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 2007  agosto 09 Giovedì calendario

NEW YORK

«Un tradimento senza precedenti in oltre due secoli di presidenza americana». Barbara Kellerman, docente di leadership globale ad Harvard e autrice del bestseller sulle «first families» All the President’s Kin non ha dubbi: «La rivelazione che la figlia di Rudolph Giuliani, Caroline, sostiene il rivale democratico Barack Obama nella corsa alle presidenziali americane del 2008 ha scosso il Paese proprio perché inedita».
La notizia ha fatto il giro del mondo, creando scompiglio nello staff elettorale dell’ex sindaco repubblicano di New York. Che non si era ancora ripreso dall’intervista del 21enne Andrew Giuliani, fratello di Caroline, al New York Times in cui spara a zero contro il padre.
Reo, tra l’altro, di aver mollato la loro madre, Donna Hanover, in diretta tv, con una conferenza stampa in cui l’informava di amare un’altra. L’odiata matrigna – e terza moglie – Judith Nathan.
Per quanto, a detta dei media, «interamente meritato », il voltafaccia di Andrew e Caroline contrasta in maniera palese con la devozione esibita dagli altri aspiranti «primi figli». Da Chelsea, consigliere numero uno di mamma Hillary insieme a Bill Clinton, ai cinque eredi di Mitt Romney, autori del blog pro-Romney «Five Brothers». E da Jimmy McCain, il figlio marine sempre accanto a papà John, a Sasha e Malia Obama, rispettivamente 5 e 8 anni ma già onnipresenti nelle foto di famiglia.
Per trovare un sentore di dissenso analogo a quello dei Giuliani bisogna risalire a Ron Reagan. Il figlio ballerino di Ronald e Nancy Reagan è sempre stato un liberal. Eppure ha aspettato la morte del padre prima di dichiararsi apertamente. E quando ha parlato, alla Convention Democratica del 2004, l’ha fatto per attaccare «l’ottusa politica di George W. Bush contro i fondi federali alla ricerca sulle cellule staminali». Ricerca che, secondo lui, poteva portare ad una cura per l’Alzheimer che ha ucciso l’adorato padre.
«Nella cultura puritana americana la fedeltà assoluta ai valori, anche politici, della famiglia è un tabù che nessuno se la sente di sfidare», spiega ancora al Corriere la Kellerman. «Ciò che accade nel segreto dell’urna è tutt’altra cosa – incalza la studiosa ”. L’importante è fare quadrato di fronte alla pubblica opinione».
Basta pensare a Mary Cheney, la figlia lesbica del vice-presidente ultraconservatore Dick che vive, si muove e parla da perfetta democratica ma poi viene ingaggiata come guru nelle campagne politiche del padre, di cui è una delle più fedeli collaboratrici. E a dar ragione a questa tesi, secondo la Kellerman, è anche la coppia più bipartisan della politica americana: Shriver-Schwarzenegger. «Invece di tradire i Kennedy, come temeva qualcuno, Maria ha portato Arnold nell’ovile dei valori liberal e kennediani ».
Ciò non significa, però, che la storia della Casa Bianca sia priva di scandali. Nel ’94 la figlia di Ronald Reagan, Patti Davis, fece scalpore quando decise di rinunciare al nome del padre e posò nuda per Playboy. Enel 2001 Jenna e Barbara Bush finirono sulle prime pagine ubriache fradice, in barba al divieto di vendita dei prodotti alcolici ai minori. Per non parlare poi dell’arresto per droga di Albert Gore III, figlio di Al e della condanna al carcere per spaccio di cocaina di Roger Clinton Jr, più tardi amnistiato dal fratello Bill.
E a mettere in serio imbarazzo i loro fratelli maggiori sono stati anche Billy Carter e Edward Nixon, coinvolti entrambi in scandali finanziari in cui hanno cercato di approfittare, illegalmente, del loro legame di sangue.