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 2011  settembre 28 Mercoledì calendario

L’Ente indiano di garanzia per le telecomunicazioni h messo un tetto agli Sms. Gli operatori di telefonia mobile dovranno permettere che a una sim siano inviati massimo 100 sms al giorno

L’Ente indiano di garanzia per le telecomunicazioni h messo un tetto agli Sms. Gli operatori di telefonia mobile dovranno permettere che a una sim siano inviati massimo 100 sms al giorno. La misura è stata presa per arginare il fenomeno delle vendite promozionali che arrivano a migliaia, ma c’è anche il timore del terrorismo. Non rispettare il divieto può costare un multa da 250mila rupie, circa 3.756 euro. Il cellulare suona una volta ogni ora: dall’altra parte c’è una voce registrata che, in hindi, parla in modo concitato. Bisogna stare attenti a chiudere la chiamata al momento giusto e a non schiacciare tasti per evitare di abbonarsi a qualche serie di messaggi che hanno ovviamente un costo. Niente a che vedere con le chiamate pur fastidiose che vengono ricevute in Italia, molto più rare. Per gli indiani il telemarketing è un incubo, ma ora potrebbe diventare solo un ricordo. Le decine di sms e chiamate promozionali che ricevono ogni giorno sono state tagliate dal Trai, l’ente di garanzia per le telecomunicazioni. Gli operatori di telefonia mobile dovranno permettere che a una sim siano inviati un massimo di cento messaggi al giorno. Prima ogni azienda arrivava a un invio quotidiano massiccio, anche di 100 mila messaggi. Esenti da queste regole i giorni festivi, quando sono concessi messaggi illimitati, e alcune aziende come i social network i cui utenti abbiano indicato di voler ricevere notizie via sms, le biglietterie elettroniche, molto diffuse in India tra chi prende il treno, e le agenzie che forniscono numeri telefonici. I numeri usati per scopi commerciali hanno già numeri diversi, riconoscibili dal prefisso “70” e hanno il divieto di telefonare dalle 21 alle 9. Nonostante questo, la maggior parte degli operatori finora non ha rispettato le regole, chiamando anche a notte fonda. Forse l’attenzione maggiore del Trai porterà anche a un giro di vite su chi viola le regole. Dal 2007 inoltre esiste la “Do not call list”, un elenco i cui iscritti proibiscono alle compagnie di contattarli: 135 milioni di persone hanno scelto di mandare un sms per registrarsi. Non rispettare questo divieto può portare le aziende a una multa da 250 mila rupie, circa 3.756 euro. C’è anche una seconda possibilità, chiedere di essere bloccato solo parzialmente e dare il permesso ad aziende di alcune categorie a scelta, come comunicazione, turismo, istruzione o salute, di inviare messaggi. La decisione del Trai ha suscitato le proteste delle aziende più piccole, come negozi a conduzione famigliare o ristoranti locali: «Questo provvedimento è anticostituzionale e parziale, favorisce alcuni rispetto ad altri e non permette la competizione» ha detto Yusuf Motiwala di Tring Solutions. Si è lamentata anche la lobby degli operatori di cellulari, il Coai, secondo cui questa decisione può portare a situazioni di pericolo per chi abbia finito il numero di sms giornalieri e possa aver bisogno di comunicare in un’emergenza. Il limite di cento sms è però rimasto. Nella nazione da 1,2 miliardi di persone sono quasi 852 milioni gli utenti di cellulare, anche nelle fasce più povere che evitano qualsiasi altro lusso e fanno magari fatica a comprare da mangiare. L’India ha fatto dei call center la sua forza: il settore dei servizi continua a essere il traino dell’economia ancora in crescita e gli uffici sono talmente ben organizzati da essere utilizzati anche da multinazionali con sede all’estero. Non è raro che dagli Stati Uniti chi chiama per farsi leggere una radiografia o per chiedere informazioni su una bolletta si colleghi con l’altra parte del mondo, dove risponde un indiano che parla come un vero yankee. Nelle città più grandi come Mumbai, Nuova Delhi e le capitali dei servizi Hyderabad e Bangalore si tengono corsi di dizione per perdere l’ accento del Subcontinente e potersi fingere americano, con specializzazioni nelle parlate di diversi Stati. Un altro primato dell’India è proprio quello dello spamming: secondo l’analisi di Panda Labs, un’agenzia di sicurezza, il Subcontinente è al secondo posto nel mondo per l’invio di e-mail e messaggi non desiderati, seconda solo al Brasile. Tra le città, Nuova Delhi si piazza al terzo posto dopo Seoul e Hanoi. Una tale specializzazione nello spamming ha portato a trovare subito modi di aggirare le regole: si possono mandare messaggi anche in blocchi, gratuitamente e senza limiti, da alcuni siti Internet che inseriscono pubblicità in fondo al testo. La scelta di limitare il numero di comunicazioni potrebbe essere dovuta non solo allo scopo dichiarato di rispettare la privacy degli utenti della telefonia mobile, ma anche a un controllo più stretto da parte delle autorità per la minaccia del terrorismo. I vari agenti delle cellule come la pakistana Lashkar-e-Taiba, che ha rivendicato gli attentati a Mumbai e a Nuova Delhi, comunicano infatti sempre più spesso tramite messaggi.