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 2007  agosto 09 Giovedì calendario

ROMA – Il governo dell’ex Stato sovietico del Kazakhstan non esclude di sostituire l’Eni nel ruolo di operatore unico per lo sfruttamento del giacimento petrolifero di Kashagan sul mar Caspio

ROMA – Il governo dell’ex Stato sovietico del Kazakhstan non esclude di sostituire l’Eni nel ruolo di operatore unico per lo sfruttamento del giacimento petrolifero di Kashagan sul mar Caspio. Il premier kazako Karim Masimov, a una settimana dalle elezioni, alza così il tiro contro i continui ritardi che porteranno l’inizio dell’estrazione dell’oro nero dal previsto 2008 al 2010. In una intervista all’edizione europea del Wall Street Journal Masimov dichiara di «essere molto deluso dall’esecuzione di questo progetto e se l’operatore non può risolvere i problemi potremmo arrivare a un possibile rimpiazzo». In realtà già alla fine di luglio il premier aveva avvisato l’Eni della richiesta di un «aggiustamento del contratto alla luce dei nuovi ritardi» annunciati dal consorzio guidato dall’Eni nello scorso febbraio. Ma i negoziati, anche per la complessa struttura societaria del consorzio che vede coinvolti in quote uguali Eni, Shell, Exxon Mobil e Total (oltre alla giapponese Inpex, la ConocoPhillips e la stessa KazMunalGaz con quote minori) non hanno portato ancora a nulla. La voce grossa del leader politico ha fatto perdere al titolo del colosso energetico italiano l’1% ma non ha scosso il vertice della compagnia italiana che – in un comunicato – ha precisato di «essersi già messo in contatto con le autorità kazake, confidando in una soluzione positiva per tutte le parti coinvolte». Il giacimento petrolifero del Kashagan è stato scoperto nel luglio del 2000 ma solo nel febbraio del 2006 è stato commissionato il primo pozzo petrolifero. Da allora, però, tutto è cambiato. L’ingresso della Cina e dell’India nel processo di globalizzazione hanno fatto schizzare le quotazioni del greggio facendo raddoppiare i costi di tutta la filiera petrolifera mentre i lavori per l’estrazione del greggio kazako – il più grande giacimento degli ultimi 30 anni – si sono mostrati di una difficoltà tecnica senza precedenti. La bassa profondità dell’acqua (10-60 metri) aumenta la formazione di strati ghiacciati; i giacimenti si sono alla fine rivelati più profondi del previsto, a oltre 5 mila metri sotto il livello del mare con pressioni elevatissime e con la presenza di alte percentuali di acido solfidrico che ha messo in crisi gli standard di sicurezza. Ma il Kashagan, come ha riconosciuto nell’intervista lo stesso Masimov, si attende da questo giacimento le risorse per uno sviluppo economico del Paese a ritmi geometrici e le difficoltà oggettive – riconosciute da tutti compreso il ministro dell’Energia Bartykozha Izmukhambetov – mal si conciliano con le promesse politiche. In attesa di una soluzione pragmatica, l’Eni si consola con la scoperta di un altro pozzo petrolifero a 170 chilometri dalla costa del Congo.