vanity, 9 agosto 2007
Le borse a picco
• Quello che si temeva alla fine è accaduto: le Borse di tutto il mondo sono pesantemente andate giù e venerdì 10 sono andate ancora più giù. Il Ferragosto ci obbliga a consegnare questo articolo prima di lunedì 13, a questo punto data assai interessante. Ma anche se ci fosse un qualche recupero, o almeno una tenuta, la situazione non potrebbe considerarsi risolta. Le ultime informazioni dicono che la quantità di mutui subprime insaccate in obbligazioni ammontano a 650 miliardi di euro. La cifra è molto grande, ma quel che è peggio è che non si è sicuri neanche di questa dimensione. E non si è sicuri, in genere, della dimensione globale dei titoli cosiddetti derivati, quei prodotti finanziari che non rappresentano un bene, ma per esempio un impegno a vendere/comprare a scadenza oppure una scommessa su un certo andamento di un indice di Borsa oppure un’assicurazione contro un aumento del tasso di interesse (per dire solo di quelli semplici). Insomma prodotti finanziari costruiti su altra finanza, carta su carta su carta su carta in una scala infinita che può addensare su un bene di valore 10 una montagna di obblighi finanziari pari magari a mille. Quanta roba di questo genere circola? E quante sono le salsicce che sono state servite dal 2001 a oggi al pubblico ignaro e anche al pubblico che non avrebbe dovuto essere ignaro? Anche qui: mistero. La caduta di giovedì è cominciata infatti dall’annuncio di Paribas – la banca francese più importante, quella che nel 2005 vinse la guerra dei furbetti comprando la Bnl – che tre suoi fondi di investimento erano «congelati». Il «congelamento» significava questo: se i disgraziati clienti che li avevano comprati si fossero presentati in banca a chiedere il rimborso, la banca avrebbe risposto: «Lì non ci sono più soldi». Cioè il loro valore era sceso a zero. Dentro, c’era un buon terzo di mutui subprime probabilmente insalsicciati con altra roba poco indigesta (700 milioni su attività per un miliardo e sei). Purtroppo le agenzie internazionali avevano dato a questi fondi la più alta delle valutazioni, cioè li consideravano poco diversi da un Bot. Segno che nemmeno gli esperti hanno ormai idea di quello che circola. In due giorni – giovedì e venerdì –, a seguito del minicrac Paribas, il valore di tutte le azioni in Europa è sceso di 220 miliardi di euro. Le banche centrali di tutto il mondo – e specialmente quella europea, la Bce – si sono messe a comprare per sostenere i prezzi. La Bce ha tirato fuori 270 miliardi di euro in due giorni. Somme minori, ma non insignificanti, hanno messo sul tavolo, allo stesso scopo, le banche centrali americana, canadese, australiana, giapponese. La ragione è evidente: tutto il sistema del credito è in pericolo. In America la Sec ha messo sotto inchiesta Goldman Sachs e Merryl Linch, sospettate di perdite molto ingenti. Countrywide, leader nel mercato dei mutui, ha fatto sapere di aver subito «perdite senza precedenti». I banchieri italiani, da Profumo in giù, hanno rilasciato ampie dichiarazioni rassicuranti: «Nel nostro patrimonio, quella roba lì praticamente non c’è». Speriamo. Milano, venerdì, è andata male e Alberto Statera su Repubblica ha scritto che le banche italiane sono esposte – con roba di carta che si spera buona – per seimila miliardi di euro. Quattro volte il pil del Paese. [Giorgio Dell’Arti]