Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
L’uomo più ricco del mondo sarebbe a questo punto Carlos Slim, messicano, padrone dei telefoni di quel paese e primo in classifica grazie a una vertiginosa rivalutazione delle sue azioni in Borsa: possiede soldi e titoli per 67,8 miliardi di dollari, 50 miliardi di euro. Sia Forbes che Fortune – i due mensili che si occupano di queste cose – stilano le loro classifiche tenendo solo conto dei valori di Borsa posseduti da ciascuno. Un ciclo favorevole dei corsi può dunque rovesciare le posizioni, anche in poco tempo: nel numero dello scorso aprile Forbes aveva fatto salire Slim dal terzo al secondo posto, lasciando il primato al padrone di Microsoft, Bill Gates (salvo riportarlo al terzo posto adesso). Invece, il sito web della rivista finanziaria messicana Sentido Comun, ripreso da Fortune, ha ricalcolato tutto e annunciato la nuova graduatoria.
• Chi sarebbe poi questo Slim?
Non se lo ricorda? venuto in Italia poco tempo fa con gli americani di At&t. Voleva comprarsi Telecom. E magari Prodi gliel’avrebbe anche data. Ma la vicinanza degli americani gli è stata fatale: a loro il nostro governo non avrebbe venduto mai. Infatti, quando At&t si è ritirata, Slim s’è intestardito per qualche giorno ancora, non voleva rinunciare.
• Che gliene importava alla fine?
In realtà voleva Tim Brasil, la gallina dalle uova d’oro inseguita anche da Telefonica. Che poi vincesse Telefonica era ovvi i legami tra italiani e spagnoli sono così intensi che favorire un messicano sarebbe stato uno schiaffo.
• Come si fa a diventare ricchi a quel modo?
Ah, da questo punto di vista la storia di Slim è esemplare. Intanto la famiglia era già più che benestante. Il padre era un libanese di religione cristiana. Lasciò Jezzine e venne a Città del Messico ad aprire un emporio. Era il 1902. Gli affari andavano bene, sposò una donna ricca, comprò parecchi palazzi, ebbe sei figli. Carlos, che è del ’40, era il più piccolo, il più vivace. Erano gli anni Ottanta, Slim si era laureato in Ingegneria e faceva l’uomo d’affari. L’occasione si presentò con la massiccia, inarrestabile fuga all’estero di capitali messicani: la moneta locale svalutava, nessuno voleva correre rischi. Carlos invece rimase e, a quei prezzi, fece incetta di azioni e banche. Dunque, coraggioso, perché comprava quando tutti vendevano, comportamento assai raro. Nel ’90, poi, il governo di Carlos Salinas decise di privatizzare l’azienda telefonica di Stato, la Telmex. Chiamò gli esperti delle banche americane e si fece valutare l’azienda. Gli esperti dissero che valeva 12 miliardi di dollari. E Salinas la vendette a Slim per un miliardo e sette. Capita la lezione?
• Perché uno sconto simile?
Avrà avuto il suo tornaconto, no? Ma quello che è importante è mettere insieme i fattori: un uomo molto intelligente, coraggioso e spregiudicato; una famiglia che ti dà la base per cominciare; i politici che sono pronti a spianarti la strada. Ecco tre elementi decisivi per diventare “ricchi a quel modo”, secondo la sua espressione. Slim, da allora a oggi, non ha esitato a moltiplicare il business dei telefoni entrando con forza anche nel settore dei cellulari, e a tenere sotto stretto controllo i politici, che sono eletti sempre con il suo appoggio decisivo. Ha finanziato alla grande Vicente Fox, eletto presidente nel 2001, e non si è risparmiato neanche con Felipe Calderon, diventato presidente nel novembre del 2006. In cambio, con le sue tre società telefoniche (America Movil, Telmex e Telcel) controlla il 90 per cento delle linee fisse messicane e l’80% dei cellulari. E le sue tariffe sono le più alte del mondo. Tenga conto che business dei telefoni è magnifico anche dal punto di vista finanziar è denaro cash, e in quantità enormi.
• Non è strano che si accumuli una ricchezza simile in un paese come il Messico? Sapevo che si trattava di un paese povero.
Sì, è un paese povero, non occupa che il sessantesimo posto per reddito pro capite e Slim con le sue attività (non ci sono solo i telefoni, naturalmente) rappresenta quasi il 7 per cento di tutto il Prodotto interno lordo. Su cento milioni di abitanti, la metà vivono in condizioni miserabili e Città del Messico è una delle megalopoli che secondo Forbes sparirà prima del 2100 a causa della mancanza d’acqua e delle spaventose condizioni in cui vivono i suoi venti e passa milioni di abitanti. Ma proprio questo contesto di indigenza ha avuto la sua importanza nell’ascesa di Slim: un mondo dal punto di vista imprenditoriale timido, spaventato, scoraggiato, dove la parola concorrenza non ha quasi significato. Quello che ci voleva per permettere a un uomo dalle ambizioni sconfinate come Carlos di far man bassa di tutto.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 7/8/2007]
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