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 2007  agosto 08 Mercoledì calendario

Francesco Rutelli sta giocando la partita più difficile nel duro scontro delle primarie per eleggere il segretario del Pd

Francesco Rutelli sta giocando la partita più difficile nel duro scontro delle primarie per eleggere il segretario del Pd. Non si è candidato alla leadership, ha preferito sostenere Veltroni e ora ha poco spazio di manovra in quella ripartizione dei segretari regionali (12 ai Ds e 8 alla Margherita) che Rosy Bindi denuncia ogni giorno con accuse spigolose agli apparati di partito. Una ripartizione, sostiene il ministro della Famiglia, che parte da Roma e a cascata arriva fino all’ultima provincia dove scaldano i muscoli i candidati che formeranno l’Assemblea costituente. E anche nella composizione di queste liste locali, Rutelli è in svantaggio, in sofferenza. Di fronte alla tenaglia Ds-Popolari di Marini, Franceschini e Fioroni, cresce l’ira del vicepremier. Il quale vede nella diaspora della Margherita e nella tenuta unitaria della Quercia un rischio altissimo: quello di un Partito Democratico che nasce come se fosse una sorta di «Cosa 3» con l’aggiunta delle varie correnti provenienti, in ordine sparso, dai Dl. La prova, spiegano nel giro stretto di Rutelli, è che a Bersani è stato impedito di candidarsi contro Veltroni e la stessa cosa cosa sta succedendo in giro per l’Italia. In Lombardia, ad esempio, c’era l’ipotesi che Paolo Corsini potesse scendere in lizza contro il suo compagno di partito Maurizio Martina, sponsorizzato dal Botteghino. Niente da fare, spiegano i rutelliani: anche in questo caso Corsini ha dovuto ritirarsi. Stanno cercando pure di replicare in Lombardia il ticket secondo la logica romana uno a me uno a te: in questo caso Martina con Patrizia Toia, la quale però non sembra voler stare al gioco. Insomma, la Quercia smina tutto ciò che porta a dividerli mentre la Margherita, per certi versi in modo positivo, si sta facendo attraversare dal rimescolamento delle carte. Il risultato, osservano irritati gli uomini di Rutelli, è «una fotografia molto preoccupante»: «Siamo alle solite. Nasce un partito nuovo, ma si fa fatica a mettere in discussione il monolite identitario dell’ex Pci». I rutelliani sono rimasti colpiti anche dal reportage della Stampa nel collegio della Bindi: nelle sezioni Ds i militanti in sostanza dicono «la Bindi piace tanto, ma scusate non possiamo non votare Veltroni, ordine di partito». Ecco, è il ragionamento che fa in questi giorni Rutelli, l’idea di costruire un’identità plurale è passata nella Margherita, ma fatica molto nei Ds. Detto questo, dalle parti del ministro della Cultura ci tengono a far sapere che Rutelli non intende partecipare al «gallinaio» che è diventato lo scontro per le primarie. «Gareggiate nello stimarvi a vicenda» è la frase tratta dalla lettera di San Paolo ai Romani, che Letta ha affisso sulla porta del suo comitato per le primarie. Le cose non sembrano andare in questa direzione e il timore che la Quercia possa fare l’asse pigliatutto è forte tra chi rischia di rimanere fuori dagli accordi delle segreterie. Ma questo timore di Rutelli, i supporter di Veltroni rispondono a brutto muso. Soprattutto i Popolari di Fioroni e Franceschini: la verità, dicono, è che Rutelli è debole, ha paura di non essere tutelato nella formazione delle liste e nella scelta di alcuni segretari regionali. E allora minaccia di fare le sue liste, lancia il centrosinistra di nuovo conio, fa l’occhiolino a Casini. E va dicendo in giro che i Ds non sono affidabile: così si mette sul crinale e spera di avere la sua parte. E poi, aggiungono i diessini di Goffredo Bettini, la Margherita era già bella che divisa, «perché se la prende con noi?». Bisognerà vedere come andrà a finire. Ad esempio in Piemonte dove Rutelli sostiene alla segretaria regionale la candidatura di Susta. In Sicilia dove circola la voce che i rutelliani vogliano mettere in campo Ferdinando Latteri, ex rettore di Catania che venne sconfitto da Rita Borsellino alle primarie per la presidenza siciliana. A Marini e Franceschini, Latteri non piace più e potrebbero contrapporre Enzo Bianco, ma i Ds hanno in pista il segretario regionale Nino Russo. Nel Lazio, Rutelli un pensiero lo aveva fatto per il suo Mario Di Carlo, segretario della Margherita, ma la Quercia lo ha subito stoppato con Zingaretti. Buone speranze invece il vicepremier ce l’ha in Veneto con Bottacin, sempre che Franco Marini non si impunti e imponga Giarretta.