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 2007  agosto 08 Mercoledì calendario

EMANUELA AUDISIO

DAL NOSTRO INVIATO
PECHINO - «Macché imperatori. Siamo i nuovi soldati della Cina. Manovalanza usa e getta. Comandiamo il mondo, ma non le nostre vite. Dobbiamo obbedire e combattere. Loro decidono l´ora della sveglia e del sonno, controllano le nostre camere, rovistano nei nostri affari. Ci sono sport come il ping-pong che sono strategici e hanno ancora minor libertà. Nel gruppo della nazionale sono vietate le relazioni sentimentali. Se ami un tuo compagno vieni cacciato oppure devi pentirti. Mea culpa, sempre. E se fai qualcosa che a loro non piace, ti sbattono fuori, perdi ogni privilegio».
Tra un anno la Cina salirà in cima alle Olimpiadi. Sorpasserà in classifica gli Stati Uniti. Sarà prima al mondo nello sport. Ha molto materiale umano, può permettersi di scartare quello difettoso o ribelle. Lo sport qui non è dialettica, personalità, pensiero, ma esecuzione di un gesto, senza domande. La supremazia ha un prezzo, che con i Giochi in casa sei forzato a pagare. Lo stipendio mensile di un lavoratore è di 60 euro al mese, per 14-16 ore al giorno, sette giorni la settimana. I campioni dello sport non possono fiatare, sono dei privilegiati: hanno vitto e alloggio gratis, non devono pensare a nulla. Solo a vincere, perché in certe discipline più tradizionali non è ammessa la sconfitta. Mao giocava a ping-pong (in difesa). La Cina attacca e domina ping-pong, tuffi, badminton. Tian Liang, figlio di un camionista, era il ragazzo prodigio, quello che si tuffava acrobaticamente in acqua e nella vita. Troppo. Bella faccia, da rockstar, molte pubblicità, una grande passione per le macchine (e per i baci in auto), molto inseguito dai paparazzi per le sue love-story. La sua prima Olimpiade a 17 anni, ad Atlanta, poi ori a Sydney ed Atene. Se c´era da aggiungere una difficoltà, lui lo faceva. Rischiava e vinceva. Nel 2000 i giudici gli diedero 101.52 punti, nessuno era mai arrivato a tanto. Tian Liang però è stato cacciato dalla nazionale. «Per aver violato i regolamenti e per l´uso commerciale della sua carriera». Non bisogna volere una carriera, in Cina. Bisogna servire il paese, non pretendere riconoscenza. Tian Liang, 27 anni, ora si è iscritto all´università di Tsinghua. «Voglio studiare amministrazione. vero, facevo pubblicità, avevo molti sponsor: detersivi, cibo, trasporti. Diciamo per un milione di yuan, ma dividevo i contratti con società, provincia, stato, allenatore. E mi guardavo attorno, volevo vedere cosa c´era oltre lo sport. A loro questo non piaceva. E non me l´hanno perdonata. Ci sono rimasto male, mi hanno forzato, ma che altro potevo fare? Non so se andrò a vedere le gare di tuffi, dipende se troverò un biglietto. Certo mi farà strano vedere che dove un giorno io ero re, ora non ho accesso».
Guo Jinging, ex fidanzata di Tian Liang, anche lei campionessa di tuffi, nella pubblicità di una bibita è inseguita, ma butta la bottiglietta in piscina e si tuffa a riprenderla. Lei è stata perdonata, perché è più giovane. La sua passione è sfilare come modella. E´ stata anche nominata sportiva dell´anno. Per gli sponsor sorride, ma quando racconta la sua vita ha l´espressione triste dei minatori gallesi. «Mi sveglio alle sei, un´ora e mezzo di preparazione fisica, faccio colazione, poi tuffi, pranzo, riposo, poi ancora palestra, esercizi muscolari, tuffi, cena, e lezione di video-tape».
Non è una pacchia. Se vieni dalle regioni più lontane della Cina la famiglia puoi vederla solo due volte l´anno. E una di quelle due volte magari è dal trampolino. All´università di Tsinghua come allenatrice dei tuffi c´è la famosa Yu Fen. E´ lei che nel ´92 a Barcellona portò al successo Fu Mingxia, la prima a vincere in tre Olimpiadi consecutive. Fu Minxia a 9 anni era stata portata al centro nazionale di Pechino da Wuhan. Per correggere un difetto alle ginocchia era costretta a sedersi e a stendere le gambe su un´altra sedia, mentre un tecnico ci si sedeva sopra. Quando le chiesero che mestiere facessero i genitori rispose che non lo sapeva. Non aveva avuto modo di conoscerli. A 17 anni pesava 13 chili e mezzo. Yu Fen non allena più la nazionale, perché non condivide più certe scelte e perché gli allenatori che vincono danno fastidio. «Anche se sei miei atleti sono al centro olimpico. Non si può vivere solo di sport, solo di oggi, io ho tre master, sostenevoche c´è una parte mentale che negli atleti va rafforzata. Bisogna seguirli nelle trasformazioni, non censurarli come bambini. Per tuffarsi e vincere ci vuole fiducia estrema in se stessi, un corpo con muscoli reattivi, addominali strepitosi, e una frequentazione nella ginnastica. Ero tuffatrice anch´io, il mio mito era Dibiasi. Sì, i bambini e le bambine spesso piangono. Fare l´atleta in Cina non è facile, devi stare sempre in gruppo, non fare nulla per distinguerti, se non nella gara. Piangeva anche Fu Minxia, era come una figlia per me. E io davanti alle lacrime continuo a rispondere sempre nello stesso modo: vi sacrificate oggi, per avere successo domani. Magari ne vale la pena». Magari invece vale la pena stare sereni. Disertare e sorridere.