(Rossella Burattino, Corriere della Sera 8/8/2007), 8 agosto 2007
Discriminazioni. Ultima iniziativa di Karita Bekkemellem, ministro per l’Infanzia e le Pari opportunità norvegese, riunire trentadue saggi, tutti uomini, selezionati tra politici, atleti e vip della tv e del cinema, e aprire un dibattito sui "diritti del genere maschile" (la presentazione in un pub di Oslo)
Discriminazioni. Ultima iniziativa di Karita Bekkemellem, ministro per l’Infanzia e le Pari opportunità norvegese, riunire trentadue saggi, tutti uomini, selezionati tra politici, atleti e vip della tv e del cinema, e aprire un dibattito sui "diritti del genere maschile" (la presentazione in un pub di Oslo). Obiettivo, scrivere un documento su "Uomini e pari opportunità", e generare una discussione pubblica nella società civile sui diritti del genere maschile ("Il dibattito però deve partire dagli uomini. Le donne non possono farlo al loro posto"). L’esigenza nasce dalla denuncia di un malessere generale degli uomini norvegesi, che oggi patiscono le ripercussioni di decenni dedicati a promuovere il riscatto delle donne. In particolare i ragazzi rendono meno a scuola delle compagne di classe, e gli uomini tendono ad ammalarsi più frequentemente e di patologie diverse, ma senza attirare molto interesse. Senza contare il mancato ottenimento della custodia dei figli in caso di divorzio. Negli Usa il dibattito è stato aperto da una ricerca del dipartimento di Sociologia del Queens College di New York, condotta a Chicago, Boston, Dallas, Minneapolis e New York: rivela che le giovani lavoratrici guadagnano tra il 17 e il 20 per cento in più dei colleghi maschi. In Italia si pone ancora il problema opposto. Le donne guadagnano il 9 per cento in meno degli uomini e il Paese è penultimo in Europa per tasso di occupazione femminile. Il loro tasso di disoccupazione è diminuito (10 per cento), ma le donne in carriera sono poche, percepiscono salari più bassi rispetto agli uomini e spesso sono senza figli. Secondo l’Istat anche in Italia le donne vantano un rendimento scolastico e universitario superiore, ma riescono a terminare gli studi in minoranza. Poche presenze femminili anche tra i banchi del Parlamento e tra le poltrone del Consiglio dei ministri. Il trend si inverte solo nell’affidamento dei figli in seguito al divorzio (84 per cento contro il 6,5 delle custodie ai papà, come in Scandinavia).