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 2007  agosto 08 Mercoledì calendario

Più dell’etilometro, le forze dell’ordine dovrebbero adottare un altro tipo di controllo sulle strade: quello dei riflessi»

Più dell’etilometro, le forze dell’ordine dovrebbero adottare un altro tipo di controllo sulle strade: quello dei riflessi». Il dottor Augusto Consoli, direttore del Servizio Dipendenze dell’Asl 4 di Torino, rappresenta l’Italia al Consiglio d’Europa nel «Gruppo Pompidou» sulle linee guida per il trattamento delle dipendenze. Etilometri e palloncini sono dunque armi superate? Inaffidabili? Danno forse troppi risultati falsi? «Qualsiasi test fatto su un ”campo di battaglia” com’è una strada presenta due problemi: dev’essere talmente sensibile da individuare tutti i casi positivi, e contemporaneamente così specifico da non includere, per errore, risultati negativi. Non esiste, neppure in laboratorio, un test che non dia qualche ”falso positivo”. Ma non è questo il punto». Qual è il punto? «L’alcol è una delle sostanze che minacciano i riflessi di chi guida. Lo scorso anno, a Torino, insieme a Polstrada e vigili urbani, la nostra Asl ha sottoposto numerosi automobilisti a un controllo casuale. Abbiamo fermato giovani e anziani, che andavano veloci e che rispettavano i limiti: su cento test, il 26 per cento delle persone è risultata positiva, anziché all’alcol, a sostanze sedative o stimolanti, farmaci compresi». Come dire che un automobilista su quattro, sulle nostre strade, sfugge a un controllo veramente efficace, limitandosi a soffiare nell’etilometro. «Ovviamente la legge va rispettata, come il limite fissato dal legislatore, ed è bene proseguire con i controlli. Testare il consumo di alcol è importante, ma insisto: si deve fare di più. Così come abbiamo autorizzato polizia, vigili e carabinieri a misurare la quantità di alcol nel sangue, non vedo ostacoli all’idea di dotarli di un apparecchio ben più semplice, che consenta di misurare la velocità di risposta a uno stimolo. Una macchinetta tipo giochino Nintendo». Per valutare quali stimoli, in particolare? «E’ sufficiente calcolare i tempi di reazione all’accendersi di una lucina». E dimenticare il limite degli 0,5 grammi di alcol per litro di sangue? «Ogni organismo ha la sua risposta all’assunzione di alcol. Dipende dal metabolismo di ciascuno, oltre che dal tempo che passa tra l’assunzione e il controllo della polizia. In teoria, basta un residuo di vino in bocca, quello dell’ultimo sorso prima di salutare gli amici al ristorante, per portare l’etilometro oltre il limite concesso prima del ritiro della patente. Un esame dei riflessi, invece, fornirebbe un’analisi più completa e complessa: alcol, oppiacei, e altro». Altro? «La cocaina. Oggi sulle strade non c’è test per dire se un automobilista ha appena fatto uso di cocaina». L’effetto della cocaina è molto diverso da quello dell’alcol. «Può fare peggio. Chi fa uso di polvere bianca sopravvaluta poi le proprie capacità. La cocaina dà un senso di onnipotenza. Anche al volante». Nel frattempo si moltiplicano le polemiche sul fatto che l’etilometro non sarebbe così attendibile. E il limite consentito troppo basso: due bicchieri e mezzo a pasto. Meglio affiancare l’esame del sangue, a conferma o a difesa? «A differenza di altre sostanze che restano a lungo nel sangue, l’alcol ha un metabolismo rapido. Se passa troppo tempo, dopo l’etilometro, i dati possono non corrispondere. Ma io insisto, andiamo oltre. Il controllo dei riflessi sarebbe molto più efficace». Stampa Articolo