Giuliana Ferraino, Corriere della Sera 26/08/2011, 26 agosto 2011
LA GERMANIA NEL MIRINO DEI MERCATI —
Il «fulmine» ha colpito la Borsa di Francoforte alle 15.45: in una manciata di minuti, l’indice Dax ha perso il 4%, facendo cadere tutti gli altri listini europei, fino ad allora positivi. Il bollettino di chiusura è tutto negativo: Londra -1,44%, Parigi -0,65%, Madrid -0,84%, Milano -0,25%. E se a fine giornata la Borsa tedesca ha più che dimezzato le perdite a -1,7%, l’incidente mostra che la paura di contagio, dalla periferia dell’eurozona, è arrivata fino al cuore dell’impero.
Germania nel mirino? Sul flash crash non c’è una spiegazione ufficiale. A provocarlo potrebbe essere stata una causa tecnica, come capitò al Dow Jones l’anno scorso, quando il 6 maggio 2010 perse mille punti in meno di mezz’ora. O il rumor (infondato) che il bando delle vendite allo scoperto potesse essere esteso alla Borsa tedesca. Ma a un certo punto sui mercati hanno cominciato a rincorrersi voci di un possibile downgrade del debito sovrano tedesco, poi smentito dalle tre principali agenzie di rating. Eppure la corsa a confermare la tripla A alla Germania e l’outlook stabile mostrano quanto sia alta la tensione sui mercati.
Il nervosismo è globale. È palpabile in Cina, dove il presidente Hu Jintao ha accolto il presidente francese Nicolas Sarkozy sottolineando che «la Cina è preoccupata dell’impatto della crisi del debito europeo e si augura che gli investimenti cinesi nel Vecchio Continente vengano protetti». Ai circa 800 miliardi di dollari di riserve in euro sui 3.200 miliardi stimati, in Europa Pechino controlla infatti asset pari a oltre 3.000 miliardi. Preoccupazioni quindi fondate, alle quali Sarkozy ha replicato invitando la Cina a partecipare al rilancio dell’economia mondiale. «È necessario» che il G20 «prenda delle decisioni» per la ripresa. «Si tratta di una questione importante e la Cina ha un ruolo fondamentale».
In un clima di incertezza planetaria, c’è grande attesa per il discorso di Ben Bernanke oggi a Jackson Hole, in Wyoming, in occasione del tradizionale incontro annuale con gli altri banchieri centrali. L’euforia sui mercati degli ultimi giorni ha segnalato la speranza da parte degli investitori di un nuovo allentamento della politica monetaria con il terzo giro di quantitative easing (Qe3). L’anno scorso il presidente della Fed aveva annunciato proprio a Jackson Hole un piano da 600 miliardi di liquidità al mercato. Oggi, però, una simile mossa è vista in modo critico dalla maggioranza degli economisti, perché non servirebbe a rilanciare la crescita e a produrre nuovi posti di lavoro. La disoccupazione resta uno dei nodi principali. L’ultimo dato negativo è arrivato ieri: nella settimana finita il 20 agosto, la richiesta di sussidi è salita a quota 417 mila e solo il 48,8% dei giovani tra i 26 e i 24 anni aveva un lavoro a luglio, la percentuale più bassa di sempre. E perciò, aspettando Bernanke, anche Wall Street ha chiuso in discesa, con il Dow Jones in calo dell’1,51% e il Nasdaq dell’1,95%, nonostante il segnale di fiducia di Warren Buffett, che ha investito 5 miliardi in Bank of America.
Giuliana Ferraino