Walter Barberis, La Stampa 9/8/2007, 9 agosto 2007
E tu rimani qui, adesso? Questa domanda ironica e incredula fu il saluto di una coppia di amici torinesi la prima ed ultima volta che osarono avventurarsi fino al mio eremo montano
E tu rimani qui, adesso? Questa domanda ironica e incredula fu il saluto di una coppia di amici torinesi la prima ed ultima volta che osarono avventurarsi fino al mio eremo montano. Località Grand Mont Blanc, comune di Champorcher, prima valle a sinistra entrando in Val d’Aosta. 1630 metri sul livello del mare, una ventina di case abbandonate, sei residenti. Io rimango lì, nel mese d’agosto, da decenni: con duemila litri di gasolio, una buona scorta di larici spaccati per il camino, una dispensa generosa di cibo, di libri, di dischi, di film. Una Casa di pietra, calce, legno, soprattutto legno. Alle finestre, il rosso dei gerani e l’indaco delle lavande. Dentro profumi di resine. Appena dietro, a Nord Ovest la riserva naturale del Mont Avic; più a Occidente le propaggini del Parco del Gran Paradiso. Salendo da un lato, le sagome lontane del Cervino e del gruppo del Rosa; dall’altro lato i profili del Gran Paradiso e della Grivola. Niente altro. Sotto, boschi di abeti, pini e larici; sopra prati, rocce, quarzi luminosi, marmotte, poiane. Talvolta l’aquila e lo stambecco. Vipere qua e là. Silenzio assoluto. Natura antica: ad eccezione di due tralicci per l’alta tensione che occhieggiano da una cresta verso la Francia; e delle scie degli aerei, bianche e alte nel cielo, in rapida dissolvenza. Prima panetteria e alimentari a 4 chilometri. Farmacia a 18. Rari incontri. Pochi amici: affettuosi e complici. Riunioni per la messa a punto delle escursioni. Controlli dell’attrezzatura. Polemiche sulla inesattezza del meteo italiano; apprezzamenti per quello svizzero. Ignorati i francesi, ripagati della loro supponenza. Camminate infinite; come i discorsi alati sulla natura dell’uomo e dell’universo, sui misteri dell’al di là e dell’al di qua. Discipline salutiste sepolte da rovinose frane di lardo, fontina e polenta affogata nel burro brunito. Notti stellate. Notizie sul caldo soffocante nelle città d’arte, al Sud e nelle isole, ascoltate col maglione, come catastrofi di mondi lontani. Rapide incursioni in altre valli a rinsaldare vecchie amicizie e a coltivare affinità elettive. Infine le luci che annunciano il crepuscolo dell’estate, precoci, come tutto qui all’estremo Nord Ovest. La folla che rifluisce in città. Adesso si fa buono il mare. Comincia la stagione di Cervo, splendida nei tepori autunnali, in un altro ponente, ligure questa volta. Altre luci, altri silenzi, altri sguardi. Ma ormai, solo in fine settimana. *Segretario generale