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 2007  agosto 09 Giovedì calendario

MILANO

Una foresta trasformata in mattatoio. La caccia al cervo riaperta nel Cansiglio sotto forma di «selezione» degli esemplari in eccesso. Fino a 700 animali abbattuti all’anno, 2000 nel prossimo triennio. L’allarme gela il sangue. Per l’Ecoistituto del Veneto, diretto da Michele Boato, e per il dirigente di Mountain Wilderness Italia, Toio de Savorgnani, l’area demaniale protetta tra le province di Treviso, Belluno e Pordenone potrebbe presto diventare un macello a cielo aperto. Il rischio per il momento non trova conferme in provvedimenti o delibere ufficiali. Le guardie venatorie hanno però segnalato alle Province di competenza che la colonia di cervi è diventata ormai troppo imponente. E che pertanto è necessario ridurne il numero. Il che sarebbe, sempre secondo gli ambientalisti, esattamente ciò che vorrebbero alcuni politici locali.
I NUMERI – «Dopo molti anni di pressioni e di riunioni a porte chiuse sembra che si sia arrivati all’ultima fase – si legge nel comunicato firmato
da de Savorgnani e Boato – cioè al dire che in Cansiglio i cervi sarebbero ben 2.300». Così tanti da saccheggiare i pascoli e danneggiare lo stesso bosco «poiché mangerebbero le piccole piantine, impedendo così la crescita degli alberi, quello che i forestali chiamano il rinnovamento ». A questo punto la paura è che qualcuno voglia fare piazza pulita: «I cosiddetti esperti si preparano a far credere che davanti ad un numero così elevato resterebbe una sola via: far entrare nella foresta i cacciatori». Che dopo il corso da selezionatori, potrebbero liberamente dare sfogo alla propria passione, eliminando «2.000 animali, in due o tre anni al massimo, cioè circa 700 all’anno». Qualcosa di simile a ciò che accadde nel parco nazionale dello Stelvio nel 2004, quando venne riaperta la caccia per eliminare oltre 500 esemplari.
Sulla vicenda pesano alcune incognite e i sospetti accendono paure che possono sembrare premature. Il primo punto controverso è quello dei numeri. Per lo stesso presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, «a quanto ne so i cervi non sono più di un migliaio». Stima confermata anche da Veneto Agricoltura, l’ente che gestisce l’area demaniale. «In ogni caso – ribadisce Muraro – anche se mi è stato chiesto di autorizzare la selezione, non farei mai un passo del genere senza avere prima un dato scientifico inoppugnabile». Un dato che al momento non c’è.
Secondo gli ambientalisti, però, qualcuno avrebbe ugualmente intenzione di gonfiare la presenza dei cervi nella foresta veneta allo scopo di legittimare la successiva mattanza. A mettere sulla difensiva chi si batte per salvaguardare la fauna selvatica sono le voci girate in questi giorni attorno alle attività di ricerca dell’Infs, l’istituto nazionale che da qualche mese ha cominciato ad analizzare la situazione della foresta veneta in attesa di insediare nella zona un centro di ricerca sull’ecosistema.
IL SONDAGGIO – Da un primo sondaggio fatto nell’autunno scorso, è emerso che i cervi sarebbero oltre duemila. Ma dall’istituto ribadiscono che simili stime, per essere considerate attendibili, vanno comunque ripetute nel tempo.
La popolazione presente nella foresta del Cansiglio è composta da animali che non vivono stabilmente nei 5600 ettari dell’area protetta, ma che provengono anche da fuori e si muovono in continuazione. Nella stagione degli amori, i maschi adulti si radunano nella piana del Cansiglio, del versante trevigiano dell’area protetta, dando vita allo spettacolo mozzafiato del bramito, una gara di «canto notturno» per stabilire le gerarchie del branco. «In questo periodo si possono contare anche oltre 700 esemplari in un’area ristretta del bosco – spiega de Savorgnani ”. Ma è sbagliato pensare che ce ne siano altrettanti altrove, in spazi delle stesse dimensioni ». Ma il timore è proprio questo: «Una valutazione esagerata – conclude l’ambientalista – potrebbe legittimare quanti già hanno manifestato l’intenzione di riaprire la caccia al cervo anche nei nostri boschi protetti». Prima di armare la mano dei cacciatori, insomma, vanno fatti bene i conti.