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 2007  agosto 09 Giovedì calendario

ARDIG

ARDIGO’ Achille San Daniele del Friuli (Udine) 1 marzo 1921, Bologna 10 settembre 2008. Sociologo • «Caposcuola riconosciuto della Sociologia cattolica italiana, allievo di Dossetti e ispiratore della Riforma dello stato sociale del 1978 [...] Al centro della sua lunga vita di studioso impegnato anche in politica (la sua ultima adesione convinta fu – dossettianamente – al progetto dell’Ulivo) Ardigò fin dall’inizio ha messo la famiglia. [...]» (’Il Foglio”.11/9/2008) • «[...] insieme con Andreatta, Alberigo e Matteucci impiantò nella facoltà di Scienze politiche di Bologna un modello nel quale discipline che la pigrizia degli accademici tiene lontane si fondevano in una sinergia che, vista con gli occhi di oggi, appare un mito di creatività. [..] Il suo libro più studiato è Governabilità e mondi vitali (Cappelli) ma fu autore di tanti studi, come Famiglia, solidarietà e nuovo welfare (Franco Angeli) o Volontariati e globalizzazione (Edb). Strenuo difensore dell’eredità conciliare contestava [...] le formule sull’etsi Deus non daretur e quelle opposte, perché facevano torto alla realtà della rivelazione. Con quel piglio del credente che considera la fede e la competenza due parti di una sola persona. Come si usa dire oggi con un pizzico di nostalgia autocritica, un laico cattolico, o come ha detto [...] Romano Prodi un ”appassionato partecipante ed anticipatore delle evoluzioni e dei problemi della società e della politica italiana”» (Alberto Melloni, ”Corriere della Sera” 11/9/2008) • «[...] Era un ”professorino” nato ”per caso” a San Daniele del Friuli ma adottato da Bologna, con la palandrana sempre troppo lunga per la piccola statura, eredità di una malattia infantile, si occupava di riforma agraria e di curiose utopie urbanistiche quando Dossetti, incontrato nel ”47 alle assemblee della Fuci, lo volle accanto a sé per uno dei pochi duelli epici della nostra storia polizia: la sfida del ”56 al sindaco comunista Giuseppe Dozza. Fu Ardigò a scrivere il ”libro bianco” che è tuttora una Bibbia del decentramento amministrativo, e che la ”nouvelle vague” del Pci vincitore finì per fare suo: fu la ”sconfitta vittoriosa” che sembrò aprire a Bologna una curiosa stagione della collaborazione al di sopra delle ideologie: concordia discorde, la battezzò proprio Ardigò. Che però, dopo quell’avventura elettorale, preferì seguire la via dello studio. Con Alberigo, Andreatta e Freddi fondò a Bologna la facoltà di Scienze Politiche, dove insegnò per decenni, dove la scuola dossettiana si confrontò da vicino e da lontano con quell´altro serbatoio bolognese di cervelli che era Il Mulino. Ma la sociologia di Ardigò era diversa da quella di ispirazione americana dei suoi amici: il suo riferimento erano il filosofo francese Emmanuel Mounier e il suo personalismo cristiano. Sempre anti-individualista, persuaso della necessità di una sintesi fra le dinamiche sociali e la vita del singolo, Ardigò è stato un esploratore di molti territori di confine tra Stato e cittadino: la famiglia, l’assistenza, il welfare per la persona, il volontariato. Rigoroso ma avventuroso: i suoi studi pionieri sull’e-care, l’informatica umanizzata e applicata alla sanità, sono dei primi anni Ottanta. Ottimista negli abbracci, severo nelle delusioni: l’Ulivo, la candidatura di Cofferati a sindaco della sua città hanno avuto sia il suo generoso appoggio che le sue severe critiche. Nemico dei ”poteri forti”, privo di qualsiasi soggezione. Anche nei confronti della Chiesa. Che ”non esercita la sua missione evengelica solo per opera dei suoi pastori. Anche il laicato cattolico ha un mandato dall’alto: si ricordi di esercitarlo”. Personalmente l’ha sempre