Amedeo La Mattina, La Stampa 9/8/2007, 9 agosto 2007
CARLO GRANDE
ROMA
Nel mare d’agosto riemerge la sardina bianca che dovrebbe rimettere insieme Clemente Mastella e Pierferdinando Casini come ai tempi del Ccd. E con loro i cattolici di Savino Pezzotta, che ha già preso le distanze, e gli scontenti del Partito Democratico. Che per il momento sarebbe solo Gerardo Bianco, mentre i teo-dem della Margherita sono in fila dietro a Rutelli e Veltroni. Il ministro della Giustizia è però convinto che oggi ci sono le condizioni per creare un soggetto di centro e che «sarebbe drammatico non cogliere questa occasione facendo avanzare solo le proprie biografie personali». Facendo capire che questo polo di centro fallirebbe se si anteponessero problemi di leadership. Mastella sa che Casini, con il quale ha avuto alcuni incontri, non lascerebbe ad altri la guida di una «Cosa Bianca». Non è un caso che Cesa parli sì di aggregare l’area moderata cattolica e riformista, ma non citi mai l’Udeur. Si rivolge piuttosto alla Cisl di Bonanni e ai moderati in generale. Ma Michele Vietti aggiunge che l’accordo con Mastella è semmai un punto d’arrivo. Prima di tutto una nuova legge elettorale, con il modello tedesco che «scardini il bipolarismo».
Comunque sia, per Mastella è una «necessità» dare corpo a una forza politica del 10% (la prova elettorale immaginata è quella europea del 2009 e per questo ha bisogno di tempo) con la quale tutti i partiti dovrebbero fare i conti per formare un governo. Anche Casini ne è consapevole. Del resto, spiega Mastella a «Repubblica», «o Pier si impegna su questo fronte o farà il gregario di Berlusconi: e per me è la stessa cosa nell’Unione». Intanto però, si resta fedeli a Prodi. A precisarlo è il capogruppo Mauro Fabris di fronte all’alzata di scudi nel centrosinistra e alla precisazione di Rocco Buttiglione per il quale il centro nuovo non nasce per fare alleanze con il Pd. «Deve essere in Italia, come nel resto d’Europa alternativo alla sinistra, e non solo a quella barricadera radicale ma anche a quella riformista di Veltroni e D’Alema». Carlo Giovanardi ci mette il carico e ricorda a Casini che per cambiare linea di partito ci vuole un congresso: e l’ultimo ha stabilito che, seppur in posizione autonoma, l’Udc è nel centrodestra. La risposta di Fabris non è di un futuro alleato: «Si vede che una prospettiva di subalternità continua a piacere a Buttiglione quando pretende in modo aprioristico di fissare gli interlocutori futuri».
Insomma, le idee non sono chiare. Per dirla con Cicchitto di Forza Italia, Udc e Udeur hanno strategie diverse. Ma nel Pd c’è preoccupazione? Loro alzano le spalle. Stronca Antonello Soro: «Hanno la pretesa di costruire una soluzione di potere senza progetto politico. un’idea estranea al sistema bipolare, incapace di attrarre gli italiani, tutta giocata su un’ipotetica rendita di posizione. Il progetto neocentrista non è competitivo con il Pd. Credo che sia destinato a durare il mese agosto». Sarcastica la Bindi: «Una volta c’era il governo balneare, oggi c’è il centro balneare».
Per Giulio Andreotti quella di Mastella è un’ipotesi «non stravagante», ma, memore dell’esperienza con Democrazia europea e Sergio D’Antoni (3,5% e due senatori nel 2001), esprime scetticismo. Poi non mancano i frizzi e i lazzi della Cdl. «Una volta ad agosto per ravvivare le cronache - dice Maurizio Gasparri - si annunciava la comparsa del mostro di Lochness. Ora l’oggetto inesistente è il grande centro vagheggiato dai nostalgici delle mani libere».
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