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 2007  agosto 08 Mercoledì calendario

Sull’isoletta di Givaer - terra di Norvegia, un po’ sopra il circolo polare, un po’ sotto le Lofoten - vivono cinque mucche, un bue, sei vitelli, tredici pecore, un montone, trenta agnelli, venti polli

Sull’isoletta di Givaer - terra di Norvegia, un po’ sopra il circolo polare, un po’ sotto le Lofoten - vivono cinque mucche, un bue, sei vitelli, tredici pecore, un montone, trenta agnelli, venti polli. E quindici umani. Senza risorse, senza auto, senza preoccupazioni, senza invidie, senza liti. Però felici, come se l’isola fosse libera dal male: le porte delle case sono sempre aperte, l’unico crimine degli ultimi vent’anni è stato un furtarello. La loro storia è apparsa sul mensile tedesco di nautica «Mare» e ha subito fatto il giro della Germania. «Sì, sono felice - ha raccontato una donna -. Ho tutto quello che mi serve: i miei figli, la mia casa, le mucche. Le mungo e faccio il burro». «Anch’io sono felice - ha detto la cugina, che alla finestra ha appeso un angelo di porcellana e sul frigo ha incollato il motto della sua vita: "Le preoccupazioni sono un peso che Dio non ha voluto che portassimo" -. Ho il mio compito nella vita e appartengo alla comunità». «Pure io sono felice - ha detto una terza -. Qui ci sono molte sfide per me. Per esempio: ho comprato il vitello giusto? Non crediate però che qui siamo tutti amici. Non siamo migliori degli altri, semplicemente non abbiamo lo spazio per evitarci, così ci rispettiamo e ci aiutiamo a vicenda». Givaer è piccola - d’inverno la pista da fondo fa un chilometro, più lunga non si può - e la natura avara. Patate per gli uomini, erba per gli animali e per tutti tempeste così violente che le finestre si oscurano per il sale. Nella vecchia scuola non studia più nessuno - i pochi bambini vanno sulla terraferma - e le classi vengono affittate ai turisti, con i vecchi libri negli scaffali, le tacche con le altezze e una poesia appesa in corridoio: «Essere norvegese è la cosa più bella che ci sia/è quasi inquietante avere così tanta fortuna e felicità». Dicono gli abitanti che c’è sempre qualcosa da fare e ogni cosa ha il suo tempo: a Natale si fanno i puzzle - cinquemila pezzi per un bosco, tutti verdi -, a gennaio gli uomini partono per la pesca del merluzzo, ad aprile preparano i nidi per le anatre di mare, affinché le donne possano poi raccogliere la peluria dei pulcini e farne piumoni. Lusso da re - ne ha voluto uno pure Harald V di Norvegia, costo cinquemila euro - che tutti gli abitanti di Givaer ricevono due volte nella vita: modello piccolo per la cresima, doppio per il matrimonio. Se i figli sono tanti e le feste ravvicinate, la madre si indebita con le cugine - in piume, non in danari - per anni: ce ne vogliono almeno 5 per raccogliere quei 7-10 chili che, una volta puliti, faranno un piumone. La vendita si fa ogni anno al terzo week end di luglio, la Festa dell’Estate, quando l’isola si riempie di parenti che tornano a casa, e per farli stare tutti si montano le tende, si dividono i letti e si mandano gli uomini a dormire in barca. Poi si mangia, si prega e si canta. E la domenica c’è l’asta di tovaglie, cuscini, calze, guanti preparati dalle donne del Circolo Missionario di Givaer. Sono sei, si incontrano alle otto una sera ogni due settimane e lavorano di ago e di ferri leggendo la Bibbia e parlando di figli e vitelli fino a quando la pendola batte l’ora di tornare a casa: le dieci e mezza. E ogni volta nel salutarsi si chiedono quanto denaro riusciranno a raccogliere e se mai batteranno il record di 70 mila corone - ottomila euro. Intanto rientrano anche i mariti, che si sono incontrati in un’altra casa a fumare la pipa e parlare del tempo. La decana del Circolo ha novant’anni e per il suo compleanno ha chiesto in regalo solo soldi. Ha ricevuto mille euro e li ha subito girati a un orfanotrofio dell’Azerbaijan. Perché la gente di Givaer è fatta così. Una coppia aveva preso tre bambini in affidamento per le vacanze. Dovevano restare due settimane, rimasero anni. E da quando sono partiti, per riempire il tempo vuoto, la madre prende il traghetto una volta alla settimana per fare il turno di notte al Telefono Amico. Tra una telefonata e l’altra sferruzza coperte che poi mette all’asta per riempire le casse delle Missioni. Di soldi per sé non ha bisogno e di tempo ne ha tanto: può regalare entrambi. Come tutti gli abitanti di Givaer, vuole dividere la sua felicità. Pensano sia troppa per reggerla tutta da soli.