(Mario Pappagallo, corriere della Sera 8/8/2007), 8 agosto 2007
Wasabi. Pubblicato online dalla rivista americana ”Proceedings of the national academy of sciences” (Pnas) il lavoro di un gruppo di ricercatori della Facoltà di medicina dell’università di Firenze, mirato a sviluppare farmaci antidolororifici studiando le reazioni dell’organismo all’assunzione di ortaggi e spezie, come peperoncino, aglio, rafano e zenzero, tuttora usate da popolazioni povere per resistere a condizioni climatiche e di lavoro estreme
Wasabi. Pubblicato online dalla rivista americana ”Proceedings of the national academy of sciences” (Pnas) il lavoro di un gruppo di ricercatori della Facoltà di medicina dell’università di Firenze, mirato a sviluppare farmaci antidolororifici studiando le reazioni dell’organismo all’assunzione di ortaggi e spezie, come peperoncino, aglio, rafano e zenzero, tuttora usate da popolazioni povere per resistere a condizioni climatiche e di lavoro estreme. In particolare la capsaicina, presente nel peperoncino, e il wasabi, la radice del rafano con cui si prepara l’intingolo che accompagna il sushi, attivano rispettivamente i recettori Trpv1 e Trpa1, che a loro volta mettono in allarme il cervello sulla necessità di mettere in azione la difesa immunitaria attraverso molecole antinfiammatorie e endorfine, e pasto dopo pasto la soglia di resistenza al dolore si alza. Il recettore della capsaicina è noto da anni e, negli Stati Uniti, farmaci derivati dalla molecola del peperoncino sono già in fase III di sperimentazione clinica sull’uomo per il dolore neuropatico e l’herpes da "fuoco di Sant’Antonio". Agirebbe anche su dolori senza causa derivati da "memorie " registrate a livello nervoso. Come la sindrome dell’arto fantasma negli amputati: il piede fa male, ma il piede non c’è più. Più recente la scoperta del recettore wasabi, che si attiva anche in caso di stress ossidativo (per esempio a causa dei radicali liberi attivati dal sole sulla pelle), o a causa di inquinanti come il fumo passivo o lo smog cittadino (bruciore agli occhi, alla gola, tosse irritativa). Ora lo studio fiorentino ha individuato una via di attivazione delle sensazioni dolorifiche indipendente da quella attivata dalle prostaglandine (infiammazione), notoriamente bloccata dall’aspirina o dai Fans. I ricercatori hanno scoperto che una molecola, il 4-idrossinonenale, prodotta dall’organismo in situazioni estreme (lesioni, infiammazioni e comunque stress ossidativo da radicali liberi), costituisce un potente stimolo per provocare dolore attraverso i recettori Trpa1 (i wasabi appunto) sulla superficie dei neuroni. Pierangelo Geppetti, direttore del Centro per le Cefalee primarie dell’università fiorentina, che ha coordinato lo studio insieme a un team di ricerca dell’università della California (San Francisco): "Ora miriamo a sviluppare farmaci innovativi, con effetti avversi minimi o nulli, capaci di lenire il dolore acuto e cronico per mezzo del blocco dell’azione del 4-idrossinonenale sul recettore Trpa1. Una nuova classe di medicine efficaci contro quei tipi di dolore (neuropatico, oncologico, emicrania e molti da causa infiammatoria) che non possono essere trattati dagli attuali analgesici".