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 2007  agosto 08 Mercoledì calendario

ROMA - «Secondo me oggi ci sono tutte le condizioni per creare un soggetto di centro. Sarebbe drammatico non cogliere questa occasione facendo avanzare solo le proprie biografie personali»

ROMA - «Secondo me oggi ci sono tutte le condizioni per creare un soggetto di centro. Sarebbe drammatico non cogliere questa occasione facendo avanzare solo le proprie biografie personali». Clemente Mastella conferma di aver discusso a lungo con Casini, Pezzotta e Gerardo Bianco di una "svolta" centrista. Un nuovo partito da presentare alle europee del 2009, ma che sarà pronto anche se la situazione del governo Prodi precipitasse e si votasse il prossimo anno. Il ministro della Giustizia non teme più il referendum: è sicuro che una formazione del genere supererà il 10% e sarà determinante per la formazione di qualsiasi esecutivo. Perché adesso ci sarebbero le condizioni? «Il "berlusconismo" è fallito, sta emergendo la convinzione che bisogna creare un´area di centro sul modello di quello che c´è stato un tempo». Cioè qualcosa di simile alla Dc? «Sì, penso a quella fisionomia». Ma la Dc non è mai scesa sotto il 30 per cento. «Le condizioni sono diverse, è ovvio. Comunque noi non scenderemmo sotto il 10%. Probabilmente sarebbe il terzo partito in ampie zone del paese, a cominciare dal Mezzogiorno. Supereremmo An». Con chi pensa di poter realizzare un disegno del genere? «Io e Casini, ma non solo. Noi possiamo dare una organizzazione. Ma l´elettorato di riferimento è più vasto. C´è Pezzotta, con cui ho parlato. Nello stesso tempo non chiediamo avalli alla Chiesa». E Rutelli e Di Pietro? «La chiamata è per tutti, poi dipende da chi risponde». La chiamata è anche per Montezemolo? «Non lo so. Ne saremmo ben lieti. Ma non basta una dichiarazione di un giorno». Pensate di poter conquistare pezzi del Polo e del Pd? « chiaro che questo disegno ci impone di raccogliere settori vari. Non tutti, ad esempio, entreranno nel Pd con entusiasmo. Il Polo, in effetti, è più statico. Non ha un progetto per il Paese e non unisce l´elettorato centrista. Il punto, poi, è che quando non ci sarà l´ipoteca Berlusconi, le prospettive dei moderati si moltiplicheranno e certo non potrà essere Fini a guidarli. Forza Italia è come il mio Napoli: è stato forte fin quando c´è stato Maradona, poi è crollato». Lei non vuole avalli dalla Chiesa, ma quel mondo chi lo intercetta? «Sarebbe velleitario pensare a un partito dei cattolici. Ma certo noi abbiamo una sensibilità che quegli ambienti riconoscono. Difendiamo alcuni valori. Il che non vuol dire che ci sarà un neocollateralismo con la Chiesa. Penso semmai che alcuni mondi, come la Cisl si sentirà sofferente rispetto al Pd». Se è convinto di arrivare al 10%, il referendum elettorale le farà meno paura. « vero, fa meno paura. L´asticella dello sbarramento è diventata superabile. Ma il nodo non è questo. Per me e per Casini, un nuovo partito di centro è una necessità. Pier o si impegna su questo fronte e farà il gregario di Berlusconi. Per me è la stessa cosa nell´Unione». Questo nuovo centro con chi si alleerebbe? «Guardi, questa sarà un´area senza la quale non ci sarà nessun governo. Cambierà gli equilibri del Paese. Sarà come inserire di nuovo la Juve nel campionato». Quindi con chi starete? «Dipende. Dipende dal Pd. Se guarderà nella nostra direzione oppure no. Ma il loro disegno non avrebbe senso se non lo facessero. Io penso a un centrosinistra come negli anni ´60. Basta con la propaganda di Berlusconi e la paura dei comunisti». A quando il debutto? «Noi dobbiamo prendere tempo e arrivare alle Europee. Ma se ci fossero le elezioni prima, avremmo il dovere di costruirlo subito. Noi dobbiamo evitare di consegnare il paese al Cavaliere, ma se la sinistra non abbandona il linguaggio ideologico si andrà a votare presto. Saranno i riformisti a imprimere lo stop al Senato». Non negherà, però, che il suo progetto dipenderà dal sistema elettorale? «Con i numeri di cui io parlo, non credo. Comunque per me si può correggere l´attuale legge. Va bene pure il modello tedesco. Il problema è che le riforme elettorali sono legate alle convenienze e se non c´è la convergenza delle convenienze, non si fanno».