DANIELE BANFI, La Stampa 28/9/2011, 28 settembre 2011
“Il vaccino è nello yogurt” - Tutti erano contro di me, ma io sapevo di avere ragione». E’ la frase che meglio descrive il personaggio che abbiamo di fronte
“Il vaccino è nello yogurt” - Tutti erano contro di me, ma io sapevo di avere ragione». E’ la frase che meglio descrive il personaggio che abbiamo di fronte. Stiamo parlando di Barry Marshall, vincitore del Premio Nobel per la Medicina nel 2005, insieme con J. Robin Warren, per la scoperta dell’Helicobacter come causa di ulcere e tumori. A meno di 10 anni dal riconoscimento il medico australiano ne ha fatta di strada e non sembra minimamente intenzionato a fermarsi. «La vittoria del Nobel - spiega - avrebbe potuto rappresentare il punto d’arrivo di un’intera carriera. Per me non è stato assolutamente così. Anzi, fu proprio il premio a segnare l’inizio di una nuova sfida». Da quel giorno, infatti, è iniziata la lunga strada finalizzata a sviluppare un metodo rivoluzionario: vaccinare attraverso microrganismi da inserire negli alimenti. E gli ultimi studi presentati la scorsa estate al «World Vaccine Congress Asia 2011» sembrano andare nella direzione giusta. «L’obiettivo - dice - è riuscire a creare dei vaccini utilizzando come vettore i microrganismi addizionati agli alimenti. Una modalità che potrebbe rivoluzionare le campagne di prevenzione, perché si potrebbero raggiungere molte più persone di quanto accade ora. L’ideale - sottolinea Marshall - sarebbe con lo yogurt. Una semplice cucchiaiata potrebbe bastare per difendersi dall’influenza o dall’epatite B. Sono fermamente convinto - continua - che la scoperta che ha rivoluzionato il mondo della medicina sia stata la comprensione che molte malattie abbiano origine da virus e microrganismi. Questi però potrebbero anche essere sfruttati a nostro vantaggio». Nel suo caso - dice - «la tecnolgia che utilizziamo consiste nell’assemblaggio di un vaccino coniugato a un microrganismo come l’Helicobacter pylori da inserire proprio nel cibo». Ovviamente, visto che si tratta di un microrganismo patogeno, il primo passo del progetto di Marshall è stato quello di ingegnerizzare e selezionare dei ceppi innocui per la popolazione. Ma perchè su tutti i microrganismi esistenti proprio l’Helicobacter? La risposta è semplice ed è collegata ad alcune singolari caratteristiche del batterio. Questo microrganismo, infatti, può rimanere nello stomaco per mesi e resistere a condizioni di pH acido estremo. Il perchè questo avvenga non è ancora del tutto noto. Ma le due peculiarità, che il microrganismo sfrutta per vivere a scapito della salute dell’uomo, possono essere sfruttate con successo con l’Helicobacter ingegnerizzato. «Questo - continua Marshall - funge da navetta in grado di resistere a condizioni estreme e, allo stesso tempo, sarebbe in grado di fornire in continuazione al sistema immunitario gli antigeni necessari a creare l’immunizzazione». Nello studio presentato al meeting asiatico Marshall ha mostrato i risultati della prima fase di sperimentazione. L’obiettivo dell’indagine è stato selezionare quei gruppi di microrganismi ingegnerizzati privi di effetti collaterali per l’uomo. Ai test hanno partecipato 30 persone, divise in 6 gruppi, alle quali è stata somministrata, attraverso una tazza di brodo, una dose di Helicobacter pylori. Dai risultati preliminari è emerso che i ceppi inoculati non hanno avuto effetti negativi sullo stomaco. Anzi, hanno continuato a stimolare la risposta immunitaria. «Un risultato importante spiega Marshall - che induce a pensare che potremmo ingegnerizzare i ceppi in base alle nostre necessità. Ad esempio potremmo sfruttare alcuni ceppi capaci di rimanere per brevi periodi nello stomaco al fine di vaccinarci contro l’influenza, mentre microrganismi più resistenti potrebbero essere utilizzati per vaccini la cui copertura deve essere molto più lunga». Constatato che i ceppi inoculati non hanno effetti collaterali per l’uomo, ora partirà la seconda fase di sperimentazione, in cui al microrganismo verrà coniugata la porzione utile alla vaccinazione. Il tutto verrà testato nuovamente sull’uomo attraverso il consumo di uno yogurt. Una modalità alla quale il Nobel sembra affezionato. Prima del premio, infatti, l’idea che l’Helicobacter potesse generare ulcere, gastriti e tumori allo stomaco fu presa poco sul serio dall’intera comunità scientifica, perché considerava l’ambiente dello stomaco troppo acido. Un ambiente quindi inadatto alla crescita dei microrganismi. Fu solo bevendo il liquido di una piastra contenente lo stesso Helicobacter pylori, che di conseguenza lo fece ammalare di gastrite, che la comunità scientifica si dovette ricredere. Una storia incredibile, quasi di medicina d’altri tempi, che si potrà ascoltare direttamente dalla voce dello scienziato, il 1˚ ottobre, al festival «Bergamo Scienza 2011». Un gesto estremo, che rivoluzionò il mondo della medicina e in particolare quello della gastroeneterologia.