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 2007  agosto 08 Mercoledì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

NEW YORK – «Steven Spielberg continua a esercitare pressioni sulle autorità di Pechino riguardo alla situazione dei diritti umani in Cina e alla catastrofe umanitaria in Darfur». Andy Spahn, portavoce del regista americano, nega al Corriere le voci secondo cui Spielberg avrebbe rotto con Pechino per i mancati progressi sul fronte della democrazia e della libertà e per l’appoggio concesso al governo del Sudan. L’invito delle autorità cinesi a Spielberg – lavorare come il «loro» direttore artistico alle Olimpiadi del 2008 – resta in piedi. Ma mentre il regime comunista continua imperterrito a perseguitare i dissidenti, il regista di Schindler’s List èprofondamente tormentato sul da farsi. «Ci stiamo facendo sentire – prosegue Spahn ”. Siamo in contatto con tutte le organizzazioni impegnate su questo fronte, così come con i loro leader e con autorevoli intellettuali ed attivisti. Ad Hollywood parliamo tutti i giorni con George Clooney e Don Cheadle». Ma Spielberg non se la sente ancora di porre ultimatum: «Nessuno può dirci qual è il miglior modo per usare la nostra influenza» incalza Spahn. «Però posso assicurare che ci stiamo provando. Stiamo cercando di capire come il nostro contributo può essere meglio messo a frutto per porre fine al genocidio ». In questo, per fortuna, Spielberg non è solo. Oltre a George Clooney, Brad Pitt e Matt Damon, anche Don Cheadle si è unito alla sua crociata.
Il 42enne attore candidato al premio Oscar come miglior protagonista nel 2005 per la sua struggente interpretazione in
Hotel Rwanda, è diventato uno dei leader della crociata Save Darfur. Dopo il suo acclamato libro Not on Our Watch: the Mission to End Genocide in Darfur and Beyond (2007), Cheadle sta usando l’organizzazione da lui fondata con Pitt, Clooney e Damon anche per far pressione sui cinesi.
Persino il mondo sportivo americano, storicamente apolitico e orgoglioso di ciò, ha finito per buttarsi nella mischia. Joey Cheek, medaglia d’oro in pattinaggio di velocità sul ghiaccio alle Olimpiadi invernali di Torino, sta organizzando una campagna di proteste tra gli atleti che avrebbe gia ottenuto l’ok dello stesso Spielberg. «Abbiamo invitato i campioni che tra un anno saliranno sul podio per ritirare le loro medaglie a parlare di Darfur invece di ringraziare sponsor e genitori » spiega Cheek che dal sito web wherewillwebe. com spera di reclutare almeno 1.000 atleti alla sua causa.
E intanto l’America si è spaccata in due sull’editoriale di fuoco firmato da Mia Farrow sul Wall Street Journal in cui accusa Spielberg di «complicità» con quella che definisce «l’Olimpiade del genocidio».
«Come al solito i soldi sono il motore dietro a tutto», le dà ragione Tommie27 sull’autorevole blog huffingtonpost.com. «La sua accusa è irrazionale e inspiegabile », ribatte Emerwood in difesa di Spielberg.
In un’intervista a slate.com, la Farrow rivela l’origine del suo astio nei confronti di Spielberg. «Gli avevo scritto ben due lettere, chiedendogli consiglio su come meglio utilizzare il drammatico reportage fotografico da me realizzato durante un recente viaggio a Darfur». Al regista la Farrow aveva inviato centinaia di foto inedite, da lei scattate e corredate dalle sue annotazioni personali «sull’enormità individuale e collettiva della tragedia ».
«Nonostante quei volti parlassero da soli, lui non si è mai degnato di rispondermi». Più tardi, quando apprese che Spielberg era stato nominato direttore artistico dei giochi, la Farrow tornò all’attacco con una seconda lettera. Spielberg snobbò pure questa, un errore di cui si è certamente pentito.
Come dimostra l’appello da lui inviato al premier cinese Hu Jintao, all’indomani dell’editoriale sul Wall Street Journal ripreso dai giornali di tutto il mondo.
Alessandra Farkas
Il regista è stato invitato a fare il direttore artistico delle Olimpiadi
Siamo in contatto con tutte le organizzazioni umanitarie IL DILEMMA
Il regista americano Steven Spielberg (nella foto) è stato invitato dalle autorità cinesi a lavorare come direttore artistico alle Olimpiadi del 2008.
Ma sta considerando la possibilità di interrompere la collaborazione con Pechino per la repressione interna e l’appoggio al Sudan