Vanni Cornero, La Stampa 8/8/2007, 8 agosto 2007
L’accordo industriale con i cinesi c’è (vedi scheda 139911 - nota di Dell’Arti), ma in Borsa la giornata della Fiat si trasforma in una giornata nera
L’accordo industriale con i cinesi c’è (vedi scheda 139911 - nota di Dell’Arti), ma in Borsa la giornata della Fiat si trasforma in una giornata nera. Stanno per scoccare le tre del pomeriggio quando il titolo del gruppo - che aveva aperto in rialzo e si era poi mantenuto in territorio positivo per tutta la mattinata - inverte bruscamente la rotta. L’azione Fiat infrange al ribasso quota 20 euro e scende rapidamente sotto i 19,8 euro. A fine seduta il calo è del 2,69% a 19,74 euro, con volumi molto forti: passano di mano 41 milioni di titoli, pari al 3,6% del capitale. Profitta del forte calo anche il Lingotto: ieri ha comprato 1,1 milioni di titoli propri per il suo programma di «buy back». I motivi del calo? Rimangono un mezzo rebus. Tra le sale operative, nella giornata d’agosto dove l’attività non è certo delle più intense, si sparge la voce che sia in corso o si prepari un «private placement», un collocamento privato, di azioni del Lingotto. E siccome operazioni simili vengono sempre fatte con un piccolo sconto sui valori di mercato c’è chi prevede che il titolo possa adeguarsi e preferisce vendere. Al calo contribuiscono anche i programmi di vendita automatizzati, i cosiddetti «stop loss», che si muovono quando il titolo cala sotto i 20 euro. In tutta la ricostruzione manca solo un non indifferente dettaglio: chi sta vendendo davvero i titoli Fiat? Anche qui le voci non mancano. Si cita l’Unicredit, fra le banche del convertendo quella che ancora mantiene il 5,1% del gruppo industriale, ma da piazza Cordusio si smentisce quasi subito la vendita dei titoli. Sarà allora Capitalia, che ha poco meno dell’1% di Fiat? Acqua anche in questo caso: fonti finanziarie vicine alla banca precisano che non è a Roma che bisogna guardare. Il tam tam di piazza Affari continua e spunta il nome di Goldman Sachs. Ma anche la grande banca d’affari Usa si sfila dalla lista degli indiziati, precisando che - contrariamente a quel che si dice sul mercato - non ha in corso alcuna trattativa per vendere Global Alpha, il fondo che ha quote sia nella Continental sia proprio nella Fiat. Il sospetto per il ribasso improvviso resta allora sugli hedge fund o su qualcuno che ha tentato, con qualche successo, una manovra ribassista sul titolo. Movimenti, in ogni caso, favoriti dall’estate: «Siamo in agosto - dice all’Ansa un operatore - e basta poco per muovere un titolo, è sufficiente che un fondo decida di vendere ed ecco che il titolo incomincia a perdere quota». E c’è anche chi, come un responsabile di sala operativa, ricorda che «Fiat continua ad essere un titolo interessante, da 5 euro è balzato a 22 e se oggi qualcuno vende a 20 è fisiologico». A profittare in qualche modo del calo di Borsa è la stessa casa colpita dal ribasso. Ieri, infatti, la Fiat ha comprato 1,11 milioni di azioni - pagandole 19,7 euro ciascuna - nel quadro del programma di riacquisto di azioni proprie per un massimo di 1,4 miliardi di euro varato lo scorso aprile. Con i circa 22 milioni di euro di controvalore acquistati ieri il Lingotto è già arrivato a ricomprare 377,8 milioni di euro in titoli Fiat. /