1896-2010
Gli anni delle Olimpiadi:
da Atene a Vancouver
Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
I nostri quattro colleghi sono sani e salvi. Sequestrati per una ventina d’ore, Elisabetta Rosaspina, Giuseppe Sarcina, Domenico Quirico e Claudio Monici sono tornati liberi ieri mattina, grazie all’intervento risolutivo di due giovani tripolini, che li hanno ospitati a casa loro, rifocillati e poi accompagnati all’hotel Corinthias. Come sempre, le prime ricostruzioni, quelle di cui noi stessi avevamo dato conto ieri, risultano molto imprecise.
• Come sono andate realmente le cose?
I nostri colleghi non sono stati sequestrati sulla
strada tra Zawiya e Tripoli da un gruppo di banditi, come abbiamo scritto ieri
noi e gli altri giornali. Si trovavano in realtà già a Tripoli, addirittura
nella piazza Verde, in cerca di materiale con cui costruire un servizio. A un
certo punto è arrivato qualcuno che si è offerto di portarli all’hotel Rixos,
un punto importante della città, dove avevano appena liberato, o dove stavano
per liberare, i 35 giornalisti che vi erano tenuti dentri in ostaggio fin dallo
scorso 21 agosto, e dove comunque si svolgevano frequentemente sparatorie o
avevano luogo scontri. I quattro hanno accettato, ma si son trovati presto in
una strada deserta della città e hanno capito di essersi messi in un guaio (il
primo ad accorgersi del pericolo è stato Morici). Dieci secondi di esitazione e
si sono trovati circondati da questi miliziani di Gheddafi. Costoro li hanno
fatti scendere dal furgone, li hanno malmentati e derubati e poi si sono accorti
che l’autista del mezzo era un libico di Bengasi. Avevano in mano il suo
passaporto, hanno scoperto sulla macchina un kalashnikov e questo è bastato a
definire quel poveretto come un nemico. Hanno fatto scendere anche lui e lo
hanno ammazzato seduta stante, lasciandone poi il corpo per terra. Rosaspina e
gli altri sono stati portati in un deposito e lì lasciati per qualche ora. Poi,
al termine di una discussione tra due fazioni rivali, s’è deciso di salvarli.
Due giovani – che Sarcina definisce di straordinaria umanità – li hanno portati
a casa loro, rifocillati con acqua e bisoctti e li hanno fatti dormire. Al
risveglio la liberazione.
• Che cosa si sa del povero autista?
Ha capito che per lui era la fine. Ha chiesto ai
nostri quattro colleghi di salutare il padre e la madre. Sarcina: «Era un
amico. Non un amico da tanti anni. Un uomo buono. Parlava un misto di italiano
e inglese. Lavoravamo spalla a spalla. L’ho visto pregare per la sua vita».
Monici ha aggiunt «Abbiamo rischiato di essere linciati. È un miracolo se
siamo vivi».
• Gheddafi non è stato ancora preso?
I ribelli sostengono di essere a un passo dal
prenderlo. Hanno circondato un complesso residenziale non lontano dalla Bab
al-Azizia nella parte centro-sud di Tripoli. Dicono che il rais è là dentro con
i suoi figli e un gruppo di soldati fedeli. Il quartiere si chiama Abu Salim.
La Nato ieri lo ha bombardato intensamente. Uno di quelli che stanno assediando
questa struttura si chiama Muhammad Gomaa. Ha detto a Sky News: «Stanno tutti
assieme là dentro, stretti in una piccola buca. La faremo finita. Finiremo il
lavoro oggi». Sono le nove di sera, però, e fino a questo momento Gheddafi non
è stato preso. Il colonnello, anzi, si è fatto sentire di nuovo attraverso la
televisione al Orouba (un messaggio solo audio). «La Libia sia dei libici, non
della Francia, non dell’Italia, non dei colonialisti». Ha esortato a
«combattere l’invasione straniera», «accorrete a Tripoli, anche le donne e i
bambini per affrontare e stroncare gli insorti e purificare la città». Gheddafi
sostiene che la schiacciante maggioranza della popolazione è dalla sua parte.
• Fino a che non lo avranno preso o ucciso,
non si potrà considerare la guerra finita.
No, tra l’altro il colonnello deve essersi portato
via parecchio oro e chi lo conosce dice che sta cercando finanziamenti per
continuare la battaglia. La guerra non è materialmente finita, ci sono scontri
in molti punti del paese fra truppe nealisti e insorti.
• Com’è andato l’incontro tra il primo ministro
degli insorti, Jbril, e Berlusconi?
Per affrontare l’emergenza sono stati sbloccati 350
milioni dei fondi libici congelati da noi. È stato fondato un comitato di
accordo tra i due governi, presieduto da Frattini, per affrontare le prime
questioni. Adesso è l’Eni che dà, gratuitamente, gas e carburante ai libici.
Jalil ha detto che bisogna ricominciare a lavorare, «c’è gente che non prende
lo stipendio da mesi». Jibril ha anche detto: «Le nostre priorità sono riportare
l’ordine, avviare un sistema di giustizia, avviare i primi passi per la
costruzione di un esercito nazionale. Nel mese prossimo speriamo di poter
riaprire le scuole e fornire assistenza con cure e trattamenti alle persone
ferite, che ora si trovano distribuite in vari ospedali tra Tunisia, Italia e
Grecia»
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 26 agosto 2011]
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