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 2011  settembre 28 Mercoledì calendario

Tutti a lezione di coraggio - Il coraggio, uno non se lo può dare». Povero don Abbondio, così pavido e così attuale, nell’Italia sfiduciata di oggi

Tutti a lezione di coraggio - Il coraggio, uno non se lo può dare». Povero don Abbondio, così pavido e così attuale, nell’Italia sfiduciata di oggi. Eppure, non tutti sono d’accordo con Manzoni. C’è ancora chi, nonostante il buio che sembra avvolgere il futuro, è in grado di inseguire i propri sogni, di affrontare le sfide collettive e individuali del mondo di oggi, di tenere accese le stelle, combattendo lo sconforto diffuso e la rassegnazione che imbriglia anche i più giovani. Uomini non per forza famosi, come il romeno Cosman Sandel, arrivato in Italia nel 1992 da turista, diventato in pochi mesi operaio edile e poi impresario, fondando una società di costruzioni che oggi fattura più di 3 milioni di euro e ha cantieri aperti in tutta la Penisola. Oppure come Simone Perotti, ex top manager che ha fatto il percorso inverso e oggi per campare scrive romanzi e articoli, lava barche, fa lo skipper e vende le sue sculture. Due esempi in mezzo a mille storie di medici tenaci, scienziati vulcanici, artisti talentuosi e imprenditori di successo che riescono a far crescere il fatturato, mentre intorno quasi tutto è in crisi. La «Fondazione E. di Mirafiore», con la sua sede tra le colline di Langa in mezzo ai vigneti della tenuta Fontanafredda, ha deciso di raccogliere alcune di queste storie esemplari, organizzando sette «lezioni di coraggio» riservate ai giovani e a chiunque non ha ancora smesso di credere nel futuro. «In questo momento essere ottimisti è deleterio e anche un po’ stupido», dice Oscar Farinetti, amministratore delegato di Fontanafredda e presidente di Eataly. Un «outing» non da poco per un imprenditore che ha costruito buona parte della sua fortuna con il messaggio «Benvenuti nell’era dell’ottimismo». «Ma i tempi sono drammaticamente cambiati. Oggi si deve essere consapevoli del fatto che viviamo una crisi profonda, dove i giovani non trovano più lavoro e perdono la loro dignità». Ma se questo è lo scenario, la via d’uscita non è certo la rassegnazione. «Abbiamo individuatoil coraggio come valore supremo da trasmettere alle nuove leve che stanno per affacciarsi sul mercato del lavoro». Il messaggio è semplice: «Se non trovi un imprenditore che ti dia lavoro, diventa tu stesso imprenditore». A dispensare iniezioni di coraggio saranno tre grandi industriali come Sandro Veronesi (Calzedonia e Intimissimi), Mariano Costamagna (BRC Gas Equipment) e Nerio Alessandri (Technogym), due ex manager che hanno deciso di tornare al sociale (Luciana Delle Donne) e alla natura (Simone Perotti), un contadino che «ce l’ha fatta» grazie all’olio (Franco Boeri) e tre extracomunitari diventati imprenditori italiani (Genti Qafzezi, Cosman Sandel, Lulesh Tazani). Il racconto delle loro esperienze sarà preceduto da una lezione teorica tenuta dallo stesso Farinetti o da docenti come Daniele Fornari, Piercarlo Grimaldi e Roberto Ravazzoni. Il primo appuntamento è per venerdì alle 18,30, quando in cattedra a Serralunga d’Alba salirà Veronesi, fondatore di Calzedonia. Coraggio, ragazzi, c’è posto. Se volete, potete seguire le lezioni da casa, in streaming attraverso il sito www.fondazionemirafiore.it. *** L’imprenditore “Sfidare è anche divertirsi” [R. FIO.] l coraggio non è una cosa razionale e per fare l’imprenditore oggi in Italia ci vuole veramente coraggio. Ma ne vale la pena». Così dice Sandro Veronesi, fondatore di Calzedonia nel 1987 e di Intimissimi nel 1996, due brand che hanno rivoluzionato il modo di produrre e vendere calze e biancheria intima. Il suo gruppo - di cui fanno parte anche i marchi Tezenis e Falconeri - viaggia a gonfie vele: il fatturato consolidato ha registrato un incremento del 12%, passando da 1 miliardo e 6 milioni di euro del 2009 a oltre 1 miliardo e 128 milioni di euro nel 2010, con 2750 punti vendita in 23 Paesi. Sarà Veronesi a inaugurare le «Lezioni di coraggio» della