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 2011  agosto 26 Venerdì calendario

PRIVILEGIO ASSICURATO

Un privilegio è per sempre. Che sia buona o cattiva sorte, salute o malattia. Sempre: dunque anche finché morte non ci separi, e qui via con gesti scaramantici. Il senatore ha sposato la Repubblica e riceve un’ampia eredità: berline, autisti, collaboratori, corsi d’nglese, mense di lusso e pure un’assicurazione sulla vita. Anzi, due: una per la scomparsa improvvisa, una per infortunio o patologie gravi. Non è facile garantire una protezione a 321 (compresi i 5 a vita) distinti signori con una media età di 56 anni, lo Stato sa che il sacrificio va pagato caro. Il Senato ha cambiato cifre in gioco e bandi di gara per l’ennesimo regalo di Casta. Non c’è un’azienda, animata da spirito patriottico, pronta a immolarsi per le istituzioni. Il primo appalto è andato in buca, il più salato e curioso. Vincono le Generali: 8,7 milioni di euro per assicurare i senatori in caso di morte (per sei anni). Una spesa di circa 4,5 mila euro l’anno per ciascuno dei 321, una franchigia altissima. E una descrizione fulminea nei documenti ufficiali del Senato: “L’appalto ha per oggetto la stipula di una convenzione assicurativa per il caso di morte (rischio assoluto) degli onorevoli”. Asta deserta, invece, per il “ramo danni”, infortuni o decesso per i mille dipendenti e ancora per i senatori. Nessuno ha risposto a una chiamata pericolosa , non per chi lavora a Palazzo Madama, ma per i senatori che, non più giovincelli, possono farsi male in giro per i collegi elettorali (anche se non esistono più) o nel vagone rotto di un treno provinciale (anche se viaggiano in prima classe): troppo pochi i 14,7 milioni di euro per sei anni previsti.
AL SENATO hanno tigna. Non mollano la presa e, straordinari o meno, a ferragosto pubblicano in Gazzetta Ufficiale un nuovo appalto alzando la posta e riducendo la durata. Offrono 9,3 milioni di euro per assicurare immobili, dipendenti e di nuovo i senatori per i prossimi tre anni (non più sei). Il capitolo è rimasto uguale al precedente: “Stipula di una polizza assicurativa avente a oggetto il caso di morte o di invalidità permanente da infortunio o di invalidità permanente da malattia degli onorevoli senatori e per il personale in servizio”. Fatta una divisione, il senatore costa 2,3 mila euro l’anno per infortuni e malattia e 4,5 mila euro per scomparsa improvvisa: la copertura totale vale 6,8 mila euro l’anno, non viene detratta dal complicato stipendio che somma indennità e diaria, ma è un gentile omaggio di Stato. La partita è aperta, per il secondo tempo, possono partecipare tutti, in teoria: in pratica solo chi “nel triennio ha realizzato una raccolta danni di ammontare complessivo pari almeno a 600 milioni di euro”. Per dire: multinazionali o niente. Forse perché assicurare i senatori sarà un onore, ma anche una bella scommessa. Il Parlamento europeo paga l’assicurazione prevista per legge, senza scomodare i privati e stanziare capitali o scovare una polizza sulla vita. Una società con cinquanta dipendenti spende poche migliaia di euro. I senatori, però, sono dispersi nel loro benessere. Confondono le comodità che si trascinano da tempo, che resistono all’indignazione dei cittadini o che nemmeno sanno di avere. Uno dei 321 senatori è sorpreso: “Sapevo di un’assicurazione sulla vita solo per noi, non sapevo di un’altra polizza per gli infortuni insieme con i dipendenti”. C’è chi può. E chi non sa.