Riccardo Ruggeri, ItaliaOggi 26/8/2011, 26 agosto 2011
CHI INCONTRA PER PRIMO AL MATTINO IL SUPERMANAGER?
Stati Uniti, Novembre ’80: alla televisione scorrevano le immagini dello spoglio finale fra Carter (liberal, colto) e Reagan (incolto attore di serie B); il commentatore, sempre più sconvolto, per la valanga imprevista di voti repubblicani, stupefatto che i concittadini ragionassero in autonomia, sbottò: “Cosa c’è sotto? Chi sono costoro?” Episodio tornatomi alla mente a margine della polemica seguita all’articolo di Massimo Mucchetti sul Corriere (lettera aperta a Sergio Marchionne). E’ anni che Mucchetti, in modo professionale, studia il mondo industriale e bancario italiano, le sue analisi sono lucide, fredde, da giornalista di razza. Uno dei “marcatori”, per studiare i comportamenti organizzativi dei supermanager, è domandarsi: “Qual è il collaboratore che costui incontra per primo, all’arrivo in ufficio?” Assicuro, si tratta di un aspetto non così banale, come potrebbe apparire. In base all’esperienza, ricordo l’evoluzione avvenuta nella “mia” Fiat. Negli anni ’60-’70 era il responsabile delle fabbriche: il mercato tirava, il problema prioritario era produrre. Poi, negli anni ’70, era il capo della sicurezza: i brigatisti rossi si erano fissati di gambizzarci. Per tutti gli anni ’80 erano i responsabili dello sviluppo prodotto-reti commerciali. Dagli anni ’90 lo divenne il responsabile dell’ufficio stampa. La giornata iniziava con una lettura occhiuta ai giornali, barriti, telefonate irate ai direttori, contorte agli editori, cornette sbattute. Non l’ho mai capito questo rapporto tormentato supermanager-giornalisti, uno spreco di energie, non incidente sul business. Questi ha una sua intrinseca banalità: non teme complotti, congiure mediatiche, se ha prodotti competitivi, clienti fidelizzati, una vera leadership, soprattutto, se sono “giusti” due “numeretti”, uno in basso a destra (risultato ante imposte), l’altro, in alto, sul tabellone della Borsa. Tutto il resto? Fuffa.