Luigi Bignami, la Repubblica 8/8/2007, 8 agosto 2007
ROMA - E´
scritto su tutti i libri di testo: la Mesopotamia di circa 5.000 anni fa è la madre di tutte le civiltà. Ma questo quadro sta per essere profondamente ridipinto in seguito ad una serie di scoperte archeologiche avvenute in questi ultimi anni. Sempre più archeologi sostengono che le nostre radici vanno ben oltre la Mesopotamia per spingersi verso est per migliaia di chilometri. Un immenso puzzle composto da decine di città con una propria cultura e una propria tecnologia che non disdegnavano di scambiarsi tra loro. «Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare alle antiche civiltà. La Mesopotamia non è l´unica culla della civiltà», ha detto Sylvia Winkelmann, archeologa alla Università di Halle, in Germania. L´idea che la Mesopotamia fosse l´unica culla dell´umanità era la conseguenza del fatto che per gli archeologi occidentali è sempre stato più semplice eseguire ricerche nel sud dell´Iraq o in Egitto piuttosto che nelle remote oasi o lunghi i fiumi dell´altopiano iraniano o dell´Asia centrale. Le guerre, poi, hanno aiutato a tenere lontano i ricercatori da quei luoghi impervi.
Negli ultimi anni le cose sono cambiate e alcune importanti ricerche sono state condotte anche in Iran, Turkmenistan e Oman. «Durante gli ultimi tre secoli del terzo millennio avanti Cristo, l´altopiano iraniano era un luogo incredibilmente dinamico», ha spiegato Holly Pittman dell´università della Pennsylvania (Usa) alla rivista Science. L´ossidiana dell´Anatolia, usata nella lavorazione di vari oggetti, è stata trovata in grandi quantità nel vicino oriente in luoghi che risalgono a 5.000 anni prima di cristo. Gemme di lapislazzuli di 4.000 anni prima di Cristo, estratte in miniere dell´Afghanistan, sono state scoperte in Mesopotamia e in Egitto. E così rame dell´Oman del 3.000 a. C. venne lavorato dai Sumeri. Insomma, una globalizzazione ante litteram.
Fino all´inizio di questo millennio si era ipotizzato che il commercio nacque in seguito allo sviluppo di importanti città nel sud della Mesopotamia e lo si deduceva da testi lasciati dai Sumeri e in parte da scoperte fatte nella città di Ur, che risale al 2.500 a. C. Ma nel 2001 archeologi guidati da Yousef Madjudzadeh sono riusciti a portare alla luce parte della città di Jiroft nel sud est dell´Iran. I ritrovamenti permettono di affermare che essa poteva rivaleggiare in tutti i campi con la contemporanea Ur. «La città copriva un´area di 2 chilometri quadrati. Al suo interno sculture di ogni tipo e pitture in ocra raccontano di una civiltà molto avanzata», spiega Madjudzadeh. Ma Jiroft non è l´eccezione. A Shahr-i Skta, per esempio, gli archeologi hanno scoperto reperti che indicano che la città era fiorentissima attorno al 2550 a. C. e che vi arrivavano gemme dall´Afghanistan e conchiglie dal Pakistan.
Questo mondo ancora tutto da scoprire scomparve attorno al 2.000 avanti Cristo. La crisi delle città iniziò ad est per interessare via via le aree occidentali. Le ricerche fanno pensare che un drammatico mutamento climatico obbligò la gente di quelle città ad abbandonarle anche se qualcuno ipotizza che la vera causa furono instabilità sociali molto profonde.