Emanuela Minucci, La Stampa - Cronaca di Torino 26/8/2011, 26 agosto 2011
IL PASSATO TORNA DAL WEB E CASTIGA
Abbandonato dalla moglie per colpa di un clic sul Web. Il tempo di leggere che suo marito venti (venti!) anni prima aveva tappezzato una cittadina della provincia di Torino con la fotografia della sua ex fidanzata per gridarle che il suo cuore era irrimediabilmente infranto e lei, la legittima, non ci ha più visto. Ha fatto le valigie e lo ha lasciato.
A nulla sono valse le disperate giustificazioni tipo «quando ho conosciuto lei, fra me e te non c’era nulla». La moglie di Alberto - anche il nome è fasullo, visto il carattere della moglie, vittima del Web ci ha pregato di mantenere l’anonimato - è irremovibile. «Ho digitato il tuo nome su Google ed è venuta fuori quella schifezza ha inveito lei - ora tutti in ufficio mi prendono in giro, e tutti assoceranno per sempre quell’imbarazzantissima performance a te».
Il fatto è stato riportato in scena, o meglio on line, una settimana fa, riprendendo, paro paro, un pezzo della «La Stampa» del 1992. Allora Alberto aveva quarant’anni e si era preso (non pienamente ricambiato) una bella cotta. Al punto da spendere centinaia di migliaia di lire per dichiarare a questa ragazza il suo imperituro amore. Il grottesco è che anche allora la sua compagna s’incavolò con lui. In differita di poche ore però, non come la moglie, vent’anni dopo: «Mi sbatti sui muri senza dirmi niente: non mi vedrai più».
E’ proprio vero che certe amorose pensate nascono sotto la stella sbagliata. «Ma mai e poi mai - rimugina Alberto, ex dipendente Fiat oggi alle soglie dei sessant’anni -, avrei immaginato che per colpa di Internet sarebbe andato in briciole un matrimonio». Già. Una storia che sta agonizzando impigliata nella rete. Appesa a un link. Incagliata sugli scogli del gossip. E chissà per quanto tempo ancora. Forse per sempre: «Come un tatuaggio che mette per sempre fine al nostro amore, proprio ora che ci preparavamo ad una serena vecchiaia insieme» commenta lui.
Le ha provate tutte Alberto E, ieri, ha pure telefonato al nostro giornale, per chiederci come si poteva eliminare quel link: «Devo rivolgermi alla polizia postale? A un avvocato? Quelle poche righe mi hanno distrutto la vita, forse voi sapete come aiutarmi...». Al di là di scrivere a caratteri cubitali un appello («Signora, torni da suo marito e se ne infischi del Web e soprattutto delle cattiverie da scrivania»), c’è un’altra possibilità: quella di rivolgersi direttamente all’editore digitale pregandolo di eliminare quella storia che per i lettori è poca cosa, ma per Alberto è la vita. D’altronde, come spiegano gli esperti di diritto del Web, ai navigatori di Internet (o meglio ai suoi protagonisti) la legge tira la ciambella del «diritto all’oblio». Affidandosi a un legale si spendono soldi e si deve investire parecchio tempo, che - pare di capire - è un fattore decisivo per salvare questo matrimonio fatto esplodere da un motore di ricerca. Un segno dei tempi, che spiega - ai danni del povero Alberto che la rete è peggio di un investigatore privato. E che se nel ‘92, quando la storia dell’amorosa affissione apparve sul quotidiano, il giornale del giorno dopo era potenzialmente carta straccia. Oggi invece, immortalata dal Web, questa storia riesce a buttare nel cestino un matrimonio.