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 2007  agosto 09 Giovedì calendario

MARCO MENSURATI

ROMA - Stavolta il Palazzo trema davvero. Un documento di 15 pagine firmato dal pm del caso Lorbek, Lorenzo Gresti, precipita il Coni e il suo presidente Gianni Petrucci nel centro di una tempesta dalle proporzioni impreviste, i cui esiti potrebbero essere ben più gravi di quelli prodotti da Calciopoli. L´accusa di Gestri è netta: Petrucci, legato a Gilberto Benetton da una «amicizia ultradecennale», è intervenuto sulla Camera di conciliazione del Coni «per evitare la conferma per la Pallacanestro Treviso della penalizzazione decisa dalla Corte federale». La Camera arbitrale è il massimo organo di giustizia sportiva. Petrucci è la prima carica dello sport italiano. Insomma, e con le debite proporzioni: è come se il Presidente della Repubblica venisse accusato di aver fatto pressioni sul presidente della Cassazione per aggiustare il processo ad un suo amico.
La vicenda si innesca in realtà su una storia da poco. La Benetton aveva tesserato un giocatore in più di quanti fosse consentito, lo sloveno Erazem Lorbek. Accortasi dell´errore aveva provato a recuperare attraverso una truffaldina retrodatazione di un documento. Una manovra goffa, per la quale era stata condannata a 15 punti di penalità (che le sarebbero costati i playoff). A quel punto ha fatto ricorso alla Camera di conciliazione. La procura di Bologna aveva però da tempo aperta una indagine per frode sportiva e proprio nei giorni della Camera di conciliazione aveva messo sotto controllo i telefoni di tutti i protagonisti. Era emersa l´ombra di un tentativo di corruzione dei giudici (poi rivelatosi del tutto infondato). Ed è proprio nell´archiviare quest´accusa che il pm ha deciso di inviare gli atti alla procura di Roma affinché decida se indagare sul «quadro impressionante di contatti incrociati fra i rappresentanti delle istituzioni sportive, dirigenti della Pallacanestro Treviso e funzionari della Camera di conciliazione». Contatti - scrive il pm - «idonei a minare in radice la credibilità di garanzia, trasparenza e terzietà che dovrebbero contraddistinguere i vertici istituzionali dello sport».
La ricostruzione del pm è un atto di accusa durissimo contro Petrucci: «Il vertice del Coni, nella persona del suo presidente Gianni Petrucci, avrebbe sentito la necessità, nonostante la camera di consiglio in corso, di assicurarsi un aggiornamento in "tempo reale" sull´andamento dei lavori della Camera, ossia proprio di quell´organo del quale, per primo, avrebbe dovuto garantire massima autonomia e indipendenza». E ancora: «Appare oggettivamente verificato che la decisione sul lodo abbia subito un´improvvisa virata in conseguenza (...) di un condizionamento anche esterno, questo certamente non accettabile, articolatosi attraverso una trama che (...) sembra ricondurre addirittura al presidente Petrucci (...) L´obiettivo ultimo della presidenza del Coni era evitare che la Camera confermasse la squalifica di 15 punti, garantendo quanto meno una riduzione di 3 punti». Il minimo perché la Benetton potesse almeno sperare nei playoff. Cosa che poi avvenne. Un comportamento, quello di Petrucci, che giustifica «perplessità in ordine al rispetto delle regole interne del Coni, nonché dei basilari principi deontologici e dell´etica sportiva che dovrebbero sempre informare l´operato dei rappresentanti istituzionali e dei principali attori dello sport».
«In riferimento a quanto riportato nella richiesta d´archiviazione - si legge in una nota del Coni - il presidente Petrucci, è rimasto amareggiato da alcuni passaggi del provvedimento, ma è sereno perché è consapevole che il Coni ha operato nel rispetto rigoroso di leggi, regolamenti e codici deontologici».