueGem — fondo partecipato da Andrea Agnelli, Giorgio Girondi e Mario Greco, ma anche da alcuni dei banchieri più famosi di Wall Street — ieri, da perfetto «inglese», ha preso all’alba un treno da Londra per raggiungere la factory fuori Oxford e annunciare agli operai di Christys’ che devono «tornare a fare i cappelli migliori del mondo». La lista dei clienti famosi del brand inglese è lunga: si va dalla Regina madre a Kate Moss, da Mikhail Gorbachev a Indiana Jones (sono di Christys’ i cappelli usati per girare la famosa serie e che hanno contribuito a creare il personaggio interpretato da Harrison Ford). Dei cappelli inglesi sono inoltre innamorate stelle di Hollywood come Brad Pitt, vera icona di stile, e cantanti come Justin Timberlake. La società possiede ancora il calco della testa con cui venivano preparati gli Hats di Churchill. L’azienda è inoltre un mito per gli amanti dei cavalli grazie ai propri copricapi tradizionali per la specialità del Dressage. Ma i tempi dello splendore, quando la regina Vittoria e Edoardo VIII o anche il re dell’impero Zulu arrivavano per scegliere i pezzi migliori tutti rigorosamente fatti a mano e l’azienda contava tremila dipendenti, sembravano destinati a scomparire per sempre. La fabbrica è rimasta come allora, con le macchine dell’Ottocento e i trucchi di un complesso mestiere passati di padre in figlio fino a Steve Cossey, attuale «mastro cappellaio». Il business invece latitava.

Capello, persona ben nota nel mondo della finanza nonostante la sua assoluta discrezione, ha presentato ieri il suo biglietto da visita agli operai. «Sono il presidente di Liberty, siamo entrati 12 mesi fa e quest’anno la società chiuderà per la prima volta con un profitto». La squadra, azionisti compresi, è infatti la stessa che solo un anno fa aveva rilevato il più famoso negozio di Londra, compreso il bellissimo edificio in stile Tudor nei pressi di Regent Street. L’operazione su Christys’, acquistata per una cifra che si aggirerebbe sui due milioni di sterline, è stata completata proprio attraverso Liberty. Continua dunque lo shopping di brand top level che fanno parte della tradizione inglese, un business in cui nessuno credeva più molto. Le ambizioni dell’ex banchiere di Credit Suisse First Boston e di Merrill Lynch e degli altri azionisti di BlueGem sono però ben più elevate. «Abbiamo 4,3 milioni di visitatori all’anno in Liberty, la metà del Louvre e due terzi del British Museum. Il nostro progetto è farlo diventare come LVMH. Per questo motivo non abbiate paura, non andrà via nessuno e voi rimarrete qui a lavorare» ha detto ieri ai maghi dei cappelli. Insomma la caccia ai gioielli della manifattura inglese non si ferma qui.

Christys’ è stata fondata nel 1773 dalla famiglia omonima e nell’impero inglese il nome era diventato sinonimo di cappello molto prima che iPod divenisse sinonimo di moderno lettore musicale. Sembra quasi che si possa immaginare un futuro fatto di tecnologie avanzate e brand tradizionali, un connubio potente. Oltre alla storia e alla clientela famosa, i punti di forza dell’azienda sono i contratti per fornire i cappelli alle forze di polizia locali (sono di Christys i caratteristici elmetti oblunghi dei poliziotti di Londra) e l’esclusiva nella raccolta delle palme dell’Ecuador, le uniche dalle quali si producono gli intramontabili Panama.

L’acquisizione, in piena atmosfera da crisi, è una delle poche portata a conclusione da un gruppo italiano negli ultimi due mesi.
Massimo Sideri