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 2011  agosto 26 Venerdì calendario

Monici Claudio

• Commessaggio (Mantova) 21 agosto 1958. Giornalista. Di “Avvenire” • «[...] inviato del quotidiano della Cei [...] ha seguito moltissimi avvenimenti internazionali, soprattutto in zone di guerra e del Terzo mondo [...]» (Alessandra Baduel, “la Repubblica” 25/8/2011) • Il 24 agosto 2011 a Tripoli fu sequestrato da un gruppo di uomini fedeli a Gheddafi insieme ai colleghi Elisabetta Rosaspina, Domenico Quirico e Giuseppe Sarcina (furono liberati dopo 24 ore) • «[...] “Eravamo arrivati a Tripoli in tarda mattinata, abbiamo visto arrivare i convogli dei ribelli di Misurata nella piazza Verde, ormai piena di gente, abbiamo visto la festa, la frenesia. Poi abbiamo preso l’auto per andare all’hotel, ci siamo diretti verso il Rixos, prendendo la strada che costeggia il complesso di Bab Al Aziziya, dove c’è il bunker di Gheddafi. Siamo passati vicino al centro commerciale proprietà di Aisha, la figlia del colonnello. A un certo punto ci siamo trovati su una strada larga, completamente vuota, senza traffico, silenziosa. Io ero seduto davanti, accanto ad Al Mahdi, il nostro autista. Ho avuto l’impressione che ci fosse qualcosa che non andava, ho chiesto di fermarci, ma prima che riuscissimo a tornare indietro da una via laterale è sbucato un gruppo di armati. Pensavamo fossero ribelli, che tutto fosse a posto, invece ci hanno bloccati, ci hanno costretti con i kalashnikov puntati a scendere dall’auto, e ci hanno spinto in un angolo”. A quel punto è cominciato l’incubo: domande urlate in arabo, la scoperta che erano italiani, e giornalisti, spintoni, pugni, calci. [...] Caricati a forza su un pick-up sporco di sangue, i quattro italiani e l’autista sono stati portati via solo per pochi metri. Poi il fuoristrada si è fermato, l’autista libico è stato strappato fuori. «“Eravamo schiacciati in cinque su due posti. Mahdi era seduto accanto a me, rannicchiato, a testa bassa. Ho visto le sue labbra che si muovevano, ho avuto come un lampo, ho capito. Stava pregando. Sapeva che l’avrebbero ucciso [...] Non so come, a un certo punto l’ho visto fuori, in piedi, a una decina di metri da noi. Ecco, su quello che è successo dopo ho come un vuoto dei suoni. Non ricordo raffiche, non mi viene in mente nemmeno un rumore. Ricordo una figura che si inchina, si ribalta, cade a terra”. È stato il passaporto con su scritto Zintan a costare la vita al giovane. Veniva dal feudo dei ribelli. I fedelissimi del colonnello l’hanno ucciso a freddo con una sventagliata di kalashnikov. Gli italiani sono stati portati in una strada chiusa del quartiere, dove subito si è riunito un centinaio di persone urlanti. Non c’era nemmeno un comandante, tutti gridavano, qualcuno sparava in aria, qualcuno per terra. [...] “Quando ci hanno liberato, sono finito da solo in una macchina dei ribelli, i colleghi erano tutti e tre in un’altra vettura. Mi chiedevo che cosa fosse successo, che cosa fosse intervenuto a salvarci. [...]» (“la Repubblica” 26/8/2011) • Vedi anche QUIRICO Domenico, ROSASPINA Elisabetta, SARCINA Giuseppe.