Varie, 26 agosto 2011
QUIRICO Domenico
QUIRICO Domenico Asti 18 dicembre 1951. Giornalista. Della “Stampa” • «[...] firma autorevole de La Stampa [...] è stato prima caposervizio agli esteri e poi inviato. Fra le sue aree di interesse ci sono l’Africa, la Russia e l’Asia Centrale. È stato anche corrispondente da Parigi. A lui La Stampa ha assegnato il premio Igor Man, per il suo reportage da inviato [...] su uno dei barconi degli immigrati partiti dalla Tunisia e arrivati a Lampedusa. [...]» (Alessandra Baduel, “La Stampa” 26/8/2011) • Il 24 agosto 2011 a Tripoli fu sequestrato da un gruppo di uomini fedeli a Gheddafi insieme ai colleghi Elisabetta Rosaspina, Claudio Monici e Giuseppe Sarcina (furono liberati dopo 24 ore): «[...] “Io avevo addosso questa maglietta del Paris St Germain [...] e all’inizio mi hanno preso per francese. Mi gridavano ‘Sarkozy assassino’, mi hanno dato un colpo in testa con il calcio di un fucile” [...] Caricati a forza su un pick-up sporco di sangue, i quattro italiani e l’autista sono stati portati via solo per pochi metri. Poi il fuoristrada si è fermato, l’autista libico è stato strappato fuori. [...] È stato il passaporto con su scritto Zintan a costare la vita al giovane. Veniva dal feudo dei ribelli. I fedelissimi del colonnello l’hanno ucciso a freddo con una sventagliata di kalashnikov. Gli italiani sono stati portati in una strada chiusa del quartiere, dove subito si è riunito un centinaio di persone urlanti. Non c’era nemmeno un comandante, tutti gridavano, qualcuno sparava in aria, qualcuno per terra. [...] È stato quello il momento decisivo, quando sono intervenuti “gli angeli”, come li chiama Sarcina: diversi civili, fra cui due giovani sulla ventina, hanno fermato i miliziani più accaniti, li hanno convinti a portare i prigionieri davanti a un alto ufficiale, perché decidesse della loro sorte. I quattro sono stati rinchiusi in un garage seminterrato. “Anche allora c’era qualcuno che si affacciava alla finestrella, ci guardava, faceva cenno di tagliarci la gola”, racconta Quirico. Poi i due giovani, evidentemente legati ai clan più potenti, hanno utilizzato l’influenza tribale per raffreddare gli animi, sono riusciti a ottenere di trasferire i prigionieri nella casa di uno dei due [...] Alla fine i due ragazzi sono riusciti a trovare la via d’uscita: caricati su un camion gli italiani, lentamente, con un lungo giro, li hanno portati all’hotel Rixos, controllato dai ribelli. Anche qui, evidentemente, i legami familiari sono serviti ad evitare uno scontro. Spiega Domenico Quirico: “Per un momento ho persino creduto che volessero usare l’opportunità della nostra presenza per passare dall’altra parte. Invece no. Erano gheddafiani, sono tornati dalla loro parte. Ma erano comunque persone straordinarie, persone per bene. Io credo che Dio esista nelle azioni degli uomini: noi abbiamo incontrato due persone che l’hanno dimostrato, hanno concretizzato la presenza del divino nel mondo”. A quel punto, liberi e ospiti dei ribelli, i quattro ex prigionieri sono diventati anch’essi oggetto di giubilo, in una sfilata per ogni posto di blocco, con i ragazzi a fare la V di Churchill. Ma non c’era gioia, il pensiero tornava a Mahdi, ucciso a freddo. E anche ai due liberatori. [...]» (“la Repubblica” 26/8/2011) • Vedi anche MONICI Claudio, ROSASPINA Elisabetta, SARCINA Giuseppe.