Vanity Fair 09/08/2007, Enrica Brocardo, 9 agosto 2007
Franco? Avrei fatto lo stesso. Vanity Fair 9 agosto 2007. "Non ricordo neppure i miei anniversari. Le rimembranze a scadenza non sono il mio forte"
Franco? Avrei fatto lo stesso. Vanity Fair 9 agosto 2007. "Non ricordo neppure i miei anniversari. Le rimembranze a scadenza non sono il mio forte". Carlo Fruttero parla al telefono di casa, in Maremma, dove vive da un anno. In questi giorni ricorre il quinto anniversario della morte di Franco Lucentini, suo amico e "socio" per 50 anni. Lucentini, nato a Roma nel 1920, e Fruttero, 80 anni, torinese, si erano incontrati per caso a Parigi nel 1952. Nel 1972 avevano firmato il primo successo: La donna della domenica. Seguirono una ventina di libri, tra cui La prevalenza del cretino. Il duo si sciolse il 5 agosto 2002, quando Lucentini, da tempo malato, si gettò dalla tromba delle scale di casa. Lei lo definì "un suicidio da bricoleur". "Beh, si. E’ difficile uccidersi quando si ha poca autonomia. Non poteva uscire, non aveva sonniferi, la moglie lo sorvegliava... Che cosa poteva fare, bere dell’acido?". In qualche modo, se lo aspettava? "Mi colse di sorpresa, ma non mi stupì. Sapevo che considerava il suicidio una scelta di libertà e che in una situazione di dolore si sarebbe ucciso. Ne parlavamo quando capitava di incontrarsi in ospedale". In che senso, capitava? "Eravamo ricoverati per problemi di cuore, lui per quella che sembrava una malattia misteriosa, un cancro che ci misero molto a diagnosticare. "Non ho più voglia di combattere", mi diceva. Lo capisco, avrei fatto lo stesso. Ti può fermare solo il fatto di avere figli e nipoti. E lui non ne aveva". Le ha lasciato una lettera, un ricordo? "No (ride). Non ne aveva bisogno". Enrica Brocardo