Valerio Cammarano, il Secolo XIX 28/9/2011, 28 settembre 2011
Il supermarket del popolo sfida la crisi - Con 25 sterline chiunque può diventare socio e, se vuole, può lavorare Londra
Il supermarket del popolo sfida la crisi - Con 25 sterline chiunque può diventare socio e, se vuole, può lavorare Londra. Parte da Londra, con la benedizione del Primo Ministro David Cameron, la sfida mondiale al commercio all’ingrosso. Quando quindici mesi fa il 40enne Arthur Potts Dawson - già chef presso il ristorante “Fifteen” e imparentato per via di moglie con il Rolling Stone Mick Jagger - ha fondato il “People’s Supermarket” nel centrale quartiere di Holborn, molti pensavano che il suo fosse un azzardo. Come può una cooperativa basata sul volontariato, si chiedevano in tanti, competere con i giganti della grande distribuzione? Ebbene, si può. In poco più di un anno, la creatura di Potts Dawson ha fatto profitti per oltre un milione e mezzo di sterline e ha ricevuto l’adesione di quasi 1200 soci. Un successo talmente evidente che ora si sta lavorando per aprire un nuovo centro a Hackney, nell’East London, per la prossima Pasqua. E presto in giro per il mondo potrebbero nascere altri supermercati del popolo. Investitori si sono già fatti vivi da vari paesi europei, dall’Argentina, dal Giappone e dalla Thailandia. Mentre a Bristol, Brighton, Glasgow e Cardiff varie comunità locali hanno già avanzato la propria candidatura per essere i prossimi nella lista. Ma cos’ha di tanto speciale e di tanto rivoluzionario il “People’s Supermarket”? Lo ha spiegato lo stesso Potts Dawson al momento del lancio: «È una cooperativa posseduta dalla gente, a favore della gente». Tradotto in pratica questo slogan significa che, pagando 25 sterline l’anno, si ha diritto a un’azione del supermercato e che, lavorando almeno quattro ore al mese nel negozio, si può avere uno sconto del 10 per cento su tutti i prodotti. Un’idea geniale, perché in questo modo il costo per il personale scende quasi a zero e i prezzi possono essere tenuti più bassi rispetto alla concorrenza. In più, caso unico in Gran Bretagna, i manager non incassano nessun bonus. Altra particolarità è che quasi tutti i prodotti esposti vengono da agricoltori e allevatori dei dintorni di Londra. Certo, rispetto agli inizi c’è stato qualche piccolo cedimento ai grandi marchi e ora sugli scaffali, accanto a prodotti di minuscole e sconosciute fattorie, è possibile trovare anche la Coca Cola. Altrimenti, come spiega Potts Dawson, si rischiava di andare falliti. La filosofia, comunque, rimane la stessa ed è chiara: «L’industria del cibo è dominata dai supermercati. Stiamo provando a dare alla gente un po’ più di controllo. A volte bisogna essere un po’ rivoluzionari. Se vai contro la grande distribuzione, puoi aspettarti di essere impallinato. Sono così forti... Sappiamo che non potremo mai competere con Tesco (catena di supermercati, ndr), ma noi siamo una risposta nuova a un’esigenza che la gente avverte». Dicevamo all’inizio che il “People’s Supermarket” ha ricevuto il plauso di Cameron al momento della sua fondazione. Il fatto che dei cittadini decidano di mettersi insieme per fare qualcosa di utile per la loro comunità, sia pure traendone un piccolo profitto personale, non può che far piacere all’alfiere della Big Society. Un progetto politico di cui Cameron parla in continuazione e che, in estrema sintesi, significa “meno Stato, più volontariato”. Il Premier britannico vorrebbe che l’esempio di Potts Dawson venisse seguito in altri ambiti – assistenza ai malati e agli anziani, biblioteche pubbliche, asili e via elencando – liberando lo Stato degli oneri burocratici e finanziari che ne derivano. Finora, però, l’unico risultato ottenuto da Cameron è stato quello di essere sbertucciato un giorno sì e l’altro pure da stampa e opposizione laburista, che lo accusano di volere semplicemente distruggere il Welfare State. Tornando a Potts Dawson, il successo non gli ha dato alla testa. Al contrario, ha lasciato la direzione della sua creatura per dedicarsi a un nuovo e ambizioso progetto: le cucine del popolo. Ambientalista convinto – quasi tutte le fattorie di cui si serve il “People’s Supermarket” fanno ricorso a fonti di energia alternative - l’ex chef ritiene che una delle colpe maggiori dei grandi supermercati sia l’inutile e insensata produzione di enormi quantità di rifiuti. Perciò sta cercando finanziatori per aprire in giro per il paese dei centri dove i cibi in scadenza possano essere trasformati in piatti da consumare in giornata. Anche questa potrebbe essere un’idea geniale. Ma lo sapremo solo tra qualche tempo.