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 2007  agosto 08 Mercoledì calendario

Il Parlamento iracheno è in vacanza per il mese di agosto, ma il primo ministro, Al Maliki, ha in calendario per queste prime due settimane del mese due importanti visite all’estero

Il Parlamento iracheno è in vacanza per il mese di agosto, ma il primo ministro, Al Maliki, ha in calendario per queste prime due settimane del mese due importanti visite all’estero. D’altronde, quelli estivi sono tradizionalmente mesi di grande attività politica e militare in Medio Oriente. L’Iraq di Saddam andò in guerra contro il Kuwait in agosto, contro l’Iran nel settembre 1980 e la guerra terminò nell’agosto di otto anni dopo. Il conflitto tra Israele e Hezbollah dello scorso anno cominciò il 12 luglio. La tensione sul fronte turco-kurdo è di queste ultime settimane e, secondo indiscrezioni da Washington della stampa americana, tra poco potrebbe esserci un’escalation. Il primo ministro iracheno questa settimana è in visita ad Ankara, in un Paese chiave per il futuro dell’Iraq. In Turchia il tema principale sarà la crescente tensione tra quel Paese e il gruppo curdo (Pkk) che da anni conduce una guerriglia e attentati terroristici contro Ankara, sia all’interno che all’esterno della Turchia. Ma il popolo curdo, in Iraq, ha anche goduto fin dal 1992 della protezione militare e dell’aiuto economico degli Usa in chiave anti-Saddam. L’autonomia di quegli anni è rimasta di fatto tale anche dopo il 2003: e, nella mente di molti curdi, è una realtà dalla quale si può andare avanti ma non indietro. Il premier Maliki si troverà a difendere i curdi, parte cruciale dell’integrità territoriale dell’Iraq, che continuano a rinforzare la loro autonomia e sono protetti dagli Usa, contro i turchi, a loro volta alleati degli americani. Tutto ciò mentre si infittiscono voci di possibili operazioni militari turche in territorio iracheno, contro i gruppi terroristici curdi e con l’aiuto americano. La seconda visita di agosto sarà a Teheran, Paese che il primo ministro iracheno conosce bene da molti anni. Durante il regime di Saddam trovò infatti rifugio, in una prima fase, proprio in Iran, Paese di cui condivide la fede shiita. L’Iran è stato anche il primo Paese della regione a riconoscere la nuova realtà di Baghdad, subito dopo la caduta di Saddam. In verità, prima ancora dei Paesi europei, riconobbe l’autorità d’occupazione del proconsole Usa. E a buona ragione: chi era stato più nemico di Saddam, se non l’Iran? Non certo i Paesi occidentali o quelli ex-comunisti. Non è la prima visita del capo del governo iracheno in Iran. Ma arriva dopo tre incontri trilaterali tra Iran, Usa e Iraq tenutisi a Baghdad sotto la forte spinta di Maliki nei mesi di maggio, di luglio e ai primi di agosto. Riavvicinare Usa e Iran, almeno sullo scacchiere iracheno, è la missione impossibile che il primo ministro, appoggiato da Washington ma religiosamente e ideologicamente non ostile a Teheran, si è dato.  difficile incasellare Iran e Turchia nelle categorie di alleati o nemici di Baghdad, eppure entrambi avranno un ruolo nel definire l’Iraq del futuro. Il loro comportamento non può né essere ignorato né compreso con categorie che mal riflettono una geopolitica dove forse non esistono più alleanze ma, al massimo, allineamenti, cioé alleanze «à la carte», giorno per giorno, tema per tema. A livello operativo questo vale non solo per Turchia e Iran ma anche per l’altro grande vicino, l’Arabia Saudita, e vale anche per scacchieri diversi da quello mediorientale. Il tempo del dualismo tra amici e nemici è passato poiché la globalizzazione ha reso tutti, grandi e piccole potenze, più forti e più deboli al tempo stesso. Non so se si possa veramente dire che viviamo in un mondo con un’unica superpotenza. Forse è più utile descrivere la nuova realtà internazionale come un mondo dove ognuno può essere una superpotenza almeno per 15 minuti. In questo contesto, le due visite ferragostane di Al Maliki non sono una missione impossibile, quanto la dimostrazione di un realismo da non tutti ancora accettato: esse sono piene di paradossi e al tempo stesso neccessarie. E forse indispensabili. Stampa Articolo