Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
C’è questo fatto singolare: benché non sia accaduto niente di particolare, le borse hanno recuperato, tra lunedì e ieri, una decina di punti, con exploit dei bancari e discesa rapida del differenziale Btp-Bund a 361 punti base.
• Come mai?
Intanto c’è l’indiscrezione che la Bce, entro la
fine di novembre, taglierà il tasso si sconto portandolo all’1%. Il rimbalzo di
piazza Affari è in ogni caso strano perché il default greco viene dato per sicuro,
nonostante le assicurazioni del premier Papandreou e del ministro delle Finanze
Venizelos. I tre rappresentanti di Bce, Ue e Fmi, che devono dare il benestare
alla sesta tranche di prestito da 8 miliardi, hanno rinviato la loro decisione
ed è quindi evidente che questi soldi nelle casse greche il 3 ottobre (lunedì
prossimo) non ci saranno. Atene promette tagli molto forti. Venizelos s’è
impegnato a ridurre del 20% le pensioni superiori ai 1.200 euro, a mettere in aspettativa
coatta 30 mila dipendenti pubblici entro fine anno col 60% dello stipendio per
12 mesi (e alla fine licenziamento quasi certo), a tagliare l’assegno
previdenziale per chi è andato in pensione anticipata, ad allungare fino al
2014 la patrimoniale sulla casa, a ridurre da 8 a 5.000 euro la fascia esente
dalle tasse. Nel suo incontro con la Merkel Papandreou ieri ha a sua volta
promesso di decidere entro la settimana i criteri per vendere l’aeroporto di
Atene, le lotterie Opap e quelle televisive, privatizzazioni che dovrebbero
fruttare i primi 5 miliardi dei 50 che vanno raccolti entro il 2015. Anna
Diamantopoulos, ministro della Pubblica Istruzione, ha annunciato un taglio del
25% nel suo bilancio, cioè di fatto la chiusura di duemila scuole da un giorno
all’altro. Eccetera. Potrei andare avanti per un pezzo.
• Forse il fatto che il fallimento della Grecia
sia ormai un dato acquisito è più tranquillizzante dell’incertezza che ha
regnato fino alla settimana scorsa.
Sì, i mercati non amano l’incertezza, questo è vero.
Ma probabilmente l’improvvisa euforia di inizio settimana è dovuta al fatto che
si è vista una strategia: si farà fallire la Grecia, lasciandola nell’euro ma
dimezzandole il debito. Nello stesso tempo però si interverrà in aiuto delle
banche, in modo che le perdite sui titoli di Atene non le mandino all’aria.
Solo Parigi è esposta su Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia per 500
miliardi. Il problema è che il percorso greco potrebbe mettere in tentazione
gli altri piigs, e infatti Nouriel Roubini mette nel conto la possibilità che
Italia e Spagna saltino entro 90 giorni. A meno che non si rafforzi il
cosiddetto fondo salva-stati.
• Perché non si dovrebbe?
Come lei sa, i tedeschi non vogliono. Il loro
parlamento (Bundestag) voterà domani su questo fondo, e si prevede una risposta
positiva. Da qualche giorno la Merkel dice di continuo che l’Europa va salvata,
che l’euro è solido (ieri si è rafforzato), che i tedeschi sono pronti ad
aiutare Atene, eccetera…
• Ho letto che in Grecia sta sorgendo un
movimento anti-tedesco, secondo il quale la Germania, dopo aver fallito per due
volte l’occupazione europea con le armi, sta realizzando con successo la terza
occupazione grazie ai cannoni della finanza.
Non lo so. È un fatto che questo fondo salva-stati,
la cui entrata in funzione è prevista per il 2013, sembra dotato di troppi
pochi soldi per aiutare davvero i paesi in crisi. 440 miliardi, mentre ce ne
vorrebbero tremila.
• Dove si prendono tremila miliardi?
Ma la Bce li stamperebbe, evidentemente, con effetti
importanti sull’inflazione. Del resto, in queste conversazioni, sosteniamo fin
dall’inizio (tre anni fa) che l’inflazione sarà alla fine la soluzione
necessaria del problema. Guardi comunque che finora sono tutte chiacchiere, e
infatti le borse, come è loro costume, anticipano gli effetti di una soluzione
che non è disegnata in fondo neanche nelle sue grandi linee. Si pronuncia
questo numero – tremila miliardi – si sostiene che nelle segrete stanze dei
potenti europei se ne parla, ma dove si prenderebbero i tremila miliardi, quale
organismo li gestirebbe, come sarebbero fatti i titoli da emettere e chi
avrebbe diritto a farvi ricorso, tutte questioncelle di peso formidabile, non
solo non è stabilito, ma, a quanto capisco, non se ne ha la minima idea. I
tedeschi poi sono contrari a portare la dote del fondo salva-stati (si chiama
in sigla Efsf) da 440 a 3.000 miliardi. Sa che un’altra delle cause segrete del
rimbalzo potrebbe essere il convincimento dei mercati che Berlusconi è
politicamente alla fine? Sempre secondo Roubini, la caduta del Cavaliere
provocherebbe una riduzione dello spread tra Btp e Bund di 50-100 punti in modo
permanente. Per qualche ragione, i mercati queste cose le sanno prima e, com’è
loro costume, passano all’incasso col massimo anticipo possibile
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 28 settembre 2011]
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