Ettore Livini, la Repubblica 9/8/2007, 9 agosto 2007
ETTORE LIVINI
MILANO - Pochi investimenti - la metà di quelli promessi - sull´aeroporto. Tanti disagi per i consumatori. E una pioggia d´oro per i proprietari. Dietro il caos-bagagli a Fiumicino - oltre a presunti sabotatori e agenti di handling poco affidabili - c´è un classico deja vu della finanza di casa nostra: la storia di una privatizzazione fallita. quella di Adr, la società di gestione degli scali romani. Passata nel 2000 dall´Iri a una cordata formata dalla Gemina dei Romiti, dai Falck e dalla famiglia Sensi. E poi spremuta come un limone dai nuovi soci, usciti dal capitale con guadagni da capogiro lasciando in eredità ai passeggeri questo agosto di fuoco.
I mancati investimenti. Il Consorzio Leonardo, il pool che ha acquistato Adr sette anni fa, aveva vinto l´asta per gli aeroporti di Roma grazie a una buona offerta finanziaria e a un piano industriale che garantiva cento milioni di investimenti l´anno. Tanti? Nemmeno troppi. In fondo solo una ventina in più degli 80 annui che l´Iri spendeva prima di passare la mano. Le promesse però sono rimaste sulla carta. Dal 2001 al 2006, l´Adr privata ha stanziato a questa voce in media 56 milioni l´anno, poco più della metà di quelli promessi. Di cui qualche decina - tra l´altro - provenienti dalle casse pubbliche. Nello stesso periodo i soci si sono "regalati" quasi 250 milioni di dividendi. Secondo Ernst & Young, Fiumicino ha investito tra il ”99 e il 2004 solo 2,9 euro a passeggero, un quarto rispetto ai concorrenti europei e il 20% in meno di Linate e Malpensa, sottoposte alle ristrettezze di una gestione pubblica.
L´austerity varata dai privati ha una spiegazione semplice: la struttura finanziaria dell´acquisizione Adr. La società è costata a Leonardo (Opa compresa) 2,3 miliardi di euro. Ma di tasca propria Romiti & C. hanno messo solo 350 milioni di capitale. Per il resto hanno contratto debiti scaricati tutti sulle spalle di Fiumicino. Lo Stato ha venduto Adr con 100 milioni di debiti. La società un anno dopo ne aveva sul groppone 1,7 miliardi. Ed è stata costretta così a pagare non solo laute cedole ai nuovi padroni ma anche profumati interessi alle banche creditrici. Sacrificando, come ovvio, gli investimenti per le strutture.
Il Bingo dei privati. L´unico investimento che torna - a questo punto - è quello dei soci privati di Fiumicino. Gli australiani della Macquarie, entrati nel capitale Adr nel 2003 sono usciti dopo un lungo braccio di ferro un mese fa portandosi a casa come consolazione un guadagno netto di 700 milioni. Sia i Falck (95 milioni di plusvalenza al netto dei dividendi) che i Sensi (29) hanno realizzato un ritorno del 100% in pochi anni. E cifre ancora più significative (anche se non ancora calcolabili) si sono messi in tasca i Romiti prima di lasciare il cerino in mano ai nuovi padroni (Adr è entrata nell´orbita dei Benetton il mese scorso).
Lo Stato, con il senno di poi, si può solo leccare le ferite. La concessione di Adr (malgrado il ministro Antonio Di Pietro abbia acceso un faro sui mancati investimenti) è stata rinnovata tre anni fa fino al 2044. Fiumicino, venduto sette anni fa per 2,3 miliardi, è stato valutato nelle ultime transazioni tra soci 4,2 miliardi. La politica - forse con la coscienza un po´ sporca - preferisce voltare pagina e chiudere col passato: «Cercare un colpevole del caos bagagli a tutti i costi è un sistema vecchio» ha detto il ministro ai trasporti Alessandro Bianchi. I Benetton (che sulle concessioni hanno già qualche gatta da pelare per Autostrade) hanno provato a cambiar passo. Adr "nuova gestione" sotto la regia di Basile ha annunciato tre settimane fa un piano di investimenti su Fiumicino per 2,2 miliardi dal 2007 al 2001. Forse, visti i precedenti, questa volta sarà il caso di vigilare sugli impegni.