Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
La Gallup, decana delle agenzie di sondaggo di tutto il mondo, ha fatto i conti per incarico del quotidiano Usa Today ed emesso la sentenza: la finale per la Casa Bianca sarà tra Hillary Clinton per i democratici e Rudolph Giuliani per i repubblicani.
• Bisogna crederci? Quando ci sarà lo scontro vero e proprio?
Bisogna crederci abbastanza. Lo scontro vero e proprio si svolgerà tra gennaio e maggio dell’anno prossimo. Di solito il vincitore delle primarie viene proclamato a maggio. Ma stavolta il voto di alcuni stati-chiave è stato anticipato, dovremmo perciò conoscere i nomi dei due candidati già in febbraio. Certo il sondaggio Gallup è piuttosto convincente. Hillary ha il 48 per cento dei consensi contro il 26 di Barack – il candidato di colore – e il 12 di Edwards. Giuliani sta 33 a 21 su Thompson, mentre il terzo concorrente repubblicano, il senatore dell’Arizona John McCain – che aveva conteso la nomination a Bush jr. già nel 2000 –, sta ancora al 16. Intendiamoci, cambiamenti di fronte e rovesciamenti sono sempre possibili. Per esempio, Ruben Kihuen, un ragazzo di 27 anni, idolo degli elettori di lingua spagnola, democratico, potrebbe spostare un bel po’ di voti dichiarandosi per questo o per quello. Barack gli ha già lanciato tre appelli, i Clinton lo hanno invitato a cena. Lui per ora non si pronuncia. Porterebbe al prescelto come minimo il Nevada, uno stato cruciale, dove il 9 per cento dell’elettorato parla spagnolo.
• E dopo? Chi sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti?
Se si disputeranno la finale Hillary e Giuliani, dovrebbe vincere, di un soffio, Giuliani. Così almeno dicono i sondaggi. Ma i due sono pressoché alla pari, qui veramente si tira indovinare. Ammesso poi che i prescelti siano proprio loro due. Intanto le faccio notare che non mi ha fatto nessuna domanda sul fatto che il candidato democratico alla Casa Bianca potrebbe essere una donna.
• E’ un fatto storico?
E’ un fatto storico già la situazione attuale. L’unica donna ad aver partecipato a una corsa per la Casa Bianca è stata Geraldine Ferraro. Ma si presentava come vice di Mondale alle presidenziali del 1984, quelle che avrebbero confermato per altri quattro anni Reagan. Il fatto però che lei non mi abbia fatto questa domanda subito, conferma la sensazione di tutti i commentatori e cioè che Hillary sia poco vissuta come candidato-donna. una persona potente, autoritaria, che ha votato a favore dell’intervento in Iraq, molto conservatrice, ambiziosissima. Vale a dire: è una donna-maschio.
• Questo, dal punto di vista della vittoria finale, è un vantaggio o uno svantaggio?
Mah, per esempio l’elettorato femminile non la appoggerà forse in modo così convinto. E una parte dell’elettorato maschile potrebbe comunque avere un pregiudizio nei confronti di un presidente-femmina. Hillary ha certamente dalla sua il denar nel primo trimestre dell’anno ha raccolto 26 milioni di dollari a cui ha aggiunto i dieci milioni avanzati dalla precedente campagna elettorale per l’elezione al Senato. Una dote iniziale di 36 milioni di dollari non ce l’ha mai avuta nessuno. Pensi che i candidati democratici della precedente campagna elettorale avevano raccolto nei primi tre mesi 31 milioni. Ma tutti insieme! Ora, gli analisti hanno verificato che la quantità di denaro che si mette in campo in campagna elettorale è decisiva per la vittoria finale, secondo un’equazione molto semplice: chi ha più soldi entra alla Casa Bianca. Ricordiamo l’ultima volta: Kerry era più simpatico e aveva vinto tutti e due i confronti televisivi. Ma Bush mise insieme 367 milioni, Kerry soltanto 328. Più soldi, più spot, più manifesti, più comizi, più tutto. Quattro anni prima a Bush erano bastati 185 milioni, nel 2004 gli ci è voluto il doppio. Da questo punto di vista l’asso nella manica di Hillary è il marito Bill, che ha fatto il presidente per otto anni nell’altro secolo. Gli esperti giurano che a Natale avrà raccolto cento milioni per la moglie. Lui sorride e spiega a tutti: «Il mio sogno è mettermi a disposizione di Hillary, fare tutto quello che mi chiede e non dover lavorare per campare. Esattamente come fece lei quando il presidente ero io...»
• E Obama?
Ha commesso parecchie ingenuità nell’ultimo mese. Ha pure detto che, da presidente, avrebbe incontrato il presidente iraniano Ahmadinejad, cosa che ha fatto subito dire ai suoi avversari: «Bravo, fai pure propaganda a un nemico dell’America». I punti tra Hillary e lui erano 11 un mese fa e adesso sono diventati 22. Però nessuno mi leva dalla testa che il colore della pelle c’entra: un nero alla Casa Bianca sarebbe ancora più rivoluzionario di una donna presidente.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 8/8/2007]
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