fatto. Vibrante ancora, dopo decenni, la sua emozione per il Concilio, che visse di fianco a Raniero La Valle, all’Avvenire, e al telefono con Dossetti dal Vaticano. Forte la sua amarezza per chi, all’’immenso patrimonio” delle intelligenze credenti, non riconosce più legittimità ecclesiale. Del presidente della Cei Ruini disse: ”Se c’è una cosa che mi addolora è la sensazione che non abbia più stima nei laici credenti, come se ci ritenesse tutti incapaci di ricavare opinioni politiche positive dai princìpi indicati dalla Chiesa”. Vedeva troppe lusinghe agli ”atei devoti” in un episcopato-partito terrorizzato dall’isolamento culturale al punto da ”accantonare la grande mistica” a favore dell’’accordo-convenzione con l’ipocrisia del facciamo come se”, dell’etsi Deus daretur. [...] ”Sono anni che non vengo più invitato ai convegni cattolici”, s’era ormai rassegnato all’ostracismo per le sue scelte controcorrente, dall’invito a non disertare il referendum sulla procreazione assistita alle sue rinnovate (e deluse) attese per la nascita del Pd. ”Passato il millennio senza accorgermene”, del tutto privo della ”sazietà della vita”, pensava ultimamente a un libro sulla ”devastazione della famiglia italiana”. Pronto ad aperture normative, diffidente per lo zapaterismo oltranzista. In cerca fino all’ultimo di una sempre più difficile concordia discors» (Michele Smargiassi, ”la Repubblica” 11/9/2008) • «Se c’è un uomo il cui profilo corrisponde perfettamente al cattolico impegnato in politica [...] questi era Achille Ardigò, sociologo bolognese, intellettuale democristiano con l’ambizione di indicare i processi sociali e le scelte politiche che il partito avrebbe dovuto seguire [...] formatosi con studi giuridici filosofici, ha fatto parte delle prime pattuglie dei sociologi italiani, insegnando nella discussa facoltà di sociologia dell’Università di Trento e successivamente spostandosi all’Università di Bologna. stato anche, fra il 1983 e il 1985, il primo presidente dell’associazione italiana dedicata alla disciplina. Ma il suo posto nella storia del paese è dovuto al ruolo che Ardigò ha occupato nella vita politica e nella società civile. Si definiva l’erede teorico del dossettismo. In questo senso è stato forse l’intellettuale cattolico per eccellenza, nello stesso rapporto con il partito democristiano che gli intellettuali organici di sinistra avevano con il partito comunista. Minuscolo e formale, possedeva una lucidità cartesiana nell’elaborazione dei suoi ragionamenti. Si affaccia sulla scena politica all’inizio degli anni Cinquanta, appena trentenne, partecipe dell’agguerrito gruppo di giovani (Fanfani, Moro, La Pira, Zaccagnini, ecc.) che faceva capo a Giuseppe Dossetti e a Cronache sociali: è presente alla riunione in cui Dossetti spiega le ragioni per cui abbandona, scegliendo il sacerdozio. Il suo contributo fondamentale al partito è l’impostazione ideologica della politica di centrosinistra: la sua idea è che i dc debbano scuotersi di dosso la tradizionale cultura cattolica, per padroneggiare i processi dello sviluppo industriale. il relatore principale, con Pasquale Saraceno, al convegno della dc di S. Pellegrino nel 1961, che pone le basi dell’apertura ai socialisti, da lui interpretata attraverso l’enciclica Mater et magistra di papa Giovanni XXIII. La sua visione è stata considerata una sorta di laburismo di sponda cattolica. Quando il centrosinistra è entrato in crisi, Ardigò si è di fatto allontanato dalla militanza politica. Nei decenni successivi concentrerà il suo impegno negli studi, occupandosi in particolare di famiglia, educazione, povertà, volontariato, scout, anziani, cercando di mettere a fuoco la crisi di spiritualità della società in cui viviamo» (Alberto Papuzzi, ”La Stampa” 11/9/2008).