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 2011  settembre 28 Mercoledì calendario

Jaeger Andrea

• Chicago (Stati Uniti) 4 giugno 1965. Suora. Ex tennista. Fu finalista al Master nel 1981, al Roland Garros nel 1982, a Wimbledon nel 1983, sempre battuta da Martina Navratilova • «C’era un segreto dietro quella scelta di fede così drastica e rigorosa, c’era un passato talmente pieno di colpe che solo abbracciare l’ordine delle suore domenicane, diventando sorella Andrea Jaeger, avrebbe potuto espiarle e accendere una fiammella di luce in quel buio pesto. Quasi trent’anni dopo l’esplosivo debutto nel mondo del tennis — più giovane testa di serie a Wimbledon nell’80 a 15 anni e 19 giorni (un record che sarebbe stato battuto da Jennifer Capriati) —, suor Andrea si è sentita pronta a condividere [...] la sua storia di maltrattamenti e tentazioni, le mani pesanti di un padre-padrone nato in Germania e sopravvissuto con il pugilato nei sobborghi di Chicago, le offerte di steroidi e cocaina dietro le quinte dei tornei dello Slam, la vetrina patinata che lei stessa, con quella precocità talentuosa e disperata che sapeva tanto di fuga, ha contribuito a incrinare. No, non è stata tutta lustrini e dollari (1,4 milioni in soli premi in sei anni di professionismo), grandi alberghi e vittime illustri (Wade, Evert, King, Austin, Mandlikova, Shriver, i mostri sacri degli anni Ottanta), la carriera della prima bambina prodigio dell’era moderna, la mocciosa con l’apparecchio per i denti e i codini che costrinse il tennis, e se stessa, a crescere in avanzamento veloce, la sorella bionda che [...] 42enne, ordinata suora nel 2006, racconta al Mail on Sunday dalla sua casa in Colorado una storia che vale una confessione e che, forse, contribuirà ad alleggerire un po’ il peso che si è portata in giro per i court. “Papà era stato tirato su in Germania a colpi di cinghia. E non conosceva altri mezzi per istruirmi. Mi picchiava, e solo oggi capisco perché”. Dopo una sconfitta: “Persi agli Us Open (dove fu la più giovane semifinalista, ndr), non mi permise di fare la doccia, caricò tutto in macchina e guidò mille miglia verso casa ricoprendomi di ingiurie”. Prima di una finale: “Wimbledon 1983. Scontento dell’allenamento in vista del match con la Navratilova, si infuriò e mi chiuse fuori di casa”. Andrea chiese a Martina di intercedere per ammorbidirlo, ma il giorno dopo era così emotivamente drenata da arrendersi in due set, 6-0 6-3 in meno di un’ora, senza lottare: “Non ci provai nemmeno”. “La gente non ha mai capito molto di me...” racconta Andrea che visse due volte, e per la quale la terza esistenza, quella apparentemente pacificata e altruista di oggi, non sarà mai dolce abbastanza. Era giovanissima, inesperta, esposta a ogni spiffero. “Mi hanno offerto cocaina? Sì. Sono stata avvicinata da coach senza scrupoli che sostenevano che gli steroidi mi avrebbero aiutata a fare meno fatica? Sì. Un paio di quelle brutte persone [...] si sono scusate”. Scuse postume, perché la campionessa di tennis, l’ex numero 2 del mondo con 12 titoli e molti scalpi illustri appesi alla cintura, ci ha lasciati nell’85. Un grave infortunio alla spalla. Ma, soprattutto, una profonda ferita nell’anima. “Mio padre non ha mai saputo le difficoltà che ho dovuto attraversare fuori dal campo. Credevano che io fossi una bambina prodigio e in realtà una ragazzina che soffriva moltissimo. Sono una sopravvissuta”. [...]» (Gaia Piccardi, “Corriere della Sera” 21/4/2008) • Vedi anche Gianni Clerici, “la Repubblica” 12/4/2008; Stefano Semeraro, “La Stampa” 9/7/2008.