Fabio Pavesi, Il Sole 24 Ore 26/8/2011, 26 agosto 2011
I FONDI USA AZZERANO ITALIA E SPAGNA
Le avvisaglie si erano avute già nel mese di giugno con il primo vero accenno di disimpegno dei fondi monetari americani dalle banche europee. Troppo rischio sui debiti sovrani, si devono essere detti i gestori Usa, e via a un taglio di quasi 60 miliardi di dollari investiti in certificati di deposito e carta commerciale degli istituti di credito del Vecchio Continente.
Ma quello era solo un accenno. Il trend si è trasformato in fuga il mese scorso con altri deflussi per 40 miliardi. Così da portare il conto a 100 miliardi di dollari fuoriusciti dalle banche europee in soli due mesi con una caduta del 20% dai valori di fine maggio.
Così documenta un rapporto di Fitch che segue da tempo i flussi dei primi 10 più importanti money funds Oltreatlantico che rappresentano un controvalore di oltre 700 miliardi, di cui quasi la metà strutturalmente investiti in Europa.
Se la dinamica del disimpegno, come è plausibile, riguardasse l’intero mercato che ha attività per 1.500 miliardi quella fuoriuscita dalle banche europee assumerebbe contorni ancora più importanti. Con deflussi stimabili tra giugno e luglio in almeno 150 miliardi di dollari. Ma la fuga non è indiscriminata e il dato forte è nell’azzeramento avvenuto a luglio delle posizioni sulle banche italiane e spagnole. Italia e Spagna rappresentavano ancora a fine giugno, sempre secondo lo studio dell’agenzia di rating, rispettivamente lo 0,5% e lo 0,2% del totale delle attività investite dai fondi monetari Usa.
A luglio, complice le turbolenze sui listini europei e di Piazza Affari in particolare, i gestori hanno finito per azzerare di colpo l’esposizione. Complice certo il clima di nervosismo e di paura sulla sostenibilità dei debiti, ma ovviamente l’azzeramento dell’esposizione diventa concausa della caduta del listino.
L’altro dato significativo e che la dice lunga sulle preoccupazioni che agitano i gestori dei fondi di liquidità americani non è solo il parziale abbandono dalle posizioni detenute in Europa, ma anche l’accorciamento delle durate. Non solo si preferisce disinvestire quindi per il timore di un contagio dei debiti sovrani sulle istituzioni creditizie, ma si investe per il tempo più breve possibile. E forse questo è il dato più inquietante. Nel solo mese di luglio la durata delle esposizioni a brevissimo termine (da uno a sette giorni) è più che raddoppiata sul totale degli asset investiti in Francia che pure è il Paese sulle quali gli operatori Oltreatlantico mantengono un peso rilevante. Ben il 14% delle attività dei money market fund continua infatti a essere investiti sulle banche transalpine.
Di converso è diminimuita sempre sulla Francia di un consistente 20% la quota investita a 60 e più giorni. Si diminuiscono le scadenze lunghe e si aumentano quelle a brevissimo termine. Un fenomeno che riguarda oltre alla Francia anche Paesi ritenuti assai solidi come l’Olanda e la Gran Bretagna. La sorpresa vera nella dinamica dei flussi è il lento alleggerimento subito anche dalla Germania, a dispetto della solidità del Paese. L’esposizione sulle banche tedesche dei fondi liquidi americani è scesa del 22% tra giugno e luglio e del 42% tra maggio e luglio. Resta è vero un buon 4,4% degli asset totali dei fondi Usa indirizzato verso l’universo del credito tedesco, ma la flessione è stata consistente.
Cosa può accadere in futuro? Difficile dirlo. Sta di fatto che agosto è stato un mese di forte sofferenza in borsa per le banche francesi e tedesche. Può essere anche che i fondi Usa siano stati complici di questo ribasso alleggerendo ulteriormente l’Europa, Francia in testa. Si saprà con certezza con la pubblicazione dei dati tra un mese. Ma gli indizi su un ulteriore disimpegno ci sono tutti.