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 2007  agosto 08 Mercoledì calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MADRID – La legge di Murphy governa Barcellona. Soprattutto nella sua versione quantistica: tutto va male contemporaneamente. Nelle ultime due settimane la capitale catalana ha sofferto, nell’ordine, di: un blackout elettrico, che ha lasciato 350 mila abitanti senza corrente per tre giorni; un’avaria ferroviaria che ha bloccato oltre 600 passeggeri in un tunnel per due ore e mezza, fino all’arrivo dei pompieri; un ingorgo autostradale da Oscar che ha garantito 75 chilometri di coda sotto il sole a chi era diretto a Tarragona; due giorni di bivacchi nell’aeroporto del Prat, con migliaia di viaggiatori in attesa indefinita di una valigia, di una carta di imbarco o anche solo di un sorriso di incoraggiamento dal personale delle compagnie aeree.
La resa dei conti, per il ministro dello Sviluppo, Magdalena Alvarez, sarebbe anche arrivata, se i catalani sapessero da che parte incominciare la contabilità dei guai che sta trasformando la seconda città per importanza della Spagna nel simbolo della «mala suerte». E chi non crede alla sfortuna, finisce per buttarla in politica: colpa del disinteresse di Zapatero o, peggio, di una vendetta trasversale del presidente di Endesa (la società nazionale elettrica) verso l’impresa catalana Gas Natural, come ha sostenuto il portavoce del partito socialista locale, Miquel Iceta. Nulla si può escludere, ma è pure vero che l’estate orribile di Barcellona dura ormai da più di un anno e dimostra, se non un complotto nazionalista, una comprovata fragilità delle infrastrutture. La diagnosi dei giornali, madrileni e catalani su questo concordi, è allarmante: dove non arrivano i guasti, sopperiscono gli scioperi. Per chi vive all’ombra della Sagrada Familia, l’esaurimento nervoso è in agguato. Quotidiane rivelazioni sulla possibilità di prevenire i disastrosi collassi dell’energia, della circolazione, dei nastri bagagli, contribuiscono ad alimentare il risentimento dei cittadini che, nelle rubriche delle lettere e sui blog, chiedono la testa di tutti i responsabili diretti e indiretti e, se necessario, la secessione istantanea da Madrid.
La cronologia degli ultimi eventi, a dire il vero, descrive Barcellona come una gigantesca trappola che non concede vie di fuga. Prima, il 23 luglio scorso, l’apagòn: interi quartieri di Barcellona al buio, ascensori bloccati fra due piani, semafori spenti, frigoriferi in lento ma inarrestabile disgelo, negozi di alimentari sull’orlo della rovina, ristoranti equipaggiati con cucine da campo. Sembrava un cortocircuito di poche ore: ne ha richieste più di ottanta il graduale ritorno alla normalità.
Le autorità hanno promesso risarcimenti per tutti i danneggiati: le code con la lista della spesa avariata o le interminabili attese di un’informazione telefonica hanno spinto i cittadini in piazza a minacciare lo sciopero del pagamento delle bollette.
Nemmeno il tempo di smaltire la rabbia verso la società elettrica ed è stato il turno delle ferrovie: impossibile abbandonare Barcellona. O quasi.
«Atrapados», intrappolati, titolava sabato scorso
El Periodico di Catalogna per sintetizzare le tre ore da incubo di centinaia di passeggeri rinchiusi in un convoglio, senza aria condizionata, non lontano dalla stazione di Sants, proprio vicino alla zona dei lavori per l’alta velocità. Molti si sono incamminati lungo i binari, altri hanno atteso l’arrivo dei vigili del fuoco con rifornimenti di acqua, almeno da bere. Secondo «Renfe», le ferrovie spagnole, a tutti i viaggiatori è stato restituito il prezzo del biglietto all’uscita del tunnel, e la causa del disagio è stata nella concomitanza tra un guasto tecnico e un furto di cavi. Ma sarà più difficile indennizzare le migliaia di passeggeri che hanno espiato le colpe dei ladri nelle stazioni paralizzate. Il giorno dopo, sabato scorso, chi ha pensato di partire in auto e ha, sventuratamente, imboccato l’A7 si è trovato incolonnato per più di 70 chilometri. Neanche chiudersi in casa a dormire può portare sollievo agli affranti prigionieri di Barcellona: 140 generatori lavorano ancora, giorno e notte, per prevenire un nuovo
apagòn. E se possono far rumore, lo fanno.
Elisabetta Rosaspina
PROTESTE IN PIAZZA
Dopo il blackout le autorità hanno promesso risarcimenti: le code con la lista della spesa avariata e le interminabili attese al telefono hanno spinto i cittadini in piazza a minacciare lo sciopero del pagamento delle bollette
«ATRAPADOS»
Nemmeno il tempo di smaltire la rabbia per il cortocircuito ed è stato il turno delle ferrovie. Centinaia di passeggeri sono rimasti intrappolati venerdì scorso in un convoglio, per tre ore e senza aria condizionata
CODE E ATTESE
Chi ha pensato di partire in auto per Tarragona si è trovato incolonnato per più di 70 chilometri sotto il sole Bloccati intanto all’aeroporto del Prat migliaia di passeggeri in attesa di valigie e carte di imbarco