Fondazione Mirafiore, venerdì alle 18,30. «Ho scelto un titolo semplice e diretto: “Abbiamo due grandi risorse: il tempo e l’energia”. Sono convinto che solo i giovani imprenditori possono salvare l’Italia dal declino, ma se non sprecano queste risorse e si lasciano guidare da quella voglia di affermarsi che non può essere sopita». Un’energia che va oltre il semplice ragionamento: «Per fare l’imprenditore ci vuole un misto di ignoranza e incoscienza. Il professore è un altro mestiere. Ho iniziato quando mi sono stancato di appoggiare la bicicletta al muro che volevano gli altri». Un consiglio ai giovani? «Andare a bottega e tradurre in pratica la teoria che hanno immagazzinato. E divertirsi: chi vive nell’ansia delle decisioni e delle responsabilità non va lontano». Ma Veronesi è ottimista o pessimista? «Viviamo un momento di trasformazione. Ma le nuove idee e i nuovi mercati non mancano mai». *** La manager “A volte ci vuole incoscienza” [R. FIO] Avolte mi chiedo anch’io dove trovo il coraggio e la forza di realizzare sogni ambiziosi e di lanciare sfide in contesti inaccessibili. Mi rispondo toccandomi la testa e battendo due pugni sul cuore, perché è tutta questione di volontà e di passione». La leccese Luciana Delle Donne è una «tipa tosta». Sarà alla Tenuta Fontanafredda il 15 ottobre per raccontare come da top manager nel campo dell’innovazione tecnologica e, dopo aver realizzato il primo modello di banca multicanale virtuale in Italia, ha scelto di occuparsi di innovazione sociale. E ha creato il progetto «Made in Carcere», facendo confezionare dalle recluse accessori quotidiani con tessuti e materiale di recupero. «Due ambiti differenti - dice - eppure sempre mettendo al centro l’essere umano. Nel primo caso i clienti e gli impiegati, nel secondo le persone povere e disagiate. Entrambe le iniziative generano benessere diffuso, ma negli anni delle bolle speculative ho sentito la necessità di prendermi più cura dei disagi dell’umanità». La sua formula? «Il coraggio non si compra al supermercato, ma si può costruire in ognuno di noi. Le mie esperienze riscuotono curiosità per l’apparente incoscienza dovuta alle scelte. Anch’io ogni tanto me lo chiedo, ma solo nei momenti di stanchezza. Perché non si deve confondere l’incoscienza con la lucidità e la capacità di essere visionario». E con la prontezza di capire quando è arrivato il momento di aprire nuove strade: «Sono alla seconda vita, ma già costruisco il sogno della terza». *** Gli immigrati “Saltavamo i muri. Ora li costruiamo” [R. FIO.] enti Qafzezi è sbarcato in Italia all’inizio degli Anni 90, con i suoi 18 anni e con la voglia di costruirsi un futuro che l’Albania gli negava. E’ passato un ventennio e ora Genti lavora come cameraman e direttore della fotografia a Torino, ma è anche diventato da poco papà. Anche Lulesh Tanazi è nato in Albania, in un paesino della provincia di Skutari. Ha raggiunto le nostre coste da clandestino nel 1994 e per quattro anni è stato un pellegrinaggio in Europa, con vari rimpatri in Albania. La regolarizzazione è arrivata solo nel 1998, grazie a un lavoro nei vigneti di Langa. Un anno dopo ha iniziato la carriera di muratore. «Prima abbiamo superato muri, poi abbiamo cominciato a costruirli», dice Lulesh, che oggi ha un’impresa edile di due dipendenti e sta fondando una società per la produzione di energia pulita. Cosman Sandel, invece, è arrivato in Italia dalla Romania come turista. «Sono stato fortunato: ho trovato lavoro come operaio edile». E in pochi anni ha fondato un’impresa di costruzioni con decine di dipendenti, altrettanti cantieri e un fatturato di tutto rispetto. Tre storie di extracomunitari diventati imprenditori italiani, che il 29 ottobre chiuderanno le «lezioni di coraggio» organizzate a Serralunga d’Alba. «Conosco la Fondazione e mi piace molto quello che fanno» dice Genti Qafzezi. «Non sono mai stato dietro a una cattedra, ma raccontare storie come le nostre aiuta a capire che le cose possono sempre cambiare. Per migliorare la vita di ognuno, così come la storia di un Paese, servono determinazione e coraggio».