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 2007  agosto 08 Mercoledì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

MOSCA – Dalle stelle della finanza mondiale alle stalle della campagna russa. In senso letterale: perché la parabola di German Sterligov, l’oligarca fattosi eremita, lo ha visto prima muovere i titoli della galassia azionaria e ora spingere le pecore fuori dall’ovile. In mezzo, una crisi mistica che lo ha colto quindici anni dopo aver accumulato il primo milione di dollari: e che lo ha fatto trasferire dalla chicchissima magione sulla Rublyovka alla baita nel bosco raggiungibile d’inverno solo in slitta.
Mentre gli altri oligarchi continuano ad arare le ricchezze naturali della Russia e a mungerne i frutti fra Londra e Saint- Tropez, lui zappa letteralmente la terra per dar da mangiare alla moglie e ai cinque figli che ha condotto con sé nell’eremo al confine tra la regione di Mosca e quella di Smolensk, a 160 chilometri dalla capitale.
Sterligov non rimpiange nulla: «La mia vita non è mai stata migliore – racconta ”. Ancora non riesco a credere di avere un’esistenza così piena e interessante. E stento a capire come io sia riuscito a scappare da Mosca, con tutta la sua atmosfera mercenaria, la confusione e l’invidia».

L’oligarca ha trovato la luce riscoprendo alle radici una profonda fede ortodossa. Nella sua vita precedente, era stato tra i fondatori della Borsa di Mosca e aveva costruito un impero finanziario con uffici e residenze tra Londra e New York. Adesso possiede, oltre a 80 pecore e un numero imprecisato di anatre, due trattori, un bulldozer e una vecchia Toyota.
Nella sua izba non c’è corrente elettrica e ormai si stanno disabituando anche al cellulare. «Prima – rammenta – abbiamo sempre vissuto nei quartieri più esclusivi ed eleganti, in case grandi e costose». Oltre a Mosca, sul Rublyovskoe shosse, il distretto dei miliardari, le sue abitazioni erano distribuite fra Curzon Street a Londra e Battery Park a New York.

All’apice della sua fortuna, Sterligov dava lavoro a più di 2.500 persone. Ora impiega due contadini, che gli insegnano come erigere muretti e aggiustare staccionate.
Il tornante della sua vita è stata la fallita campagna presidenziale del 2003, bloccata dal Cremlino. Già prima aveva tentato di far strada alle sue ambizioni politiche brigando un governatorato in Siberia e poi la poltrona di sindaco di Mosca. Ma sempre senza successo. Finché alla fine si era trovato con una montagna di debiti dovuti ai costi delle campagne elettorali. «Sono arrivato a capire che anche se non potevo fare qualcosa per il mio Paese, la mia famiglia aveva pur sempre bisogno di me – spiega oggi ”. E a questo livello potevo ottenere un cambiamento radicale».

Così Sterligov vende tutto, paga i debiti e si accampa nella foresta, dove costruisce la sua casetta con i soldi rimasti. «Ora non ho più denaro – ammette ”. Tutto quello che ho è nella mie tasche. Siamo quasi del tutto autosufficienti. Tutto ciò che devo comprare è zucchero, sale e a volte il pane, quando siamo troppo pigri per impastare la nostra farina».
E la famiglia? « stata dura soprattutto per mia moglie – riconosce l’ex oligarca ”. Non era abituata alla vita della contadina, conosceva solo la vita da milionaria. Ma adesso mi è grata, perché i nostri ragazzi conducono una vita vera, normale. La mia famiglia è certamente più felice».

I figli di Sterligov vengono educati in casa, perché lui ritiene che mandarli a scuola «servirebbe solo a corromperli». Per la stessa ragione non andranno all’università. «Le università sono piene di depravazione – sostiene ”. Lì apprenderebbero soltanto la corruzione morale. fuori discussione».
Nostalgia del passato, nessuna. «Non ce l’ha neanche la mia figlia maggiore, per quanto abbia vissuto fra Mosca e New York. Quando porto i ragazzi a Mosca, ogni sera mi fanno la stessa domanda: quando torniamo nel bosco?».